Dialoghi scomodi: Conversazioni aperte su politica e società a cura di Leonardo Elia
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GLI INTERVENTI DI LEONARDO ELIA
The Others - un altro punto di vista
Salute e benessere a cura di Leonardo Elia
sabato 9 maggio 2026
venerdì 8 maggio 2026
giovedì 7 maggio 2026
mercoledì 6 maggio 2026
martedì 5 maggio 2026
lunedì 4 maggio 2026
domenica 3 maggio 2026
sabato 2 maggio 2026
Che cosa sono le BR. Le radici, la nascita, la storia, le coperture internazionali. La testimonianza del fondatore delle Brigate Rosse di Giovanni Fasanella, Alberto Franceschini (Fuoriscena)
Le Brigate rosse non sono nate dal nulla. Hanno preso vita nelle fabbriche, nelle università e nelle sezioni di un Pci che molti giovani, tra gli anni Sessanta e Settanta, sentivano ormai troppo distante dal sogno rivoluzionario. Alberto Franceschini è stato il cuore pulsante di quella genesi: insieme a Renato Curcio e a Mara Cagol, ha creato l’organizzazione che ha segnato la storia politica italiana del secondo Novecento. Incalzato da Giovanni Fasanella, l’ex brigatista emiliano ripercorre in questo libro-intervista l’itinerario della lotta armata, descrivendo senza reticenze il clima di quegli anni e i profili di chi scelse di alzare il livello dello scontro politico e sociale. A un anno dalla scomparsa di Franceschini, questa edizione si arricchisce di un lungo saggio introduttivo in cui Fasanella ricostruisce il contesto di quella fase drammatica, a partire dalla sua personale esperienza politica e professionale. E di un’ampia postfazione curata insieme al ricercatore e saggista Mario José Cereghino, dedicata allo scenario internazionale in cui le Br si trovarono a operare. È qui che emerge la figura di Corrado Simioni, che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa indicò come il «cervello politico» dietro l’ala militarista dell’organizzazione. Analizzando documenti provenienti da archivi italiani ed esteri, il volume accende i riflettori su una partita geopolitica che va dai piani segreti britannici contro Aldo Moro ai vertici tra i Servizi d’intelligence di Washington e Bonn per decidere le sorti della nostra democrazia. Fino ai misteri dell’istituto parigino Hyperion, la scuola di lingue dietro cui si celava una rete logistica d’eccellenza protetta da entità straniere
L'Egitto di al-Sisi. Dalle proteste di piazza Tahrir alla repressione politica di Giuseppe Acconcia (Bordeaux)
Dalle giornate incandescenti di piazza Tahrir al consolidamento del potere militare di Abdel Fattah al-Sisi, questo libro ricostruisce una delle stagioni politiche più decisive e controverse dell’Egitto contemporaneo. Attraverso un’analisi storica, politica e sociale, l’autore indaga le radici profonde delle rivolte del 2011, superando le letture che le hanno ridotte a un evento improvviso e circoscritto, per inserirle invece in un lungo ciclo di mobilitazioni dal basso contro autoritarismo, disuguaglianze e repressione. Il volume mette al centro i movimenti sociali, i comitati popolari, i sindacati indipendenti e gli attori spesso marginalizzati dal racconto dominante, mostrando come l’incontro – e lo scontro – tra attivismo di strada, islamismo politico ed élite militari abbia progressivamente disattivato il potenziale rivoluzionario della piazza. La transizione mancata viene così letta come il risultato di strategie di controllo, frammentazione e repressione, culminate nel golpe del 2013 e nell’instaurazione di un regime militare. Basato su un’ampia ricerca sul campo e su numerose interviste a protagonisti delle rivolte, il libro adotta il punto di vista di una sociologia politica critica, attenta alle dinamiche della mobilitazione e della smobilitazione del dissenso. Ne emerge una domanda cruciale, che attraversa l’intero testo: che cosa resta oggi del sogno di piazza Tahrir e quali condizioni potrebbero riaprire lo spazio per una nuova domanda di giustizia sociale in Egitto?
Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica di Carlo Bonini, Franco Gabrielli (Feltrinelli)
Rimettere la sicurezza al centro della democrazia vuol dire sottrarla alla propaganda e restituirla alla responsabilità pubblica.
«La sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli.»
venerdì 1 maggio 2026
giovedì 30 aprile 2026
Intanto gli Emirati escono dall’Opec ... Intervento di Leonardo Elia
Gli Emirati arabi Uniti , come anche le altre monarchie del golfo , messi in crisi dalla guerra e blocco dello stretto di Hormuz.
