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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

giovedì 30 aprile 2026

Intanto gli Emirati escono dall’Opec ... Intervento di Leonardo Elia

Gli Emirati arabi Uniti , come anche le altre monarchie del golfo , messi  in crisi dalla guerra e blocco dello stretto di Hormuz.

Mancando della liquidità per l’impossibilità di esportare e per  l’insicurezza dovuta al conflitto in corso, hanno chiesto agli Stati Uniti dollari.

 In caso di risposta negativa  le transazioni per la vendita degli idrocarburi le avrebbero regolate in altre valute, cinesi in particolare e avrebbero liquidato assett, sempre in dollari , per procurarsi il denaro a loro necessario . E la Federal reserve ha subito risposto positivamente. Non poteva correre questi rischi.

Perché? La valuta di riferimento in questo settore economico è il dollaro, il petrodollaro, che ha sempre dato una quantità enorme di ricchezza a quei paesi, ricchezza  reinvestita  negli  Usa .

Se ci fosse stata la “fuga” dagli investimenti degli emiratini, beh ,per Wall Street ci sarebbe stato più di qualche problema.

Mettendo in crisi ,tutto il sistema finanziario internazionale, che regge da decenni l’egemonia americana.

Se a questo si aggiunge, la perdita di credibilità degli Usa in  questo conflitto, che hanno di fatto privilegiato  la difesa del loro alleato sionista e trascurato le monarchie del golfo, non bisogna dimenticare che sono dei giganti economici, ma dei nani militari e politici, ci si rende subito conto dell’accortezza della risposta iraniana all’aggressione, che con il blocco di Hormuz ha messo in crisi tutto un sistema economico, e  di concerto , devastando le basi americane nella regione, ha eliminato la presenza militare Usa che   le tutelava e rassicurava. Tutta l’area ha avuto una crisi da insicurezza, e  gli sceicchi , hanno ricordato a Washington la loro importanza.

E l’Europa?

L’impronta in politica internazionale di uno stato  si misura attraverso le capacità militari, la forza, la deterrenza  e ancor di più  attraverso la diplomazia,  che detta la direzione , che  è diretta emanazione della politica.

In Europa, la diplomazia , di cui siamo stati maestri fino a poco tempo fa, non esiste più,  allineati da un’Unione Europea, che  inizia a mostrare le sue  crepe, le sue contraddizioni, mossa da una logica di guerra, priva del consenso popolare ed espressione diretta delle  volontà di oltreoceano.

Mi riferisco all’alimentare la guerra in Ucraina, alle porte di casa , con l’ insensata russofobia dilagante,  privandosi, non nel nostro interesse , di quell’enorme ed essenziale per un’area manifatturiera  come è l’Europa, fonte di risorse come è la Russia. Per interesse non nostro.

L’impossibilità di svincolarci da volontà , ormai a noi estranee, che impediscono all’ Unione Europea, Germania e Italia si sono opposte, di sanzionare il regime criminale di Tel Aviv, che tra l’altro ha scatenato questa guerra insensata contro l’Iran.

Non prendendo una  posizione chiara, la Spagna lo ha iniziato a fare, nei confronti di chi sta trasformando il Mediterraneo, in una enorme e pericolosissima, per tutti noi, area di altissima instabilità.

Non pensando al tributo di sangue dato dalla gioventù ucraina, e russa , in una guerra mossa da interessi estranei a tutti noi europei, non pensando al genocidio a Gaza, Libano, al costo umano e politico dell’aggressione all’Iran.

Continuiamo a mettere sanzioni a tutti, che penalizzano  più il sanzionante che il sanzionato.

Queste guerre non sono le nostre guerre, e la diplomazia serve a questo , e la politica di riarmo di Bruxelles è nell’interesse dei soliti noti, al di qua e al di là dell’ Atlantico, non è nell’interesse dei popoli europei.

Il grande Otto Von Bismarck diceva che la politica è l’arte del possibile.

La diplomazia è figlia della politica. E la politica trova fondamento nella sovranità nazionale e si alimenta nell’interesse nazionale e nel sentire di un popolo.

E questo che manca ora in Europa, e forse in tutto quello che si autodefinisce occidente collettivo.

Che tristezza. Spero che le cose cambino e il più presto possibile.

Intanto gli Emirati escono dall’Opec, e Trump gode di questa scelta. Gli imperi hanno bisogno di alleati.

