Cerca nel blog

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

mercoledì 8 luglio 2026

Il Ritorno al Futuro del generale Vannacci - Intervento di Leonardo Elia

In un panorama politico italiano che già vede all’orizzonte le politiche del 2027, il primo terremoto rappresentato da Futuro Nazionale del generale Vannacci è una realtà.

L’autore del caso editoriale “ il mondo al contrario” forte della sua popolarità, entra in politica, cooptato da Salvini, nella Lega, viene eletto al Parlamento Europeo, e dopo due anni tradisce il suo mentore, forma un partito tutto suo, Futuro Nazionale.

Divora la Lega , alcuni sondaggi lo dicono addirittura  in vantaggio sul suo ex partito,  ruba consensi anche a Fratelli d’Italia, che si sentono scavalcati a destra.

Il  suo serbatoio elettorale è quello degli scontenti che si sentono traditi dalle politiche di questo governo,

conquistato con  parole d’ordine contro l’immigrazione, per la sovranità, per la sicurezza. Prima gli italiani.

È l’Italia delle periferie insicure, dei lavoratori poveri, che tradita dai partiti, da un governo che non ha un abbozzo di politica industriale, l’Ilva insegna, attribuisce ad altri poveri i problemi che la affliggono.

Con Renzi, si dice abbia avuto contatti con il generale al momento dello strappo, che vede in futuro nazionale semplicemente una perdita di base elettorale per questo governo. In funzione di un’alternanza , di cui è sicuro di far parte.

Per me Vannacci è un arma di distrazione di massa.

Mi spiego meglio.

Devia il malcontento delle fasce più deboli della popolazione, i traditi dai tagli alla sanità, al wellfare,gli esposti alla criminalità di quartieri periferici e abbandonati, verso altri poveri, che sono qui da noi perché sono manodopera servile, schiavi o quasi, la cui gestione è esternalizzata alla malavita più o meno organizzata. Interi comparti produttivi, come l’agricoltura e la ristorazione reggono per la manodopera a basso costo rappresentata  dagli immigrati.

Quindi la discussione si indirizzerà sull’accoglienza non toccando argomenti importanti come il finanziamento alle milizie di torturatori che gestiscono il passaggio dei migranti e che si arricchiscono con   un fiorente mercato nero del petrolio. Tagliagole  che impediscono ai reclusi di tornare nei paesi di origine.

Tutto il fracasso per il rilascio e il rimpatrio di Al Masri, tra il governo e l’ opposizione, senza che nessuno dicesse che il libico è stato “assunto” dal ministro Minniti, Pd, per rallentare l’arrivo dei migranti, trattenendoli con sevizie ed estorsioni in campi di concentramento in Libia.

L’opposizione che pensa solo alle coalizioni subirà   Vannacci, le sue parole d’ordine , non pensando ad un programma di governo , chiaro, che definirebbe una reale  alternativa politica.

Distrazione è questo, portare la discussione politica lontana dai temi importanti , come  per esempio sui  nostri  rapporti con Israele  ,  non dimentichiamoci che il generale  è fortemente filo israeliano .

Togliendo dall’imbarazzo il Pd che al suo interno, anche senza la Picerno, ha importanti frange filo sioniste, che spiegano l’immobilismo, non solo del partito ,ma anche del blocco sociale che lo vota, insieme a molti intellettuali di riferimento, nei confronti del genocidio in atto a Gaza, dell’aggressione del Libano e dell’Iran.

Israele vuol dire  destabilizzazione del mare su cui noi ci affacciamo, il Mediterraneo, la nostra porta di casa.

Distrazione di massa sono le prese di posizione del generale, sul 25 aprile, non riconoscerlo come data fondante della nostra repubblica, scatenando le solite  discussioni  su fascismo e antifascismo, che sottraggono tempo e attenzione ad argomenti per me ben più importanti come aprire finalmente  un confronto sui vincoli esterni che ci affliggono come Unione Europea, Nato e Stati Uniti, che da decenni significano la nostra  sovranità limitata, il nostro essere un protettorato.

Perché piuttosto che pensare al rimpatrio dei migranti, cosa  tra l’altro difficile da attuare, bisognerebbe agire sull’Unione Europea, che incentiva l’arrivo di manodopera a basso costo.

