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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

mercoledì 4 febbraio 2026

To be or not to be ... Novak Djokovic! Intervento di Leonardo Elia

Agli Australian Open di tennis la finale è stata vinta dallo spagnolo Alcaraz, battendo Djokovic, serbo.

Non ho mai giocato a tennis , è uno sport che non conosco, ma mi è comunque dispiaciuto che nelle semifinali sia stato battuto il nostro bravissimo Sinner da Djokovic.

Ma parliamo del campione serbo.

Djokovic incarna le quattro parole che un tempo significavano la sinistra, comunità, identità, sovranità, tradizione, una collocazione del singolo in una storia, nella storia.

Non significano esclusione, ma danno , devono dare un sostrato a tutti noi, devono dare una base a qualunque critica ad un’ordine costituito.

il nostro è serbo, legatissimo alla sua comunità di appartenenza, suo padre un serbo kossovaro.

Si dice che abbia scritto su una telecamera, che il Kossovo è il cuore della nazione serba.

Djokovic è un personaggio con luci ed ombre, ma non si può non dire che oltre ad essere un grande campione, un grande sportivo, difetti di spina dorsale, come quando rifiutando la vaccinazione nella pandemia fu trattenuto in un centro per migranti in Australia, e gli fu impedita la partecipazione agli Australia Open 2022.

Per vincerli l’anno dopo,  invitato a partecipare da quegli stessi organizzatori .

Appartenere ad una comunità, identificarsi vuol dire anche, esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi la governa, appoggiando le proteste studentesche che si trascinano in Serbia da mesi.

E per questo abbandonare la patria e trasferirsi con la famiglia in Grecia.

Il suo attaccamento al Kossovo, dovrebbe farci pensare all’operazione Nato, Allied Shield ,non approvata dall’Onu contro la Serbia, che costò la vita a molti civili, in cui fu colpita l’ambasciata cinese, fu creato uno stato, che per esempio Spagna e Romania  non riconoscono, piazzato al centro dei Balcani che ha sul suo territorio una enorme base americana.

Lo stato, la repubblica del Kossovo governata dai capi ,ultranazionalisti, degli insorti albanesi, che , con l’appoggio di noi europei , stanno creando più di qualche problema alla minoranza serba, che vive lì da secoli.

Allied shield a cui l’Italia ha concesso   lo spazio aereo, anche partecipando direttamente ai bombardamenti in Serbia, un paese con cui abbiamo avuto sempre rapporti stretti, il nostro “estero Vicino”.

Massimo d’Alema presidente del consiglio  si giustificò dicendo che se avessimo fatto diversamente, saremmo stati isolati (sic). Oltre che per fermare un genocidio in atto. Ricordo che applicare il termine genocidio ad accadimenti, da parte di istituzioni, rimanda sempre a valutazioni politiche. Vedi la non applicazione per il massacro di Gaza.

 Allora Vicepresidente Mattarella, anche ministro della difesa, che a Marsiglia l’anno passato, paragona la Russia al Terzo Reich,e ora, presidente della repubblica , capo supremo delle forze armate, rimane in silenzio quando l’esercito israeliano nel sud del Libano fa fuoco con l’artiglieria su posizioni occupate dai nostri soldati dell’Unifil, e si accontenta della convocazione di Tajani dell’ambasciatore israeliano, quando un israeliano in cis Giordania obbliga due carabinieri, in missione istituzionale, a mettersi in ginocchio davanti a lui, minacciandoli con un’arma.

Sull’uomo  Djokovic si può discutere, come tutti è una persona  con luci ed ombre, ma con tutte  le sue contraddizioni , non difetta di schiena dritta. E nella società in cui viviamo c’è un’estremo bisogno di persone con la schiena dritta.

A proposito di uomini con spina dorsale e con cervello funzionante è stato ucciso in Libia, il figlio di Gheddafi, che forse, per il suo carisma, per la sua autorevolezza, avrebbe potuto unificare e pacificare quello sfortunato paese.

Nell’interesse dell’Italia. Ma questa è un’altra storia.

 



U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra di Pietro Grasso (Feltrinelli)

 «Ho visto lo Stato vincere non solo arrestando i mafiosi, ma rispettando la legge anche con chi ne era stato il nemico.»