Senza alleati non valgono nulla, e le alleanze devono influenzare la politica dell’egemone, è bene che l’Europa, e l’Italia lo capisca.

 




Venezi, la Fenice annulla la collaborazione. Applausi, cori e brindisi di pubblico e maestranze

 

Gli USA e il controllo dei mari

 

ATTACCO AL MALI: la Guerra del Golfo si sposta in Africa?

 

mercoledì 29 aprile 2026

Ombre sulla Repubblica. Italia, 1945-1948: una guerra civile latente di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie)

 Un libro fondamentale per comprendere la storia del nostro Paese 1945-1948: anni cruciali per l’Italia repubblicana, anni controversi e pericolosi. Li ricostruisce qui con rigore e passione Aldo Giannuli, intrecciando storia politica, diritto costituzionale, dinamiche sociali, studio dell’intelligence e delle relazioni internazionali. L’indagine è spesso impietosa: ingerenze estere, i conti mai chiusi col fascismo, scontri politici e sociali feroci, accordi scandalosi, malavita e banditismo, una Chiesa ultraconservatrice, rivoluzioni impossibili e i servizi segreti deviati che precedono quelli «rettilinei» [...] Sono gli anni di una guerra civile latente, destinata a diventare guerra civile fredda. Sono gli anni in cui si forma il sistema di potere destinato a durare per tutta la storia della Prima Repubblica e oltre. Basandosi su una lunga esperienza di ricerca e su documenti inediti o mai approfonditi, provenienti anche da inchieste giudiziarie e commissioni parlamentari, Giannuli mette in discussione i miti fondativi della Repubblica, analizza le scelte dei protagonisti – dai partiti ai servizi, dalla Chiesa agli attori internazionali – e illumina le zone d’ombra spesso rimosse dalla storiografia ufficiale. Ne emerge un quadro complesso e drammatico, nel quale la stabilità democratica italiana nasce da un equilibrio fragile, frutto di compromessi, paure e conflitti irrisolti.  Ombre sulla Repubblica è un libro indispensabile per comprendere le radici profonde dell’Italia di oggi





Dormiva in auto con i suoi gattini, ora ha un alloggio: la ripartenza di Paolo

 

La resa dei conti. Dalla guerra civile alla violenza postbellica, il caso di Sant'Eufemia di Mimmo Franzinelli (Mondadori)

 Nel maggio del 1945, quando la guerra è ormai terminata e la libertà sembra finalmente conquistata, a Sant'Eufemia - una piccola borgata alla periferia di Brescia - un gruppo di ex partigiani uccide una quarantina di persone tra ufficiali della X Mas, funzionari della Repubblica sociale italiana e civili. Un episodio rimasto sinora sepolto negli archivi e nella memoria pubblica, che rappresenta tuttavia un caso emblematico dell'atmosfera di quel periodo storico e che oggi è qui ricostruito grazie a uno straordinario fondo documentario mai visto prima. Nel suo nuovo saggio, Mimmo Franzinelli parte da questa vicenda per ricostruire il clima umano e politico in cui maturarono le violenze che seguirono la Liberazione, spesso affrontate dalla storiografia in chiave scandalistica o moralistica, e isolate dalle circostanze che le hanno generate. Collocato nel suo contesto, l'eccidio di Sant'Eufemia permette invece di osservare da vicino le tensioni accumulate durante vent'anni di dittatura e due anni di guerra civile. La ricchezza della documentazione ritrovata consente di seguire decisioni, conflitti interni e il progressivo scivolamento verso una giustizia sommaria, sfuggito al controllo dei Comitati di liberazione nazionale. Attraverso materiali inediti, testimonianze e atti giudiziari, l'indagine di Franzinelli racconta i mesi della lotta e i giorni del furore, ripercorrendo l'occupazione tedesca, la nascita della Resistenza, la formazione delle bande ribelli, la violenza interpartigiana, la repressione nazifascista e le ambiguità del dopoguerra, nel tentativo di rispondere a un interrogativo: come può accadere che giovani protagonisti della lotta per la libertà si trasformino, a loro volta, in spietati giustizieri? Sant'Eufemia diventa dunque uno specchio della violenza che accompagna la fine di ogni guerra, quando l'odio accumulato negli anni riemerge proprio nel momento in cui le armi dovrebbero tacere. Senza semplificazioni né assoluzioni, Franzinelli restituisce così a quella stagione tutta la sua complessità storica





Contro gli imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale di Vittorio Emanuele Parsi (Bompiani)

 L'ordine internazionale liberale non esiste più. Viviamo in un mondo di lupi e di sciacalli. Adesso tocca a noi.


Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa che ci riguardava più sul piano etico che su quello concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto che le dittature fossero un monito sui libri di scuola o spettri confinati in mondi lontani. E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia ed è nuovamente dominato da logiche imperiali. Che Russia e Cina si muovessero in questa direzione era chiaro da tempo: la vera novità, dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di Trump, che hanno sconvolto dall'interno l'ordine liberale internazionale che per primi avevano contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto vivere la nostra durevole pace è anche perché c'erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro canadese lo ha detto con parole nette: quella in atto “non è una transizione, è una rottura”. Attingendo alla potente metafora del “modello di Schweller” queste pagine ci raccontano come la superpotenza americana abbia abbandonato il ruolo del leone che veglia sulla foresta per tornare a vestire quello di lupo affamato in un mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli agnelli che ancora credono nella democrazia? Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza a quale conseguenza andremo incontro se non sapremo reagire: la servitù. Questo libro non vuole essere un requiem per le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica cosa possiamo fare per difendere la libertà che abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio, onestà, e la capacità di perseguire una via difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli. Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza ma anche di capacità di cooperare per difendere lo spazio felice della nostra libertà






venerdì 24 aprile 2026

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è una realtà.

Il blocco di Hormuz, ci  priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima fonte di energia, e non solo, considerando   le sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più  il  sanzionatore che il sanzionato.

Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti! Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.

Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo, cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare  di rispondere ad una   crisi dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a cui è arrivato il pacatissimo Michele  Marsiglia di Feder Petroli.

Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una Unione Europea,  a trazione sempre più baltica e nord europea.

Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro, quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande realtà  culturale, reo di aver accantonato  la russofobia imperante .

In più  svariate industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella produzione di droni militari. Noi  quindi sempre più belligeranti .

Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare, perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le cattive che noi guardiamo al Mediterraneo,  che deve essere in pace, questo per l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò valorizzerebbe la nostra importante  posizione geografica.

Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese altrove.

Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto,  ai fondi europei ha detto che i rapporti con la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla chiaro.

Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran, Aviano invece è attiva, e il  rifiuto di un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza, rinnovato per  decenni da tutti i governi precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.

È  un buttare la palla nel campo avversario, nel campo largo,  con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni  che covano sotto la cenere, su collocazione internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con Bruxelles.

Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani, Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare, sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia,  uno spazio geopolitico importante, con l’obbiettivo di indipendenza  energetica  che significa anche  sovranità  nazionale. Inoltre si potrebbe pensare attraverso  la Cassa depositi e prestiti,  al  ritorno in possesso, pubblico , di giganti  per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.

Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le spaccature  della possibile alternativa,  e Giorgia lo ha capito.

I vincoli esterni,  e parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano bene.

Forse è il momento che la politica si faccia carico di questi  temi.

E finirla finalmente con questa logica bellicista che opprime la nostra società da anni.





 

 

 

Pubblico è sociale. Uso e funzione della proprietà dello Stato: il caso dei beni immobili di Roma Capitale di Francesco Valerio Della Croce (Castelvecchi)

 Il dibattito sul ruolo della proprietà e dei beni pubblici si è concentrato soprattutto sull’equilibrio tra Stato e mercato, trascurando il nodo del rapporto tra patrimonio pubblico e uso sociale. All’espansione del privato nelle attività di interesse collettivo ha corrisposto un progressivo arretramento della proprietà pubblica, producendo una separazione artificiosa che contrasta con la Costituzione, la quale lega indissolubilmente proprietà e funzione sociale. La vicenda di Roma Capitale, segnata da uno sviluppo spesso privo di progresso, ne è un esempio emblematico. Oggi, i nuovi regolamenti comunali sulla gestione sociale degli immobili capitolini riaprono il confronto, dando spazio alla voce dei cittadini




Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all’Iran | Claudio Celani

 

Crosetto nega Sigonella ma da Aviano decollano 5 voli. Diretta con Gomez e Maurizi

 

FUORI dal SUICIDIO dell'EUROPA! - C.Galli, G.Guzzi, G.Imbriano

 

Tra un mese nessuna alternativa al gas russo | Michele Marsiglia (FederPetroli)

 

Iran: la guerra inevitabile - InsideOver

Iran: la guerra inevitabile - InsideOver

Proprietà pubblica e funzione sociale | La Fionda

Proprietà pubblica e funzione sociale | La Fionda

giovedì 23 aprile 2026

ATTACCO AL MALI: la Guerra del Golfo si sposta in Africa?

