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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

venerdì 26 giugno 2026

La tana del lupo. Gli anni di Hitler nella foresta prussiana di Felix Bohr (Mondadori)

Tra riunioni interminabili, rituali ossessivi e conversazioni ordinarie, emerge il ritratto lucido e spietato dei vertici del regime nazista, che in mezzo a tè pomeridiani e passeggiate nei boschi pianificarono il più grande crimine della storia.


Quando il potere smette di confrontarsi con la realtà finisce inevitabilmente per costruirne una propria. Una realtà chiusa, autoreferenziale, alimentata dalla paura, dalla fedeltà assoluta e dall'illusione di poter controllare il mondo tenendosene a distanza. Nel cuore delle foreste della Prussia orientale, lontano dalle città distrutte dalla guerra, la Wolfsschanze - la Tana del Lupo - rappresentò forse la forma più estrema di questa frattura. Per quasi quattro anni, dopo l'invasione dell'Unione Sovietica, Adolf Hitler trascorse qui gran parte del proprio tempo: in un intrico di bunker, barricate, filo spinato e campi minati da cui passarono gerarchi, ufficiali, segretarie, attendenti e collaboratori destinati a pianificare le campagne militari del Terzo Reich e a dare forma alla macchina politica e amministrativa dello sterminio nazista. È qui che maturarono alcune delle decisioni più devastanti del Novecento. Ma è qui che si tentò anche di porvi un freno, come dimostra l'attentato con cui, il 20 luglio 1944, Claus von Stauffenberg cercò di uccidere il Führer. Basandosi su testimonianze dirette di chi in quei luoghi lavorò e su documenti in parte inediti, Felix Bohr ricostruisce la vita all'interno della Tana del Lupo e il progressivo isolamento di un regime sempre più incapace di distinguere tra realtà, propaganda e paranoia. È l'intreccio di banalità quotidiana e orrore storico a rendere la Wolfsschanze più di un luogo simbolico: una rovina ancora capace di interrogare il presente, il rapporto che abbiamo con le eredità più ingombranti del passato e il modo in cui società e istituzioni affrontano ciò che vorrebbero rimuovere




Lampi sull'Eni. Il piano per eliminare Enrico Mattei di Vincenzo Calia, Giuseppe Oddo (Feltrinelli)

Lampi sull'Eni è un'inchiesta storica e giudiziaria sul primo grande delitto politico-industriale dell'Italia repubblicana: la storia di un uomo ucciso perché stava cambiando la collocazione energetica del paese e di uno Stato che per decenni contribuì a seppellire la verità.
Un'inchiesta serrata sulla morte di Enrico Mattei e sulla lunga catena di depistaggi che ne ha protetto i mandanti: il racconto documentato di un omicidio politico che cambiò il destino dell'Eni, della politica mediterranea italiana e della nostra sovranità energetica.


Da chi partì l'ordine di uccidere Enrico Mattei? Perché assassinarlo se la Democrazia cristiana aveva già deciso di estrometterlo dall'Eni? Perché eliminarlo proprio quando il fondatore dell'ente petrolifero aveva deposto l'ascia di guerra con le “sette sorelle” e accettato una tregua con la Standard Oil, destinata a culminare in un incontro con il presidente Kennedy? Vincenzo Calia e Giuseppe Oddo risalgono ai mandanti dell'omicidio seguendo la traccia dei depistaggi. Depistaggi cominciati la sera del 27 ottobre 1962, quando l'aereo del petroliere di Stato si schiantò a Bascapè, e proseguiti per decenni attraverso omissioni, prove occultate, testimonianze forzate, piste false. Con un imponente lavoro d'archivio e il riesame delle carte giudiziarie, gli autori arrivano ad attribuire precise responsabilità agli apparati francesi. La Francia era il paese che aveva più urgenza di togliere di mezzo Mattei: di lì a pochi giorni l'Eni avrebbe dovuto firmare un accordo capace di aprirgli le ingenti riserve di idrocarburi del deserto algerino, sottraendo l'Algeria alla sfera d'influenza francese e violando gli equilibri fissati a Évian con il Fronte di liberazione nazionale. Per la riuscita del piano fu decisiva la collaborazione di settori dei servizi italiani e di uomini dell'Eni in posizione di comando: sviando le indagini e occultando le prove, garantirono copertura e impunità ai mandanti dell'omicidio. Morto Mattei, l'Eni accantonò la politica mediterranea che era costata la vita al suo fondatore e strinse accordi commerciali con le compagnie del Cartello