Aiutando gli stati  del sud del mondo, a conquistare la loro decolonizzazione , e a lottare contro la feroce ricolonizzazione portata avanti dalla parte del mondo sbagliata a cui apparteniamo.  Questo scontro epocale produce le migrazioni . Bisognerebbe pensare  a quello che faceva Enrico Mattei. Prendere posizione in questo conflitto  farebbe bene anche a noi italiani, per farci riscoprire il valore dell’ autonomia. Sarebbe per noi  educativo. E di emancipazione anche dai servi sciocchi di Bruxelles.

E come il giovane capo del governo senegalese, che vuole rivedere le concessioni minerarie e di pesca, per mettere a disposizione del suo popolo, dei suoi giovani, per non farli emigrare, risorse sottratte fino ad ora dalle multinazionali occidentali.

La nostra Italia, potrebbe pensarsi  come potenza regionale di pace attraverso la  diplomazia, cosciente della posizione centrale che occupa nel Mediterraneo , né più ne meno  quello che, tra difficoltà del mondo bipolare della guerra fredda , perseguivano i politici della prima repubblica. Enrico Mattei, Moro , Craxi, Fanfani,  dialogavano con tutti, e  agivano nell’interesse nazionale.

Potenza regionale di pace che non segua la politica guerrafondaia di Bruxelles, che non accetti lo slogan di più Europa, se vuol dire riarmo, che sposti l’asse della EU, dal Baltico, e le sue follie, facendo pesare di più la visione mediterranea, nel nostro interesse.

Una opposizione che se vuole essere di governo non si faccia distrarre con discussioni che non portano a nulla, ma che abbia come obbiettivo il ritorno della sovranità nazionale, che è democrazia parlamentare.

Un’Italia che chieda finalmente ragione dell’utilizzo delle basi americane sul suo territorio , conscia dell’importanza che la sua geografia gli dà, centrale nel mediterraneo .

Considerando poi  che in politica  il vuoto non esiste , la Turchia  ci ha sostituito in Libia e di fronte al nostro Salento, c’è il  tentativo in Albania di creare un avamposto sionista nell’isola di Saseno, tra l’altro pericolosamente  vicino al gasdotto Tap ,contrastato giustamente dal popolo albanese.  Aree in cui noi fino a poco tempo fa eravamo presenti, pacificamente, ma di cui  ci siamo disinteressati, e rischiamo di trovarci a poche miglia marine da Otranto una base israeliana mascherata da resort. Cosa non buona.

Il programma di un possibile governo futuro dovrebbe richiamare questi temi, non farsi distrarre da altro.

Dimenticavo il convitato di pietra, il tema  assente colpevolmente dal dibattito politico : la tassazione degli extra profitti delle banche e dei petrolieri, risorse sottratte ai territori  , che non dovrebbero  andare nelle tasche degli investitori come dividendi ma dovrebbero tornare ai territori per finanziare servizi, sanità, istruzione, wellfare, infrastrutture. Considerando che la politica di riarmo  produrrà solo macelleria sociale, ecco gli  spunti di riflessione per  costruire un’alternativa politica  di sistema e non la solita alternanza tra simili di diverso colore , come è successo fino ad ora.

 

 

.

 


Trump e Infantino: il mondiale dei bulli!

 

ULTIME NOTIZIE 7/7/2026 A KIEV SONO DISTRUTTE LE MUNIZIONI A URANIO, TRUMP E ZELENSKY SI INCONTRANO

 

NATO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

 

giovedì 2 luglio 2026

Io ero la numero 5. Racconti delle donne palestinesi prigioniere nelle carceri israeliane (Momo Edizioni)