 

Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl e Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta di Stefano D'Errico (PaperFIRST)

 Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore. Prefazione di Peter Gomez




Materie prime, guerre e dazi. Dalla Mesopotamia a Marte di Alessandro Giraudo (ADD Editore)

 In questa fase di disordine mondiale, in cui le norme internazionali sono messe in discussione, Alessandro Giraudo ci invita a guardare al passato per leggere il presente. I dazi tornano a essere un’arma per esercitare pressioni diplomatiche ed economiche, com’era nella Grecia del V secolo a.C. Il controllo dei passaggi marittimi continua a essere vitale, lo Stretto di Hormuz è ancora l’imbuto dell’economia mondiale, come ai tempi dello scontro tra Persiani e inglesi nel XVII secolo. Dalle prime coltivazioni dei cereali nella Mezzaluna fertile, 10.000 anni fa, al «corridoio del grano» ucraino del 2022, dalle campagne militari dell’impero romano mosse da logiche mercantili al braccio di ferro fra USA e Danimarca per gli idrocarburi della Groenlandia, o l’operazione «politica» in Venezuela per il petrolio, la storia è una successione di guerre e battaglie per accaparrarsi cereali, acqua, metalli, sale, spezie, pietre preziose, cavalli. E informazioni, perché scientia potentia est, quindi chi ha le informazioni detiene il potere





La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di ONG, media e università di Thomas Fazi (Guerini e Associati)

 Un tema di cui nessuno parla: per la prima volta viene smontato pezzo per pezzo l’apparato aattraverso cui l’Unione europea ha costruito, finanziato e messo in funzione un sistema capillare di controllo della narrazione pubblica. Attraverso un’analisi documentata dei flussi di denaro verso ONG, media e università, il testo mostra come risorse pubbliche europee vengano utilizzate per produrre consenso artificiale, marginalizzare il dissenso e promuovere un’ideologia integrazionista presentata come neutrale e inevitabile. Ne emerge il ritratto di una «società civile» largamente cooptata, di un’informazione strutturalmente dipendente e di un’accademia trasformata in veicolo di legittimazione politica. Un’inchiesta che solleva interrogativi fondamentali sullo stato della democrazia in Europa e sul confine sempre più labile tra informazione, attivismo e propaganda. Prefazione di Marcello Foa




lunedì 20 aprile 2026

Pane e cannoni. Un mondo in guerra e le sue nuove regole di Federico Rampini (Mondadori)

 In questo libro Federico Rampini racconta la svolta storica che stiamo vivendo e le sue conseguenze per l’Occidente: dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina al ruolo della Russia, fino alla corsa alle tecnologie decisive che ridefinirà gli equilibri globali, sullo sfondo della crisi del modello europeo.


Per trent'anni abbiamo creduto di vivere nell'era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell'illusione è finita. Oggi l'economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più «normale». Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d'amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell'Occidente. Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive - intelligenza artificiale, energia, semiconduttori - determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori





Kaos IN CLASSIFICA di Massimo Cacciari, Roberto Esposito (Il Mulino)

Per ripensare la forma del mondo. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili. La politica contemporanea vive della tensione irriducibile tra la potenza della tecnica, volta a omologare il globo ai propri protocolli astratti e la resistenza dei grandi spazi politici, impegnati a difendere il proprio residuo potere sovrano. In questo scontro, in cui tutti gli imperi, compreso quello americano, sembrano perdere il controllo del proprio destino, il Kaos diventa la forma stessa del mondo. Anche la geopolitica, che mira a organizzare realisticamente i rapporti internazionali, lo assume come condizione di partenza, mai del tutto superabile, da cui però può nascere un ordine possibile. Ma quale? La politica riuscirà a fronteggiare le potenze congiunte della tecnica e dell'economia, che insidiano la sua stessa presenza? I due saggi che compongono questo libro interrogano tali questioni nella loro genealogia profonda e nel loro sviluppo epocale, mettendo allo scoperto le irresolubili aporie che ne discendono







Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia di Giuseppe Conte (Marsilio)

 In questo libro Giuseppe Conte lancia il suo progetto per un futuro diverso, fondato su una visione di rottura rispetto alla destra nazionale e nazionalista, e alternativa rispetto all’Unione europea dei burocrati e all’America dei tecnocrati. Emerge una chiara consapevolezza politica: se il rispetto delle regole è fondamentale, queste si possono e si devono cambiare per far funzionare davvero la nostra democrazia, rimuovere le ingiustizie e tornare a coltivare la speranza.


Scelte audaci, successi insperati, ma anche esperienze dolorose e prese di posizione controcorrente. È fatto di tante svolte il percorso di Giuseppe Conte che si intreccia con la storia recente del nostro paese.
Dalla provincia del Sud alle sfide della Capitale. Dalle aule universitarie e di tribunale a quella di Montecitorio. Dal Movimento di protesta al Movimento di proposta, che riforma competenze e valori, e si assume una responsabilità di governo esprimendo una forte carica innovatrice. Il leader alla testa di tante battaglie per la prima volta si racconta, senza censure e senza sconti. Mette ordine tra le vicende del passato, pubblico e privato, e ricostruisce gli snodi della sua ascesa professionale e politica, le riforme più osteggiate, la rottura con Beppe Grillo e l’arrivo alla guida del Movimento 5 Stelle. Torna alle decisioni più difficili nei giorni bui della pandemia, all’impegno a favore dei più deboli, alle tensioni che hanno portato alla nascita e alla conclusione del governo Draghi, fino agli scontri con l’esecutivo di Giorgia Meloni





La pace si ferma, la crisi no. Trump fa assaltare una nave iraniana e ci trascina nel baratro

 

venerdì 17 aprile 2026

OGGI A LECCE - Scuola pubblica e neoliberismo, a Lecce un docufilm denuncia la crisi del sistema educativo

 


















All’Auditorium del Museo Castromediano la proiezione del nuovo lavoro di Federico Greco e Mirko Melchiorre, seguita da un dibattito con il pubblico

Un momento di riflessione collettiva su istruzione, diritti e trasformazioni sociali. L’associazione “Salento per la Palestina” promuove a Lecce un appuntamento dedicato all’analisi critica delle politiche economiche degli ultimi decenni e al loro impatto sul sistema scolastico pubblico.

Al centro dell’iniziativa la proiezione del nuovo docufilm dei registi Federico Greco e Mirko Melchiorre, che conclude una trilogia dedicata al neoliberismo. Dopo aver indagato, con le opere precedenti, le conseguenze delle politiche di austerity e il progressivo indebolimento della sanità pubblica, il nuovo lavoro si concentra sulla crisi dell’istruzione e sul ridimensionamento del ruolo della scuola come spazio di crescita culturale e civile.

Secondo gli autori, negli ultimi quarant’anni si è assistito a un cambiamento profondo: la scuola, da luogo di formazione e sviluppo del pensiero critico, si sarebbe progressivamente trasformata in un sistema orientato all’efficienza e alla logica di mercato, tra offerte formative, precarietà del personale docente e processi di privatizzazione. Tra i temi affrontati anche le difficoltà strutturali degli edifici scolastici e le conseguenze di una digitalizzazione spesso percepita come imposta.

Il docufilm si presenta come un racconto diretto e provocatorio, sintetizzato nello slogan: “Una storia vera che riguarda tutti”. L’obiettivo è stimolare una riflessione più ampia sul rapporto tra politiche economiche e diritti fondamentali, a partire proprio dal diritto all’istruzione.

L’evento si terrà venerdì 17 aprile alle ore 17:00 presso l’Auditorium del Museo Castromediano, in viale Gallipoli 31 a Lecce. Al termine della proiezione è previsto un dibattito pubblico con la partecipazione dei registi.

L’iniziativa si inserisce nel percorso portato avanti da “Salento per la Palestina”, impegnata nell’analisi e nella denuncia degli effetti delle politiche economiche globali sulla vita quotidiana. Un impegno che, secondo gli organizzatori, collega temi come scuola, sanità e pace, evidenziando le interconnessioni tra diritti sociali e contesti internazionali

Orbán sconfitto: cosa festeggiano esattamente le forze di sinistra europee e perchè?

