Dalle origini del sionismo alla nascita delle colonie in Cisgiordania, Voi avete creato il nostro esilio ricostruisce una storia complessa in cui le categorie più utilizzate e più usurate del dibattito tornano a misurarsi con i fatti.
Sulle carte geografiche Israele e i Territori palestinesi sono separati da una linea sottile: è la cosiddetta «linea verde», il confine internazionalmente riconosciuto, ma sempre più labile, dello Stato di Israele. Al suo interno Israele si presenta – e in buona parte funziona – come una democrazia; fuori, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, si è consolidato un altro regime, basato su un'asimmetria radicale dei diritti, sul controllo militare e su una colonizzazione progressiva della terra. Israele, dunque, è uno stato coloniale? Questa domanda trova spesso risposte sbrigative: i sostenitori di Israele la liquidano come propaganda; i critici rispondono istintivamente di sì, magari ignorando le sfumature. Ma il rapporto tra sionismo e colonialismo è complesso, e ha assunto forme diverse nel corso della storia. Se nella prima metà del Novecento i profughi ebrei che arrivarono in Palestina, specie con l'immigrazione di massa degli anni Trenta, lo fecero non per scelta ma perché fuggivano dallo sterminio e nessuno voleva accoglierli, a partire dal 1967, con l'occupazione dei Territori palestinesi e la costruzione delle colonie, Israele è diventato anche una realtà coloniale in senso classico. Finché, dopo il fallimento degli accordi di Oslo, la presenza dei coloni è divenuta permanente, crescendo in modo esponenziale, la «linea verde» è evaporata e il progetto coloniale ha contaminato Israele al suo interno, insinuandosi nell'esercito, nei programmi scolastici, nella società civile

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