Introduzione alla sociologia della devianza e del crimine di Alessandra Dino e Cirus Rinaldi (Mondadori Università)

 Il volume è uno strumento fondamentale di formazione critica per gli studenti di scienze sociali, politiche e giuridiche, poiché, ripercorrendo in modo rigoroso le principali teorie e tematiche, offre un aggiornamento fondamentale del dibattito sul discorso socio-criminologico e colma il vuoto esistente nel panorama editoriale italiano in merito agli sviluppi contemporanei. Il libro si concentra su una profonda ricognizione delle teorie, analizzando le strategie di identificazione del crimine e della devianza all’interno dei diversi ambiti storici e intellettuali, con particolare enfasi sugli aspetti metodologici e sull’evoluzione delle prospettive contemporanee. Vengono inoltre analizzati gli ambiti applicativi delle diverse prospettive, individuandone la spendibilità in termini di interventi e politiche di controllo e di contrasto. L’approccio, del tutto originale, fa di questo manuale una risorsa essenziale per chi voglia accostarsi allo studio sociologico delle devianze e del crimine nel mondo contemporaneo




lunedì 22 giugno 2026

Teoria della classe armata. L'età del potere militare di David Colantoni (Arianna Editrice)

 La fine silenziosa della democrazia dei cittadini. L’ascesa della Classe Armata e il tramonto della civiltà illuminista. Nel 1973, alla fine del Vietnam, gli Stati Uniti hanno abolito l’esercito di cittadini-soldati, sostituendolo con un esercito professionale. L’Inghilterra aveva aperto la strada nel 1960. In pochi decenni quasi tutto l’Occidente ha seguito il modello. Quella che sembra una innocua riforma militare per l’autore è in realtà una rivoluzione silenziosa, il colpo di grazia alla democrazia moderna: la Borghesia aveva impiegato sette secoli per conquistare il monopolio della violenza legittima. Oggi quel monopolio è stato restituito a una nuova classe guerriera dominante che l'autore ha definito la Classe Armata. Questa classe di militari professionali, insieme ai propri ausiliari civili, possiede i mezzi della violenza di Stato e obbedisce a una logica autonoma di accumulazione parassitaria della ricchezza pubblica in nome della Difesa: non più il classico ciclo capitalista Denaro - Merce -Denaro’, ma, come teorizza l’autore, il circuito Potere -Denaro - Plus Potere (P-D-P’). Il Potere genera Denaro, che genera ancora più Potere. L’estetica Necatrix attraverso il Militainment – videogames di guerra e cinema - a cui l’autore dedica la terza parte del libro, definita da Sachs straordinaria, è il suo mezzo di dominio ideologico. Il capitalismo con ciò ha perso il controllo politico della violenza: ora è la Classe Armata a controllare il capitalismo. Guerre permanenti, caos controllato e crisi geopolitiche fabbricate non sono errori o “follie autodistruttive”. Sono la condizione vitale per la riproduzione di questa classe. È la vera forza motrice dietro l’allargamento incontrollato della NATO dopo il 1991, dietro le guerre infinite e le crisi attuali e autodistruttive delle catene energetiche e di materie prime che stanno divorando lo stesso ecosistema occidentale da cui trae nutrimento. Frutto di oltre dieci anni di ricerca indipendente, questo libro si candida a diventare un classico del pensiero politico contemporaneo e smaschera con lucidità spietata il meccanismo che sta portando al tramonto della civiltà illuminista e della democrazia dei cittadini. Introduzioni di Jeffrey D. Sachs e Oliver Stone. Proemio di Luciano Canfora