 

DEEP STATE e repubblica ISLAMICA: ecco le trame INGLESI contro TEHERAN. Con UMBERTO PASCALI

 

IL TOSAERBA

 

L'EVOLUZIONE DEL SIONISMO RELIGIOSO: DA FORZA MODERATA A ESTREMA DESTRA

 

domenica 12 aprile 2026

Turisti a casa nostra oggi a Lecce alle 17,00 al Museo Sigismondo Castromediano, via Gallipoli 31

Presentazione del libro "turisti a casa nostra. Tra le macerie invisibili del neoliberismo urbano" 

Il costo della vita in provincia di Lecce è diventato insostenibile per chiunque viva di lavoro!
È diventato quasi impossibile trovare una casa da affittare, quelle poche che ci sono costano il triplo di quanto costavano fino a pochi anni fa.
Mangiare in un ristorante o prendere qualcosa in qualsiasi bar è un lusso per pochi.
Non esiste nessuna relazione, nessun equilibrio tra quello che si guadagna lavorando e quello che si spende per qualsiasi cosa.
Ci avevano raccontato e ci siamo raccontati per decenni che il turismo avrebbe portato lavoro, ricchezza e sviluppo ad una terra che ha ripagato, da sempre, il sudore della fronte di tanti con una vita di stenti e sacrifici.
Lo sviluppo turistico sembrava un dono liberatorio che la divina provvidenza ci aveva portato per strapparci dalla miseria e dalla schiavitù.
Niente di tutto questo è successo, se non per pochissimi, e, quella che poteva essere, se gestita bene, una importante risorsa, sta sempre più diventando un problema.
Siamo diventati una provincia in cui ci sono innumerevoli, a volte inutili, servizi per i turisti, nello stesso tempo in cui vengono cancellati i servizi fondamentali per chi la abita tutto l'anno.
Le stesse amministrazioni pubbliche investono continuamente nell'abbellire i centri storici mentre le zone periferiche sono lasciate in completo abbandono.
A guadagnare da tutto questo, oltre a pochi residenti, sono sopratutto le piattaforme online che si occupano di affitti brevi e le mafie che gestiscono locali ovunque dove riciclano i proventi delle loro attività illecite.
Noi, tutti gli altri, finiamo col diventare "Turisti a casa nostra"!
Di tutto questo parleremo il 12 aprile dalle 17 al Museo Castromediano, approfittando della presentazione del libro, sveleremo la retorica tossica sul turismo che ci viene propinata da troppo tempo, del Salento che viviamo ogni giorno e di un altro Salento, quello che vorremmo!
Non succede solo da noi, succede ovunque!
È il modello di turismo imposto dalla modernità neoliberista in un epoca in cui anche lo sviluppo territoriale viene deciso dalle aziende che investono e non dalle pubbliche amministrazioni che sono state elette per farlo.
Sarà per tutti noi l'inizio di un ragionamento più esteso su quelli che sono gli effetti sulla nostra quotidianità di quello stesso sistema di dominazione globale che produce genocidi e guerre che noi da anni denunciamo.
Ne parleremo con l'autore, con docenti universitari, col presidente della provincia e l'assessore regionale ad urbanistica e casa.
Ma ne vogliamo parlare sopratutto con tutti voi che, come noi, subite sulla vostra pelle gli effetti di queste scelte!
E, con voi, vogliamo organizzarci per dire finalmente basta, per incamminarci assieme verso un futuro di pace, solidarietà e giustizia sociale.

Per maggiori informazioni:
Salento per la Palestina





Gli storici processi di Castel Capuano a cura di Raffaele Cantone, Maria Rosaria Covelli, Elisabetta Garzo (Grimaldi & C.)

