L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.
Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è
una realtà.
Il blocco di Hormuz, ci priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima
fonte di energia, e non solo, considerando le
sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più
il sanzionatore che il
sanzionato.
Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il
prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti!
Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.
Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo,
cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare di rispondere ad una crisi
dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a
cui è arrivato il pacatissimo Michele Marsiglia di Feder Petroli.
Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo
sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una
Unione Europea, a trazione sempre più
baltica e nord europea.
Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di
Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro,
quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando
quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande
realtà culturale, reo di aver
accantonato la russofobia imperante .
In più svariate
industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella
produzione di droni militari. Noi quindi
sempre più belligeranti .
Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare,
perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le
cattive che noi guardiamo al Mediterraneo, che deve essere in pace, questo per
l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò
valorizzerebbe la nostra importante posizione geografica.
Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese
altrove.
Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto, ai fondi europei ha detto che i rapporti con
la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla
chiaro.
Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di
Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran,
Aviano invece è attiva, e il rifiuto di
un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la
sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza,
rinnovato per decenni da tutti i governi
precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.
È un buttare la palla
nel campo avversario, nel campo largo,
con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni che covano sotto la cenere, su collocazione
internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con
Bruxelles.
Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani,
Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare,
sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia, uno spazio geopolitico importante, con
l’obbiettivo di indipendenza
energetica che significa anche sovranità nazionale. Inoltre si potrebbe pensare
attraverso la Cassa depositi e
prestiti, al ritorno in possesso, pubblico , di giganti per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai
dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.
Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le
spaccature della possibile alternativa, e Giorgia lo ha capito.
I vincoli esterni, e
parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno
fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano
bene.
Forse è il momento che la politica si faccia carico di
questi temi.
E finirla finalmente con questa logica bellicista che
opprime la nostra società da anni.







