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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

lunedì 6 aprile 2026

I miliardari non pagano l'imposta sul reddito. Ed è ora di finirla di Gabriel Zucman (Einaudi)

 Per anni Gabriel Zucman ha disegnato la mappa delle grandi fortune mondiali, descrivendo le tecniche per aggirare le imposte nei paradisi fiscali. Poi ha iniziato a occuparsi delle multinazionali, della loro contorta contabilità, dei sistemi grazie ai quali i profitti realizzati in Francia o in Germania atterrano in Irlanda o nelle Bermude per sfuggire alle imposte. L’evasione fiscale internazionale ha influito notevolmente sull’aumento delle disuguaglianze, sull’ammontare del debito pubblico delle nazioni e ancor piú sul trionfo del sentimento di impotenza che costituisce il terreno di coltura dei movimenti reazionari contemporanei. Ma non è tra remote terre esotiche che i nostri principî di giustizia fondamentali spariscono. Svaniscono qui, sotto i nostri occhi, in un’evasione semplicissima, spesso legale ma con effetti sbalorditivi: i miliardari non pagano pressoché alcuna imposta sul reddito. Includendo tutti i versamenti obbligatori, il loro contributo è la metà di quello del cittadino medio. Si tratta di una grave violazione del principio di uguaglianza; ed è giunto il momento di porre fine a questa anomalia. Questa è la logica alla base dell’imposta del 2 per cento sugli ultraricchi





Palermo di chitarra e coltello di Giuseppe Sottile (Einaudi)

 Il ritratto che Giuseppe Sottile ci consegna è appassionato e vibrante, intessuto di rimandi letterari e ricco di chiaroscuri, disilluso eppure rivolto verso un futuro in cui la città che ha visto succedersi molte dominazioni possa ritrovare il suo «genio».

«Dimenticate la Sicilia che avete letto nei romanzi o che avete visto nei film: quella dei fichidindia e dei delitti d’onore, dei nobili e dei briganti, dei gattopardi e dei perdenti. E fate largo, se potete, alla Sicilia delle storie fragili, sminuzzate dal tempo e dalla lontananza».

«Giuseppe Sottile, che s'è fatto le ossa a "L'Ora", è da sempre un cronista innamorato della Sicilia. Il nuovo romanzo è un viaggio nell'anima, propria e dell'isola. L'educazione sentimentale di un ragazzo degli anni Cinquanta: la favola e la mafia.» - Ilaria Sacchettoni, La Lettura


L’educazione sentimentale di un ragazzo degli anni Cinquanta, musicante di paese con gli occhi pieni di sogni. Un’epopea della miseria che dalla provincia siciliana più profonda arriva nella Palermo delle guerre di mafia, teatro in cui si spegne l’incanto della giovinezza. Crescere nel dopoguerra a Gangi – un paese arroccato su una montagna tra i Nebrodi e le Madonie – significa essere destinato a zappare la terra. Pochi fortunati hanno la possibilità di studiare entrando in seminario e il protagonista di questa storia è uno di loro. Nei quattro anni trascorsi in un istituto dei salesiani scopre l’arte, la letteratura, la musica, ma quando la sua vocazione vacilla il ritorno a casa è inevitabile. A Gangi lo attendono una promessa d’amore e un’orchestrina volante che si muove leggera tra serenate e funerali. A questa Sicilia di preziosa favola, in cui «quattro picciottelli con gli strumenti in mano avvampano di sogni e ambizioni», si contrappone la Palermo della mafia e dei tradimenti, dei delinquenti e dei morti ammazzati. Quella che Giuseppe Sottile ha imparato presto a conoscere come cronista di nera e che ha continuato a osservare e raccontare per cinquant’anni






A tu per tu con «Il capitale» di Roberto Fineschi (Laterza)

 Il capitale, lo sappiamo, è uno di quei classici che prima o poi bisogna leggere. Ma quanti si sono lasciati intimorire dalla sua mole o dalla sua complessità? Grazie alla guida di Roberto Fineschi, il capolavoro di Karl Marx è finalmente alla portata di chiunque. E nelle sue pagine ritroviamo un’analisi del presente tanto lucida quanto premonitrice. Sì, perché Marx non ha mai smesso di parlare di noi. E oggi, per la prima volta, parla veramente a tutti.