L'invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano di Alessandro Marzo Magno (Laterza)

 La finanza come la conosciamo ancora oggi nasce molti secoli fa tra Genova, Venezia e la Toscana. È infatti all’Italia che si devono quasi tutti gli strumenti di cui ancora oggi ci si serve in ogni parte del mondo: dall’assegno alla girata, dallo scoperto alla partita doppia, per arrivare – incredibile ma vero – alle criptovalute.


Tra la fine del Medioevo e la prima Età moderna, in alcune città e in alcuni Stati italiani la straordinaria vivacità commerciale rende necessaria l’invenzione di una serie di strumenti operativi e previsionali che avranno un grande successo nei secoli. Quello era il tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano. Era il tempo in cui gli italiani – pur suddivisi in tanti Stati spesso in guerra fra loro – insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio. Sembra incredibile ma anche uno strumento così attuale come la criptovaluta mostra sorprendenti somiglianze con lo scudo di marco, una valuta virtuale e sottratta al controllo dei governi messa a punto dai banchieri di Genova tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Nei capitoli di questo libro, Alessandro Marzo Magno ricostruisce un affresco vivacissimo di un tempo lontano a cui dobbiamo così tanto del nostro presente




1929. La storia e i retroscena del grande crollo di Wall Street di Andrew Ross Sorkin (Ulrico Hoepli)

 Dall’autore del bestseller Too Big to Fail, un racconto avvincente del più famoso crollo della Borsa di New York. Con la profondità di uno studio storico e la tensione di un thriller, 1929 svela l’avidità, il cieco ottimismo e la follia umana che hanno portato a un crash epocale, le cui ripercussioni influenzano ancora oggi la nostra società. Nel 1929 il mondo assistette con sgomento alla caduta libera dell’inarrestabile mercato rialzista di Wall Street, che spazzò via patrimoni miliardari e innescò una depressione che avrebbe cambiato il volto di una generazione. Ma dietro i nastri delle quotazioni impazzite e i trader in preda al panico si consumava un altro dramma: quello di visionari e truffatori, di titani e sognatori, di euforia e rovina. Grazie a un accesso senza precedenti agli archivi storici e a documenti finora inediti, Andrew Ross Sorkin accompagna il lettore nel caos del crash, dietro le quinte di una battaglia furiosa tra Wall Street e Washington, e tra personaggi straordinari la cui ambizione e ingenuità in un boom senza fine hanno portato al disastro. Le vertigini dei rialzi e la brutalità dei ribassi di quell’epoca rispecchiano in modo inquietante il nostro presente, dove i mercati salgono alle stelle, le tensioni politiche infuriano e si ripete la battaglia per la supremazia finanziaria. 1929 non è solo una storia di soldi: è un racconto di potere, psicologia e della seducente illusione che “questa volta è diverso”. È una storia di campanelli d’allarme ignorati, di finanzieri caduti in disgrazia e di scettici che avevano previsto il crollo – salvo essere messi a tacere finché non fu troppo tardi. Il resoconto coinvolgente ed elettrizzante di Sorkin, con lezioni che restano più che mai attuali, rappresenta una mappa cruciale per comprendere le forze che alimentano i terremoti finanziari e i segnali d’allarme che spesso ignoriamo a nostro rischio e pericolo





sabato 20 giugno 2026

L'Ottavo Fronte. Verso la guerra tra Israele e Turchia? Il podcast di Limes - di Lucio Caracciolo

 

Vita e pensiero di Palmiro Togliatti. Un profilo intellettuale di Giuseppe Vacca (Einaudi)