 Un viaggio tra le aule di Castel Capuano attraverso la ricostruzione di alcune delle più controverse vicende giudiziarie che ivi si svolsero: D. Airoma: “Ho fatto tardi” (Omicidio) Antonio Ammaturo...; A. Alberico e C. Botti: Il processo Rubolino (omicidio di Giancarlo Siani); M.Cerabona: L’avvocatura napoletana; M. Cutolo, S.D’Alfonso e A. Milone: Il caso Cirillo...; M. Giordano: Il processo ad Enzo Tortora; S. Lai e D. Salvatore: Processo per duplice omicidio Simonetti-Esposito (Assunta detta “Pupetta” Maresca) F. Maffei, F. Picca e G. Sodano: L’affaire de Asmundis: il crac partenopeo...; A. Mattone, D. Russo e C. Salvia: Il processo Salvia; A: Sorge: Il processo ad Elena Massa (Delitto Grimaldi); A. Angrisani e G. Visone: Il massacro di Ponticelli




San Luigi. Come si risponde alla violenza del capitalismo? di Nicolas Framont (Produzioni Nero)

 Dal momento del suo arresto con l'accusa di essere il killer mascherato che ha ucciso Brian Thompson, CEO dell'assicurazione sanitaria UnitedHealthCare, intorno al ventisettenne Luigi Mangione è nato un vero e proprio culto. I giovani americani fanno meme con la sua faccia circondata da cuoricini, partecipano a gare di sosia vestiti come lui e vanno in pellegrinaggio alle Hawaii per replicare la sua famosa foto profilo a torso nudo. Quella di Mangione è una figura rivelatrice: un uomo ricco, bianco e ben integrato che decide di rompere con l'ordine sociale e il cui gesto acquista un enorme fascino, specie tra i giovani. In questo libro breve e tagliente, che intreccia analisi economica, inchiesta sociale e riflessione politica, Nicolas Framont usa uno dei maggiori casi di cronaca degli ultimi anni per fare il ritratto di un'epoca e porre una domanda scomoda ma essenziale: come lottare in modo efficace contro il potere quando il potere non ha più paura di nulla? Come rispondere alla violenza del capitalismo?






Il filosofo nella Valley. Alex Karp, Palantir e l'ascesa dello Stato di sorveglianza di Michael Steinberger ((Foglio edizioni)

 Svela i segreti della Silicon Valley, la mente di Alex Karp, e l’ascesa di Palantir: potere, sorveglianza, e le sfide della democrazia occidentale. Un’indagine unica di Michael Steinberger. Nel cuore della Silicon Valley nasce una delle aziende più controverse del nostro tempo: Palantir. Fondata dopo l’11 settembre per combattere il terrorismo, la società diventa il fulcro di una rivoluzione tecnologica che intreccia sicurezza nazionale, diritti civili e geopolitica globale. Alex Karp, filosofo fuori dagli schemi e CEO di Palantir, guida la missione di difendere l’Occidente in un’epoca di Big Data e sorveglianza digitale. Michael Steinberger racconta dall’interno la straordinaria storia di Karp, un outsider birazziale e dislessico, e di come la sua visione abbia plasmato il capitalismo digitale. Grazie a ricerche approfondite, testimonianze esclusive e uno stile narrativo avvincente, il libro va oltre le semplici cronache tecnologiche. Perfetto per chi ha apprezzato “Il Capitalismo della Sorveglianza” di Shoshana Zuboff, “Mindf*Ck” di Christopher Wylie o le inchieste di Carole Cadwalladr, questo volume illumina le zone d’ombra dove tecnologia e potere si incontrano. Scopri come Palantir ha cambiato il volto dell’intelligence americana, influenzato guerre, crisi sanitarie e il destino della democrazia. Un racconto che mette in discussione il futuro della privacy e il ruolo dell’innovazione nei conflitti del XXI secolo. La verità su Palantir e Alex Karp ti aspetta: la storia che nessuno aveva mai osato raccontare fino in fondo






Agroecologia. Riconciliare natura e agricoltura di Francesco Lami (Il Mulino)

 Pesticidi, monocolture, allevamento intensivo. L'agricoltura è alla base della nostra civiltà, ma è anche una delle attività a maggiore impatto sull'ambiente. Davanti a questo paradosso, l'agroecologia propone un cambio di prospettiva: guardare ai campi coltivati come ecosistemi complessi, dove la biodiversità non è un ostacolo ma una risorsa. Pagina dopo pagina vedremo che dalle piante ai microrganismi del suolo, dagli insetti impollinatori ai nemici naturali dei parassiti, ogni elemento può contribuire a rendere l'agricoltura più resiliente e sostenibile, e che favorire i processi naturali invece di combatterli può rappresentare una soluzione praticabile per nutrire il mondo senza distruggerlo. Tra ecologia e agronomia, un viaggio nella complessità della vita, là dove cresce il nostro cibo