Il capitale è un testo fondamentale della modernità, una pietra miliare del pensiero filosofico, economico e politico. C’è poco da fare: per capire qualcosa del mondo che ci circonda, nel bene e nel male, non si può proprio ignorarlo. Anche i suoi detrattori più accaniti e quanti si erano affrettati a relegarlo in soffitta, sono dovuti correre a rispolverarlo per cercare spiegazioni a fatti attualissimi come la formazione di grandi monopoli, la crisi economica, la disoccupazione di massa, l’ipersfruttamento di umani e ambiente, e molto altro ancora. Tutti fenomeni per i quali le teorie economiche mainstream offrono poche risposte e ancor meno soluzioni. Sembra, insomma, che Marx abbia ancora molto da dirci e che le sue chiavi di lettura abbiano conservato intatto il proprio valore. Vale dunque la pena rimettere mano al Capitale, senza dubbio la sua opera più importante. E qui viene il difficile, perché è un testo lungo e laborioso, di una complessità spesso scoraggiante per chi è sprovvisto di una formazione specifica. Questo libro viene incontro a chi desidera afferrare le geniali intuizioni contenute nel Capitale ma, per un motivo o per l’altro, non possa imbarcarsi da solo in una simile impresa. A farci da timoniere è allora uno dei maggiori esperti di Marx, Roberto Fineschi, che ha dedicato una vita a studiare l’opera del pensatore tedesco. Ripercorrendo con grande chiarezza la struttura e i concetti principali, senza mai banalizzarli, ma con una scrittura capace di sciogliere anche i nodi più intricati, Fineschi ci accompagna alla scoperta del Capitale. Un classico che rimane, a più di un secolo e mezzo dalla pubblicazione, insuperato e insuperabile.




Il Capitale contro lo Stato. L'intelligenza sociale e il futuro della democrazia di Massimo Florio (Feltrinelli)

 Una proposta radicale su Stato e comunità per pensare il futuro oltre il neoliberismo.


Nelle economie avanzate il settore pubblico è cresciuto molto più rapidamente del mercato. Oggi non offre solo salute, previdenza, istruzione: è chiamato a produrre beni pubblici globali senza i quali le grandi transizioni del nostro tempo – climatica, demografica, digitale – sono semplicemente ingestibili. Questa espansione entra in collisione con l’accumulazione illimitata di capitale oligopolistico, dalle Big Tech alla finanza, dall’Oil&Gas al militare. Da qui l’attacco sistematico allo Stato: non un errore, ma una strategia. Massimo Florio legge in questa offensiva il vero filo rosso che lega il neoliberismo di Thatcher e Reagan, le fallimentari “terze vie” e l’attuale ondata reazionaria. Oggi, dietro la retorica di Trump e delle nuove destre, riemerge una pulsione distruttiva che mira a ridurre le istituzioni pubbliche a strumento delle oligarchie. Contro questa deriva, Florio propone una prospettiva alternativa: uno Stato post-capitalista, capace di creare innovative imprese a missione pubblica, promuovere un’economia dei beni comuni e interagire con comunità di cittadini consapevoli della propria condizione di espropriati della conoscenza. Propone l’intelligenza sociale come paradigma che va oltre l’intelligenza artificiale. Il Capitale contro lo Stato è una riflessione radicale ma immediatamente praticabile, che prova a rispondere a una domanda cruciale: che cosa può venire dopo il capitalismo oligarchico, senza rinunciare alla democrazia e all’idea stessa di pubblico. Lo scontro decisivo del nostro tempo è tra capitalismo oligarchico e istituzioni pubbliche.






venerdì 3 aprile 2026

Micromega (2026). Vol. 2: Nostra patria è il mondo intero. Per un nuovo internazionalismo

 Con le guerre in Ucraina e a Gaza sono emerse con forza le lacerazioni che attraversano il campo progressista. Una parte della sinistra sembra aver smarrito il cuore dell’internazionalismo, sacrificando la difesa dei princìpi di giustizia e libertà sull’altare di schemi ideologici rigidi e rassicuranti che finiscono per oscurare la realtà e produrre posizioni ambigue. Questo volume di MicroMega nasce dall’esigenza di rimettere al centro i soggetti concreti delle lotte, le persone prima dei blocchi geopolitici, i diritti prima delle appartenenze di campo. Da Kyïv a Gaza, da Caracas a Teheran. Con contributi di: Francesco Brusa, Roberto Della Seta, Federico Bonadonna, Siyavash Shahabi, Roberto Mordacci, Marina Simakova, Adrian Ivakhiv, Oleksandr Kyselov, Fabio Bartoli, Vladyslav Starodubtsev, Włodek Goldkorn, Bruno Montesano, Issam Nassar, Hamed Abdel-Samad, Cinzia Sciuto, Emma C. Gainsforth, Samuel Farber, Paolo Flores d’Arcais, Gustavo Zagrebelsky





L'odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi 2 giugno 1946 – 19 gennaio 2000 di Fabrizio Cicchitto (Rubbettino)