 Un riformatore italiano nell'Europa delle guerre. Palmiro Togliatti, tra i leader piú influenti del comunismo internazionale, guidò il Partito Comunista Italiano dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento. Il suo pensiero culminò nella elaborazione di una via europea al socialismo alternativa al comunismo sovietico. Fin dal rientro in Italia, Togliatti si adoperò per radicare il Pci nella cultura nazionale, svolgendo un'intensa attività di revisione teorica e di ricerca storica illuminate dall'originalità del marxismo italiano. Il tratto caratteristico del suo percorso fu l'opposizione alla «inevitabilità della guerra», sostenuta fin dagli anni Venti con argomentazioni sempre piú profonde. Togliatti attraversò le tempeste della «guerra civile europea» come intellettuale e dirigente politico del comunismo internazionale. La dimensione filosofica del suo pensiero è emersa con forza nella storiografia dell'ultimo trentennio, via via che si rendevano accessibili nuove fonti archivistiche in Europa e in Russia e progredivano gli studi sulla storia del comunismo e del marxismo, innovando profondamente la narrazione del Novecento. Fin dal rientro in Italia, nell'avviare la costruzione del «partito nuovo» e di una nuova via di avanzata verso il socialismo in Europa occidentale, Togliatti s'era adoperato per radicare il Pci nella cultura nazionale attraverso un'ampia opera di revisione della storia d'Italia e la costruzione di una genealogia del marxismo italiano. Il tratto piú caratteristico del suo percorso consiste, secondo Vacca, nell'opposizione alla «inevitabilità della guerra», sostenuta con crescente dovizia di innovazioni politiche fin dagli anni Venti. Tanto nella tradizione socialista quanto nella tradizione comunista, la guerra era considerata inevitabile. Dall'avvento dell'era atomica Togliatti trasse conferma della validità della sua lotta, poiché, dopo Hiroshima, la guerra non poteva piú essere concepita come la prosecuzione della politica con altri mezzi. La lotta per la pace divenne quindi il filo conduttore di tutta la sua politica nazionale e internazionale, ispirata a un nuovo umanesimo e da uno storicismo integrale




Berlusconi files. L'uomo di Arcore, la sua storia: memoria portatile per chi c'era e chi non c'era di Pino Corrias (PaperFIRST)

 Silvio Berlusconi è stato il nostro spartiacque. Ha cambiato la politica, il linguaggio, il costume, segnando la rotta dell’Italia intera, annunciata come una crociera, ma destinata al naufragio. Ha forzato l‘architettura democratica della Repubblica annettendosi un potere sempre svincolato dalle regole: i rapporti con Cosa nostra, le leggi ad personam, il conflitto di interesse, la supremazia mediatica, l’anomia istituzionale, l’attacco sistematico alla magistratura. Il libro racconta l’intera diagonale della sua storia. Dai quartieri satellite costruiti negli Anni Settanta con finanziamenti mai tracciati, alla tv commerciale degli Anni Ottanta. Dall’accumulazione di soldi, relazioni, potere, immagine, calcio, marketing fino al suo terzo e definitivo abracadabra degli Anni Novanta, l’avventura politica, intrapresa per salvarsi dai debiti e dalle inchieste, che gli ha consentito di trasformare il suo pubblico in un elettorato, profilato sul suo modello di vita e di valori, di gusti e desideri. Creando una comunità affettiva prima che politica, talmente forte da rendere trascurabili tutte le opacità della sua storia, gli esordi oscuri, i legami con Palermo e con la P2, gli affari con Putin e con Gheddafi, gli scandali, la corruzione, le ragazze arruolate per le cene eleganti e per il tempo libero del sovrano. Non è stato uno statista, come i suoi eredi oggi provano a dire. Ma un capo carismatico che ha preteso appartenenze e affiliazioni. Che ha ricreato la destra, incarnandola e sottomesso una sinistra sempre litigiosa. Esercitando il potere del comando e una sistematica diseducazione sociale con cui ha forzato i perimetri della legalità e più ancora quelli della democrazia. Che malamente ridotta ci ha riconsegnato con un sontuoso funerale allo Stato




venerdì 19 giugno 2026

Iran, accordo firmato e subito in vigore: ecco perché non è una vittoria di Trump

 

La verità sugli Epstein files. Lo scandalo che ha travolto l'establishment internazionale di James Patterson, John Connolly, Tim Malloy (Chiarelettere)

 I documenti segreti che stanno facendo tremare il potere.