Mancando della liquidità per l’impossibilità di esportare e
per l’insicurezza dovuta al conflitto in
corso, hanno chiesto agli Stati Uniti dollari.
In caso di risposta
negativa le transazioni per la vendita
degli idrocarburi le avrebbero regolate in altre valute, cinesi in particolare
e avrebbero liquidato assett, sempre in dollari , per procurarsi il denaro a
loro necessario . E la Federal reserve ha subito risposto positivamente. Non
poteva correre questi rischi.
Perché? La valuta di riferimento in questo settore economico
è il dollaro, il petrodollaro, che ha sempre dato una quantità enorme di
ricchezza a quei paesi, ricchezza reinvestita negli Usa .
Se ci fosse stata la “fuga” dagli investimenti degli
emiratini, beh ,per Wall Street ci sarebbe stato più di qualche problema.
Mettendo in crisi ,tutto il sistema finanziario
internazionale, che regge da decenni l’egemonia americana.
Se a questo si aggiunge, la perdita di credibilità degli Usa
in questo conflitto, che hanno di fatto privilegiato
la difesa del loro alleato sionista e
trascurato le monarchie del golfo, non bisogna dimenticare che sono dei giganti
economici, ma dei nani militari e politici, ci si rende subito conto
dell’accortezza della risposta iraniana all’aggressione, che con il blocco di
Hormuz ha messo in crisi tutto un sistema economico, e di concerto , devastando le basi americane
nella regione, ha eliminato la presenza militare Usa che le tutelava e rassicurava. Tutta l’area ha
avuto una crisi da insicurezza, e gli sceicchi
, hanno ricordato a Washington la loro importanza.
E l’Europa?
L’impronta in politica internazionale di uno stato si misura attraverso le capacità militari, la
forza, la deterrenza e ancor di più attraverso la diplomazia, che detta la direzione , che è diretta emanazione della politica.
In Europa, la diplomazia , di cui siamo stati maestri fino a
poco tempo fa, non esiste più, allineati
da un’Unione Europea, che inizia a
mostrare le sue crepe, le sue
contraddizioni, mossa da una logica di guerra, priva del consenso popolare ed
espressione diretta delle volontà di
oltreoceano.
Mi riferisco all’alimentare la guerra in Ucraina, alle porte
di casa , con l’ insensata russofobia dilagante, privandosi, non nel nostro interesse , di
quell’enorme ed essenziale per un’area manifatturiera come è l’Europa, fonte di risorse come è la
Russia. Per interesse non nostro.
L’impossibilità di svincolarci da volontà , ormai a noi
estranee, che impediscono all’ Unione Europea, Germania e Italia si sono
opposte, di sanzionare il regime criminale di Tel Aviv, che tra l’altro ha
scatenato questa guerra insensata contro l’Iran.
Non prendendo una posizione chiara, la Spagna lo ha iniziato a
fare, nei confronti di chi sta trasformando il Mediterraneo, in una enorme e
pericolosissima, per tutti noi, area di altissima instabilità.
Non pensando al tributo di sangue dato dalla gioventù
ucraina, e russa , in una guerra mossa da interessi estranei a tutti noi
europei, non pensando al genocidio a Gaza, Libano, al costo umano e politico
dell’aggressione all’Iran.
Continuiamo a mettere sanzioni a tutti, che penalizzano più il sanzionante che il sanzionato.
Queste guerre non sono le nostre guerre, e la diplomazia
serve a questo , e la politica di riarmo di Bruxelles è nell’interesse dei
soliti noti, al di qua e al di là dell’ Atlantico, non è nell’interesse dei
popoli europei.
Il grande Otto Von Bismarck diceva che la politica è l’arte
del possibile.
La diplomazia è figlia della politica. E la politica trova
fondamento nella sovranità nazionale e si alimenta nell’interesse nazionale e
nel sentire di un popolo.
E questo che manca ora in Europa, e forse in tutto quello
che si autodefinisce occidente collettivo.
Che tristezza. Spero che le cose cambino e il più presto
possibile.
Intanto gli Emirati escono dall’Opec, e Trump gode di questa
scelta. Gli imperi hanno bisogno di alleati.
Senza alleati non valgono nulla, e le alleanze devono
influenzare la politica dell’egemone, è bene che l’Europa, e l’Italia lo
capisca.
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