 «Nessuno è in grado di trasmettere la paura e la forza umana al cuore dei carcerieri se non coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le condizioni della prigionia, dell’occupazione, del genocidio e hanno trovato il coraggio di raccontarle». Io ero la numero 5 è il racconto della violenza sistematica inflitta alle donne palestinesi nelle carceri israeliane. Corpi spogliati, numerati, umiliati; vite sospese tra torture, interrogatori e paura. Ma dentro l’orrore della detenzione emerge anche una resistenza irriducibile: quella di donne che scelgono di testimoniare, trasformando il dolore in memoria e accusa politica. Un libro necessario, che rompe il silenzio sul genocidio in Palestina e restituisce volto e voce a chi si è tentato di cancellare. CISS è un’organizzazione della società civile e una ONG di Palermo attiva nei sud del mondo dal 1985. Promuove interventi per la tutela dei diritti umani e lavora ogni giorno per innescare un cambiamento reale, durevole e umano. L’illustrazione in copertina è di Valeria Corsini




Jordan Bardella. Un trentenne all'Eliseo? di Daniel Peyronel (Castelvecchi)

 Da Napoleone Bonaparte a Charles de Gaulle, da Emmanuel Macron a Jordan Bardella? A soli trent’anni il politico di origini italiane cresciuto nella periferia di Parigi è pronto a raccogliere l’eredità della dinastia Le Pen e a guidare il Rassemblement National verso una sfida fino a ieri impensabile: la conquista dell’Eliseo. Mentre il futuro politico di Marine Le Pen si fa sempre più incerto, un’alternativa si fa strada: il piano B. B come Bardella. Intrecciando biografia, strategia politica e trasformazioni sociali di una Francia smarrita, Daniel Peyronel racconta l’ascesa del giovane presidente del Rassemblement National: dagli esordi politici al vertice del partito, dalla consacrazione sui social al fidanzamento con Maria Carolina di Borbone. Come ha fatto Jordan Bardella a diventare il volto di una nuova generazione conservatrice e uno dei leader più popolari del Pays des Lumières? Che rapporto lo lega a Marine Le Pen? La sua giovane età sarà un limite o una forza? Riuscirà a federare le destre francesi sul modello di Giorgia Meloni? Di sicuro, un suo arrivo all’Eliseo sarebbe un terremoto politico non solo per la Francia, ma per l’intera Europa





Mafia. Una storia globale di Ryan Gingeras (Il Saggiatore)

In un presente in cui le organizzazioni criminali sono diventate più fluide, diffuse e ibride, spesso intrecciate con terrorismo e mercati finanziari legali, Mafia è un invito a riconoscerne la presenza secolare come una struttura plastica e resistente, capace di adattarsi a ogni contesto: una pece nera che da sempre penetra nelle crepe del potere, colmandone i vuoti fino a essere essa stessa a dettarne le scelte. Prefazione di Roberto Saviano.


Dalla nascita di camorra e Cosa Nostra nel Sud Italia postunitario alle triadi cinesi sorte dal collasso della dinastia Qing, fino alla proliferazione dei cartelli del narcotraffico in Messico, Mafia racconta i tre secoli di vita della criminalità organizzata come una storia unitaria e globale: la sua ascesa, il suo consolidamento, le sue metamorfosi. Una narrazione che attraversa le epoche e i continenti rivelandoci in che modo queste organizzazioni malavitose siano sempre state lo specchio delle società che le hanno generate. Ryan Gingeras ci mostra i meccanismi nascosti delle mafie mondiali, spiegandoci come esse non emergano mai in un vuoto storico, ma si innestino su crisi e rivolgimenti decisivi. Le mafie sfruttano le restrizioni normative, come quella del proibizionismo americano che trasformò il boss di quartiere Al Capone in un’icona globale del crimine. Talvolta, è lo stesso potere ufficiale ad alimentarle per il proprio tornaconto – è il caso della yakuza giapponese, utilizzata come pedina anticomunista nel secondo dopoguerra. La loro ambizione è sostituirsi allo stato, testarne i limiti e, nella loro espansione tentacolare, riscrivere di volta in volta i rapporti tra politica, violenza ed economia. Esaminando gangster diventati figure mitologiche – i fratelli Kray, John Gotti, Pablo Escobar, El Chapo – e film di enorme successo, Gingeras individua il fascino dell’immaginario legato alla mafia proprio nel suo dire apparentemente qualcosa di più rivelatore e vero della storia ufficiale.




Il Ritorno al Futuro del generale Vannacci - Intervento di Leonardo Elia

In un panorama politico italiano che già vede all’orizzonte le politiche del 2027, il primo terremoto rappresentato da Futuro Nazionale del ...