Negli ultimi mesi migliaia di atti giudiziari, deposizioni, e-mail e accordi riservati – i cosiddetti «Epstein files» – sono diventati di dominio pubblico, riportando il nome di Jeffrey Epstein in prima pagina in tutto il mondo. Questi documenti rivelano come un uomo presentato per anni come genio della finanza e filantropo di Harvard e del MIT sia riuscito a costruire una rete di potere capace di coinvolgere presidenti, principi, premi Nobel e tycoon della tecnologia e dell’alta finanza, convinto di poter vivere aldi sopra della legge. La verità sugli Epstein files ripercorre la parabola di Epstein a partire proprio dalle carte: fascicoli della polizia di Palm Beach, deposizioni delle vittime, memorie difensive, accordi segreti con i procuratori, incartamenti federali rimasti per anni invisibili all’opinione pubblica. Seguendo i detective, gli avvocati e i giornalisti che per primi hanno sfidato il muro di silenzio, James Patterson racconta le origini oscure della fortuna di Epstein, la rete di reclutamento di adolescenti nelle scuole di Palm Beach e nelle agenzie di modelle, gli incontri privati in cui le ragazze vengono trattate come merce di scambio per uomini influenti. E mostra come, per anni, la giustizia americana si sia piegata davanti a un singolo uomo, mentre le istituzioni accademiche e culturali erano disposte a chiudere gli occhi in cambio di donazioni. Dalle ville blindate di Palm Beach alle isole private dei Caraibi, dai palazzi del potere alle aule dei tribunali, questo libro non racconta soltanto la storia di un predatore seriale, ma svela il funzionamento di un intero sistema in cui la ricchezza e il potere hanno pesato più della verità e delle vite delle vittime




LA ROGNA

 

giovedì 11 giugno 2026

Moldavia e Transnistria. Una storia tra Russia e Occidente di Alberto Basciani, Francesco Magno (Il Mulino)

 Nel complicato scenario dell'Europa sud-orientale le vicende della Moldavia assumono un significato del tutto particolare, trascendendo ormai la mera dimensione locale. Lo stato moldavo è diventato, infatti, suo malgrado, un limes d'Europa, conteso internamente ed esternamente tra chi lo vorrebbe definitivamente ancorare all'UE e chi, di contro, mira a mantenerlo all'interno dell'orbita politico-culturale russa. Il libro ripercorre la vicenda storica di questa travagliata regione, dalla prima annessione zarista, nel 1812, e poi soprattutto, nel corso del Novecento, fino alle recenti elezioni politiche. Un unicum nel panorama geopolitico europeo, anche in considerazione del complesso quadro etnico-linguistico del Paese e della spinosa questione della Transnistria




Berlusconi confidential. Biografia non autorizzata di dieci anni al potere di Marco Galluzzo (Rubbettino)

 Il racconto, in gran parte inedito, dei dieci anni (2001-2011) in cui Silvio Berlusconi diresse tre governi e fu all’apogeo del suo potere. Il filo conduttore è il rapporto, molto particolare, fra il Cavaliere e una ventina di giornalisti, che lo seguivano ovunque. Dentro questa relazione speciale, emergono, in 53 capitoli, i tratti umani, personali, psicologici, di un uomo che in questo modo non è mai stato descritto prima. E vengono svelati retroscena mai resi pubblici: da un collage di Putin che finisce su una scrivania ad Antigua, a un colloquio quasi surreale di Berlusconi in una suite a Manhattan con quattro 007 americani, da una telefonata della Casa Bianca molto imbarazzante ai segreti confessati in una sauna a Tokyo, sino alla ribellione del figlio Luigi o alle lacrime di una giovane Giorgia Meloni. Cronache di un uomo, prima ancora che del politico, lontane dagli scandali (giudiziari o legati alle compagnie femminili), che restituiscono, nel suo rapporto quotidiano con i cronisti, un ritratto nuovo, intimo, privato, di un leader che ha diviso l’Italia




