Un libro fondamentale per comprendere la storia del nostro Paese 1945-1948: anni cruciali per l’Italia repubblicana, anni controversi e pericolosi. Li ricostruisce qui con rigore e passione Aldo Giannuli, intrecciando storia politica, diritto costituzionale, dinamiche sociali, studio dell’intelligence e delle relazioni internazionali. L’indagine è spesso impietosa: ingerenze estere, i conti mai chiusi col fascismo, scontri politici e sociali feroci, accordi scandalosi, malavita e banditismo, una Chiesa ultraconservatrice, rivoluzioni impossibili e i servizi segreti deviati che precedono quelli «rettilinei» [...] Sono gli anni di una guerra civile latente, destinata a diventare guerra civile fredda. Sono gli anni in cui si forma il sistema di potere destinato a durare per tutta la storia della Prima Repubblica e oltre. Basandosi su una lunga esperienza di ricerca e su documenti inediti o mai approfonditi, provenienti anche da inchieste giudiziarie e commissioni parlamentari, Giannuli mette in discussione i miti fondativi della Repubblica, analizza le scelte dei protagonisti – dai partiti ai servizi, dalla Chiesa agli attori internazionali – e illumina le zone d’ombra spesso rimosse dalla storiografia ufficiale. Ne emerge un quadro complesso e drammatico, nel quale la stabilità democratica italiana nasce da un equilibrio fragile, frutto di compromessi, paure e conflitti irrisolti. Ombre sulla Repubblica è un libro indispensabile per comprendere le radici profonde dell’Italia di oggi
Dialoghi scomodi: Conversazioni aperte su politica e società a cura di Leonardo Elia
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GLI INTERVENTI DI LEONARDO ELIA
The Others - un altro punto di vista
Salute e benessere a cura di Leonardo Elia
mercoledì 29 aprile 2026
La resa dei conti. Dalla guerra civile alla violenza postbellica, il caso di Sant'Eufemia di Mimmo Franzinelli (Mondadori)
Nel maggio del 1945, quando la guerra è ormai terminata e la libertà sembra finalmente conquistata, a Sant'Eufemia - una piccola borgata alla periferia di Brescia - un gruppo di ex partigiani uccide una quarantina di persone tra ufficiali della X Mas, funzionari della Repubblica sociale italiana e civili. Un episodio rimasto sinora sepolto negli archivi e nella memoria pubblica, che rappresenta tuttavia un caso emblematico dell'atmosfera di quel periodo storico e che oggi è qui ricostruito grazie a uno straordinario fondo documentario mai visto prima. Nel suo nuovo saggio, Mimmo Franzinelli parte da questa vicenda per ricostruire il clima umano e politico in cui maturarono le violenze che seguirono la Liberazione, spesso affrontate dalla storiografia in chiave scandalistica o moralistica, e isolate dalle circostanze che le hanno generate. Collocato nel suo contesto, l'eccidio di Sant'Eufemia permette invece di osservare da vicino le tensioni accumulate durante vent'anni di dittatura e due anni di guerra civile. La ricchezza della documentazione ritrovata consente di seguire decisioni, conflitti interni e il progressivo scivolamento verso una giustizia sommaria, sfuggito al controllo dei Comitati di liberazione nazionale. Attraverso materiali inediti, testimonianze e atti giudiziari, l'indagine di Franzinelli racconta i mesi della lotta e i giorni del furore, ripercorrendo l'occupazione tedesca, la nascita della Resistenza, la formazione delle bande ribelli, la violenza interpartigiana, la repressione nazifascista e le ambiguità del dopoguerra, nel tentativo di rispondere a un interrogativo: come può accadere che giovani protagonisti della lotta per la libertà si trasformino, a loro volta, in spietati giustizieri? Sant'Eufemia diventa dunque uno specchio della violenza che accompagna la fine di ogni guerra, quando l'odio accumulato negli anni riemerge proprio nel momento in cui le armi dovrebbero tacere. Senza semplificazioni né assoluzioni, Franzinelli restituisce così a quella stagione tutta la sua complessità storica
Contro gli imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale di Vittorio Emanuele Parsi (Bompiani)
L'ordine internazionale liberale non esiste più. Viviamo in un mondo di lupi e di sciacalli. Adesso tocca a noi.
martedì 28 aprile 2026
lunedì 27 aprile 2026
domenica 26 aprile 2026
sabato 25 aprile 2026
venerdì 24 aprile 2026
Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia
L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.
Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è
una realtà.
Il blocco di Hormuz, ci priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima
fonte di energia, e non solo, considerando le
sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più
il sanzionatore che il
sanzionato.
Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il
prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti!
Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.
Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo,
cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare di rispondere ad una crisi
dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a
cui è arrivato il pacatissimo Michele Marsiglia di Feder Petroli.
Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo
sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una
Unione Europea, a trazione sempre più
baltica e nord europea.
Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di
Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro,
quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando
quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande
realtà culturale, reo di aver
accantonato la russofobia imperante .
In più svariate
industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella
produzione di droni militari. Noi quindi
sempre più belligeranti .
Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare,
perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le
cattive che noi guardiamo al Mediterraneo, che deve essere in pace, questo per
l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò
valorizzerebbe la nostra importante posizione geografica.
Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese
altrove.
Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto, ai fondi europei ha detto che i rapporti con
la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla
chiaro.
Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di
Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran,
Aviano invece è attiva, e il rifiuto di
un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la
sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza,
rinnovato per decenni da tutti i governi
precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.
È un buttare la palla
nel campo avversario, nel campo largo,
con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni che covano sotto la cenere, su collocazione
internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con
Bruxelles.
Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani,
Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare,
sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia, uno spazio geopolitico importante, con
l’obbiettivo di indipendenza
energetica che significa anche sovranità nazionale. Inoltre si potrebbe pensare
attraverso la Cassa depositi e
prestiti, al ritorno in possesso, pubblico , di giganti per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai
dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.
Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le
spaccature della possibile alternativa, e Giorgia lo ha capito.
I vincoli esterni, e
parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno
fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano
bene.
Forse è il momento che la politica si faccia carico di
questi temi.
E finirla finalmente con questa logica bellicista che
opprime la nostra società da anni.
Pubblico è sociale. Uso e funzione della proprietà dello Stato: il caso dei beni immobili di Roma Capitale di Francesco Valerio Della Croce (Castelvecchi)
Il dibattito sul ruolo della proprietà e dei beni pubblici si è concentrato soprattutto sull’equilibrio tra Stato e mercato, trascurando il nodo del rapporto tra patrimonio pubblico e uso sociale. All’espansione del privato nelle attività di interesse collettivo ha corrisposto un progressivo arretramento della proprietà pubblica, producendo una separazione artificiosa che contrasta con la Costituzione, la quale lega indissolubilmente proprietà e funzione sociale. La vicenda di Roma Capitale, segnata da uno sviluppo spesso privo di progresso, ne è un esempio emblematico. Oggi, i nuovi regolamenti comunali sulla gestione sociale degli immobili capitolini riaprono il confronto, dando spazio alla voce dei cittadini
giovedì 23 aprile 2026
Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl e Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta di Stefano D'Errico (PaperFIRST)
Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore. Prefazione di Peter Gomez
Materie prime, guerre e dazi. Dalla Mesopotamia a Marte di Alessandro Giraudo (ADD Editore)
In questa fase di disordine mondiale, in cui le norme internazionali sono messe in discussione, Alessandro Giraudo ci invita a guardare al passato per leggere il presente. I dazi tornano a essere un’arma per esercitare pressioni diplomatiche ed economiche, com’era nella Grecia del V secolo a.C. Il controllo dei passaggi marittimi continua a essere vitale, lo Stretto di Hormuz è ancora l’imbuto dell’economia mondiale, come ai tempi dello scontro tra Persiani e inglesi nel XVII secolo. Dalle prime coltivazioni dei cereali nella Mezzaluna fertile, 10.000 anni fa, al «corridoio del grano» ucraino del 2022, dalle campagne militari dell’impero romano mosse da logiche mercantili al braccio di ferro fra USA e Danimarca per gli idrocarburi della Groenlandia, o l’operazione «politica» in Venezuela per il petrolio, la storia è una successione di guerre e battaglie per accaparrarsi cereali, acqua, metalli, sale, spezie, pietre preziose, cavalli. E informazioni, perché scientia potentia est, quindi chi ha le informazioni detiene il potere
La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di ONG, media e università di Thomas Fazi (Guerini e Associati)
Un tema di cui nessuno parla: per la prima volta viene smontato pezzo per pezzo l’apparato aattraverso cui l’Unione europea ha costruito, finanziato e messo in funzione un sistema capillare di controllo della narrazione pubblica. Attraverso un’analisi documentata dei flussi di denaro verso ONG, media e università, il testo mostra come risorse pubbliche europee vengano utilizzate per produrre consenso artificiale, marginalizzare il dissenso e promuovere un’ideologia integrazionista presentata come neutrale e inevitabile. Ne emerge il ritratto di una «società civile» largamente cooptata, di un’informazione strutturalmente dipendente e di un’accademia trasformata in veicolo di legittimazione politica. Un’inchiesta che solleva interrogativi fondamentali sullo stato della democrazia in Europa e sul confine sempre più labile tra informazione, attivismo e propaganda. Prefazione di Marcello Foa
Ombre sulla Repubblica. Italia, 1945-1948: una guerra civile latente di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie)
Un libro fondamentale per comprendere la storia del nostro Paese 1945-1948: anni cruciali per l’Italia repubblicana, anni controversi e pe...
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In Europa può comparire su una maglietta, su un poster o in un elemento grafico ispirato al Giappone: un sole rosso da cui si irradiano lung...