 Il libro ripercorre la storia del PSI dal 1921 al 2000, attraversando lo squadrismo fascista, la scissione comunista e il lungo periodo di clandestinità sotto il regime. Dopo la sorprendente affermazione del 1946, il partito smarrì la propria autonomia con il fronte popolare, che fu recuperata solo negli anni ’50 con la rottura rispetto al Pcus. Seguì la stagione riformista del centro-sinistra, poi interrotta dalle resistenze conservatrici. La svolta arrivò nel 1976 con l’elezione di Bettino Craxi, che condusse il PSI a diventare la terza forza politica e promosse un rinnovamento culturale e programmatico. Con il crollo del comunismo, però, prese forma un disegno volto a liquidare i partiti di governo. Il libro interpreta Mani Pulite come un’azione giudiziaria unidirezionale che colpì il PSI e il suo leader, il quale reagì con una battaglia solitaria contro la narrazione dominante. La morte in esilio di Craxi chiude una vicenda complessa, oggi oggetto di profonde rivalutazioni istituzionali





E ancora chiediamo perdono. Una testimonianza da Gaza di Loris De Filippi (Mondadori)

 Questo libro è il racconto diretto e senza sconti di chi ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Un esercizio di memoria, ma anche un messaggio di speranza. Perché se nascerà una pace, pur fragile e imperfetta, non sarà da un trattato, ma dalle mani di chi ogni giorno sceglie di non odiare, di curare invece che ferire, di costruire invece che distruggere. Non dalla voce di chi accusa e ingiuria, ma da quella di chi sa chiedere perdono, ancora e ancora.


Sembra un giorno qualunque quello in cui Loris De Filippi si trova davanti a una scelta imprevista: rinunciare alla missione per Haiti e rispondere a una chiamata urgente da Gaza. Nonostante le paure di chi gli vuole bene, parte. Dopo giorni di preparativi febbrili, arriva in una Gaza irriconoscibile: quartieri polverizzati, ospedali al collasso, una popolazione sospesa tra terrore e resistenza quotidiana. È lì, tra incubatrici spente e vite ridotte a un respiro, che comprende di aver superato un limite e decide di fare ciò che in trent'anni di lavoro umanitario non aveva mai voluto fare: raccontare. Perché Gaza richiede un'eccezione. Perché, questa volta, il silenzio sarebbe complicità. Con un linguaggio asciutto, fermo, a volte straziante, restituisce dignità ai «bambini senza nome», alle madri che stringono i figli mentre l'inferno si abbatte sulle loro case, ai medici che lottano come ultimi baluardi di umanità. Sapendo che lavorare a Gaza significa resistere, farsi argine in un presente ferito che chiede, ostinatamente, di «restare umani». Quando l'annuncio di un fragile accordo di pace irrompe nella notte, la speranza diventa un «atto di fede», l'unico antidoto al «pessimismo dell'intelligenza». Ma De Filippi sa che una pace senza giustizia non è pace: è una tregua concessa dai più forti.Un motivo in più per testimoniare






Scimmia sapiens. Lettera a un adolescente sull'intelligenza artificiale di Marco Malvaldi (Bompiani)

 L'IA parla come noi, è vero, e quindi siamo portati a credere che pensi come noi: ma questo non è vero. Ed è pericolosissimo comportarsi come se lo fosse.

«Una patente per usare l'IA.» - Severino Colombo, La Lettura


Sorride sempre, non dorme mai, non dimentica nulla. Promette di liberarci dai lavori ripetitivi, di curare malattie, di prevedere catastrofi. Si nutre delle nostre paure, dei nostri desideri, ma soprattutto della nostra stessa intelligenza. L’intelligenza artificiale non è né buona né cattiva, è uno specchio fedele di noi, e siamo noi a poter decidere come deve essere, che cosa deve diventare: bisogna solo avere il coraggio di metterla alla prova. Sì, perché l’IA ci blandisce al punto che spesso non ci accorgiamo di tutte le cose essenziali che non sa fare. Con metodo da scienziato e acume da detective, Marco Malvaldi conduce un’indagine partendo dagli errori commessi dall’IA e in particolare dagli LLM, i Large Language Models –, e passo dopo passo ce ne spiega il funzionamento, ce ne rivela i rischi e le possibilità. Ma, soprattutto, a partire da divertentissimi esempi e paradossi ci dimostra che l’IA ci somiglia come una scimmia loquace e inaffidabile, e non può nulla se non riceve una costante alimentazione e verifica da parte di una mente umana. Quando ci imbattiamo in un fenomeno che non conosciamo ci sono due cose da evitare come la peste: la paura e la pigrizia. Per questo Malvaldi rifugge facili catastrofismi e ciechi entusiasmi, firmando una lettera appassionata che è al tempo stesso un manuale di istruzioni dell’IA e una brillante rivendicazione della centralità dell’uomo. Per ricordarci che, forse, la cosa migliore da fare di fronte a un grande salto tecnologico sarà anche la più elementare: rimanere umani, capaci di sbagliare e di sorriderne con ironia





I miliardari non pagano l'imposta sul reddito. Ed è ora di finirla di Gabriel Zucman (Einaudi)

  Per anni Gabriel Zucman ha disegnato la mappa delle grandi fortune mondiali, descrivendo le tecniche per aggirare le imposte nei paradisi ...