Necessità della politica di Carlo Galli (Raffaello Cortina Editore)

 Se c'è qualcosa di cui è impossibile sbarazzarsi è la politica. La politica può essere un male necessario, ma anche un dovere, un’assunzione di responsabilità. Il concetto di politica è sfuggente, poliedrico, sempre in movimento. È una caratteristica essenziale dell’essere umano, che per natura è un “animale politico”, ma al tempo stesso lo precede. La politica è il potere che sempre inerisce alla convivenza umana, ma è anche l’azione che dà ordine al caos e norma un potere altrimenti sregolato, come sforzo intellettuale ed esistenziale di dargli un senso, di legittimarlo e anche di sovvertire l’ordine e il dominio. E poiché il potere, con le sue gerarchie, le sue logiche di valore e disvalore, di inclusione ed esclusione, è ineliminabile dalle relazioni umane, la politica è ovunque, anche dove si pensa di poterne fare a meno. È nell’economia, nel diritto, nella scienza, nella religione, nella filosofia. Ovunque c’è potere c’è politica e c’è la possibilità di cambiare le relazioni di potere, di operare per la libertà nella politica – mentre perseguire la libertà dalla politica costituisce un obiettivo irrealizzabile. Attraverso questa originale rilettura dei principali pensatori politici – fra i quali Platone, Paolo di Tarso, Machiavelli, Hobbes, Sade, Marx, Nietzsche, Mosca, Carl Schmitt, Hannah Arendt, Hayek – Carlo Galli analizza come la politica storicamente muti di senso ma resti indispensabile tanto per la vita associata quanto per la piena realizzazione umana, e ridefinisce su queste basi il significato e le interne difficoltà della democrazia contemporanea





martedì 9 giugno 2026

L’America ha pochi colpi in canna - di Giacomo Mariotto

 

La condizione operaia di Simone Weil (SE)

 "Il 4 dicembre del 1934, Simone Weil fu assunta come operaia presso le officine della società elettrica Alsthom di Parigi […]. Inizia così la fase sperimentale della sua ricerca sull’oppressione sociale che si protrarrà fino all’agosto dell’anno successivo, con due pause imposte da una malattia e dalla difficoltà a trovare un nuovo impiego. Ricerca dolorosa, per il corpo sottoposto a una prova durissima, e per il pensiero costretto a verificare fino in fondo lo stato di abbrutimento fisico e morale a cui gli operai erano ridotti, la loro piena soggezione a un meccanismo produttivo impenetrabile al pensiero. Di questa ricerca Simone Weil volle registrare di giorno in giorno, quasi di momento in momento, i dati oggettivi, le reazioni personali, le prove fisiche e psicologiche, i rapporti tra le persone, in una parola la realtà concreta della condizione operaia vissuta dall’interno. Al lettore viene così offerta una rappresentazione della vita di fabbrica condotta al limite della umana sopportabilità. Una rappresentazione fatta di situazioni, di dettagli, di impressioni fisiche e psicologiche, di descrizioni tecniche delle macchine e dei procedimenti di lavoro, di sofferenze e di angosce, ma anche di insperati momenti di gioia per un cenno di solidarietà o per il fugace sentimento di essere partecipi di una operosa vita collettiva piuttosto che succubi di un degradante asservimento al processo produttivo." (Dalla postfazione di Giancarlo Gaeta)




Il virus fascista. L'essenza del fascismo di Karl Polanyi (Castelvecchi)

 Il fascismo non irrompe come un fulmine a ciel sereno, ma contagia lentamente il corpo della società, nutrendosi delle sue crisi profonde. Per Karl Polanyi è l’esito estremo di una tensione strutturale: quando le tutele democratiche minacciano la stabilità dei meccanismi di mercato, il sistema reagisce per preservarsi, sacrificando la libertà sull’altare della proprietà. Nel primo dei testi qui raccolti, Il virus fascista, Polanyi smaschera la finzione decisiva della modernità economica: la riduzione del lavoro umano a “merce”. Da questa distorsione originano tensioni sempre più acute tra mercato e democrazia, una frattura destinata ad ampliarsi fino a rendere possibile la catastrofe del Novecento. In L’essenza del fascismo, l’analisi si estende al piano ideologico: il fascismo emerge come un progetto totale – al contempo filosofico, politico e morale – per-meato di vitalismo e antindividualismo. Un’offensiva che colpisce simultaneamente democrazia, socialismo e cristianesimo, accomunati dal riconoscimento del valore irriducibile della “persona”. Indagando le radici profonde dell’autoritarismo novecentesco, Polanyi ci offre così strumenti preziosi per interpretare le derive politiche del presente, ponendoci nuovamente di fronte alla questione irrisolta della possibile incompatibilità tra democrazia e capitalismo




lunedì 8 giugno 2026

Linee invisibili. I confini e le frontiere che disegnano il mondo di Maxim Samson (Laterza)

 Il mondo è sempre più diviso da confini, frontiere, faglie, muri. Molti di questi compaiono raramente sulle nostre mappe fisiche e politiche, ma sono altrettanto rilevanti: segnano anche loro una divisione tra un ‘noi’ e un ‘loro’. Samson ci propone un viaggio denso di scoperte attraverso il mondo, che molto ci fa capire del modo in cui ci relazioniamo agli altri.

«Il geografo Maxim Samson analizza tutte le barriere che, coscientemente o meno, influenzano l’agire. Alcune molto vicine a noi.» - Enrico Franceschini, Robinson


La superficie del nostro pianeta è segnata da innumerevoli confini. Alcuni sono naturali, altri sono legati all’opera dell’uomo, marcati da frontiere, muri e barriere. Accanto a questi, ne esistono molti altri che sono meno scontati e tanto sottili da risultare quasi invisibili. Sono quelle linee che separano, dividono, porzioni del nostro mondo a vari fini: dividono popoli, custodiscono identità e culture, sono capaci di generare tensioni e conflitti anche molto gravi. Il geografo inglese Maxim Samson esplora, in modo sorprendente e originale, trenta di queste linee invisibili




Il GENOCIDIO NASCOSTO cosa è successo in INDONESIA di cui nessuno parla

 

“CI STANNO DlSTRUGGENDO”: LA VERITÀ SULL’UE | Matteo Brandi | Galt Right

 

mercoledì 3 giugno 2026

‘7 ottobre: l’inganno’. A Lecce e Brindisi il nuovo libro di Fracassi e Pentimella Testa

“7 ottobre: l’inganno”. Una lettura fuori dal coro della crisi fra Israele e Palestinesi nel libro del giornalista Franco Fracassi (in collaborazione con Paola Pentimella Testa) che sarà presentato domani 3 giugno alle 18 nella biblioteca “Bernardini” in Piazzetta Carducci a Lecce e giovedì 4 alle 17.30 a Palazzo Granafei a Brindisi

A Lecce dialogheranno con l’autore Leonardo Elia, curatore di “Dialoghi scomodi” e Brizio Montinaro. A Brindisi Maurizio Brunetti, docente di Filosofia.

Fracassi è una delle voci giornalistiche più libere e competenti del nostro Paese e ci aiuterà a chiarire la vera storia dei fatti che dal 7 ottobre 2023 continuano a insanguinare l’intero Medio Oriente. Sarà un’occasione imperdibile per comprendere come guerra e falsità siano il binomio inscindibile che caratterizza la deriva disumana delle nostre società. Ha iniziato la professione di giornalista nel 1988, lavorando per varie testate italiane e internazionali. Per sedici anni è stato inviato di guerra. Ha svolto inchieste su corruzione, mafia, terrorismo e servizi segreti; ha coperto i principali eventi mondiali, dalla caduta del Muro di Berlino, al colpo di Stato in Russia, fino a vertici internazionali come il G8 di Genova. È autore di quindici documentari d’inchiesta, tra cui “Zero”, la prima inchiesta indipendente italiana sull’11 settembre. Tre dei suoi lavori sono stati finalisti al premio “Ilaria Alpi”, uno è stato in concorso al Festival di Berlino e ha vinto il Nastro d’Argento come miglior documentario italiano, un altro è stato visto in 87 Paesi da oltre 250 milioni di persone, un altro ancora ha vinto il premio come miglior documentario d’Europa e Asia. Come scrittore ha pubblicato trentasette libri, tra cui una preziosa Collana di storia.

Paola Pentimella Testa, giornalista professionista, laureata in economia, componente della commissione d’inchiesta antimafia, per anni si è occupata di cronaca giudiziaria e di misteri d’Italia e internazionali. Ha lavorato nelle redazioni di importanti settimanali e quotidiani e, per un periodo anche all’estero




Trump vs Netanyahu?

 

La Vendetta di Putin: attacco ai centri di comando ucraini ft S. Orsi

 

martedì 2 giugno 2026

La gente normale non va in giro armata di Artem Chapeye (Altrecose)

 Artem Chapeye è uno scrittore e giornalista ucraino che si è sempre ritenuto pacifista e di sinistra. Ma il 24 febbraio 2022 è costretto a salire in fretta su una macchina di amici con la sua famiglia per scappare da Kyiv, dove sono iniziati i bombardamenti russi. E nei giorni successivi decide di arruolarsi per difendere il suo paese, malgrado le diffidenze che ha sempre avuto per i nazionalismi: perché è il suo paese, perché è stato attaccato, perché c’è una questione di libertà in ballo che riguarda tutti quanti. E non riesce a credere che alcuni intellettuali occidentali che sono sempre stati per lui un’ispirazione, e molte persone dei paesi europei, si sottraggano a questa difesa della libertà di tutti. Si tratta di poter guardare allo specchio se stessi e di guardare in faccia la propria moglie e i propri figli. La gente normale non va in giro armata è il racconto della vita quotidiana di un europeo costretto alla guerra in questi anni, ma anche una condivisione di riflessioni sulle contraddizioni del pacifismo, del patriottismo, e persino del femminismo vissuto da un uomo. Tutte cose che andranno affrontate quando la guerra sarà finita, dice Chapeye, ma a cui è bene cominciare a pensare da subito




Caracciolo: Fare geopolitica ieri e oggi. L'importanza del contesto, delle mappe e della lingua

 

Lo storico Kamel: “Palestinesi trattati come animali. Eppure Gaza è più alfabetizzata degli USA”

 

LE CARTE

 

lunedì 1 giugno 2026

La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà di Francesca Albanese (Rizzoli)

 Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c'era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.

«La Palestina è la bussola morale dei nostri tempi: può salvarsi, e tutti noi insieme a lei.»


Per Francesca Albanese - voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana - in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l'orrore ad avere l'ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio». È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un'opera d'amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire. Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l'occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano. Un viaggio profondo nella storia della Palestina - ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme - e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l'ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l'ha commessa; di chi ha sentito il peso dell'oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero




E se Karaganov avesse ragione? | Elena Basile

 

IL NEMICO INVISIBILE

 

Israele chiede agli Usa di poter intensificare gli attacchi su Beirut: il Libano è la nuova Gaza

 

Parla Con Lei - Alessandra Fachi, Orsetta Giolo, Una storia dei diritti delle donne