Questo libro entra nell’aula bunker di Palermo e ci fa sedere in prima fila, là dove l’Italia ha smesso di tacere. Il Maxiprocesso non è stato soltanto un evento giudiziario: è un romanzo nazionale di sangue e denaro, paure e resistenze, in cui la lingua delle carte si accende in scene, volti, voci. Pietro Grasso, uno dei suoi protagonisti, ricostruisce – con prosa limpida e rigore assoluto – la trama fittissima che lega la guerra di mafia alle rotte internazionali dell’eroina, la provincia contadina alle alleanze con New York, gli sportelli bancari di Lugano ai cantieri del cemento palermitano. La narrazione segue il ritmo del dibattimento: l’ingresso dei parenti delle vittime, le deposizioni che si incrinano in silenzi, la dignità ferita di chi chiede solo giustizia. Rivediamo gli investigatori che hanno pagato con la vita (Boris Giuliano, Emanuele Basile) e grandi magistrati come Falcone e Borsellino; ascoltiamo la voce delle vedove e il coraggio delle donne che si sono costituite parte civile. Davanti, nelle gabbie, l’altra faccia del Paese: i Corleonesi, i grandi trafficanti, i pentiti Buscetta e Contorno, gli insospettabili dei salotti buoni, le minacce a microfono aperto. Atti, rogatorie, intercettazioni diventano racconto vivo: laboratori sotterranei, pescherecci carichi di droga, navi fermate a Suez, conti cifrati in Svizzera, valigie di dollari sporchi arrivati dalle pizzerie del Bronx, affari con industriali e faccendieri. Intorno, una borghesia che spesso finge di non vedere, e talvolta tiene il registro. Qui la storia non cerca scorciatoie: distingue, scava, mette in fila i fatti e le parole, mostrando il punto esatto in cui la verità processuale incontra (o manca) la verità storica. Questo è il racconto di come, in un’aula verde come un’astronave, l’Italia ha imparato a chiamare le cose con il loro nome. E di come quelle parole – finalmente dette – hanno cominciato a cambiare il corso della nostra storia. Il 10 febbraio 1986, dentro l’aula bunker di Palermo, il Paese impara a pronunciare la parola “mafia” guardandola in faccia: voci, carte, corpi, denaro. Il Maxiprocesso non chiede di scegliere da che parte stare: porta dove le scelte sono già costate tutto





L’IPOCRISIA DELLA PSEUDO SINISTRA ITALIANA.

"Vannacci se ne va dalla Lega": e uno stica**i non ce lo metti?

La rivincita dei neocon (con Dario Fabbri) - Il Grande Gioco

DRAGHI e la FINE della DEMOCRAZIA - Gabriele Guzzi

Arriva la conferma: Saif al-Islam Gheddafi è stato ucciso in Libia

 











Saif al-Islam Gheddafi, figlio ed ex delfino del defunto rais Muammar, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella città di Zintan, in Libia occidentale, dove risiedeva da anni.  La notizia ripresa da fonte libica e poi rilanciata da Al Jazeera,  riporta d’attualità le ferite mai rimarginate del Paese. 

Botte da orbi

 Di Marco Travaglio, IL Fatto Quotidiano del 3 febbraio 2026


Quando un poliziotto viene picchiato da un manifestante, noi stiamo col poliziotto. Esattamente come, quando un manifestante viene picchiato da un poliziotto, noi stiamo col manifestante. Stare sempre col picchiato e mai col picchiatore, salvo i casi di legittima difesa, non è un’idea particolarmente originale, anzi è così scontata che non ci sarebbe neppure bisogno di esprimerla. Ma nel manicomio del dibattito politico-mediatico diventa quasi rivoluzionaria, perché c’è chi sta sempre col poliziotto e chi sta sempre col manifestante, qualunque cosa facciano. Poi c’è chi chiede a quanti manifestano pacificamente o non manifestano proprio ma stanno all’opposizione di “prendere le distanze” dai violenti anche se non sanno neppure chi siano, dunque non sono affatto vicini (ergo non possono distanziarsene). Di solito chi viene invitato a prendere le distanze da gente distantissima da sé subisce il ricatto morale e ne prende le distanze. Ma non basta mai, perché chi gliel’ha intimata giudica insufficiente la sua presa di distanze e ne pretende una seconda più distanziata della prima. Servirebbero degli infermieri che lo portino via, ma sono impegnati a medicare il tizio picchiato, di cui non frega una mazza a nessuno se non per usarlo nella polemichetta di giornata.




Il grande gioco di Elon Musk: SpaceX compra xAI e si avvicina lo sbarco a Wall Street

 Elon Musk sta riorganizzando il suo impero imprenditoriale e la sua compagnia di punta, SpaceX, ha messo in campo 250 miliardi di dollari per acquistare xAI, controllata al 53% dall’uomo più ricco del mondo e che ha come soci il fondo saudita Kingdom Holdin, il principe di Riad Alwaleed bin Talal, investitori Usa come Vy Capital, Valor Equity Partners, l’onnipresente BlackRock e vecchie conoscenze del venture capital a sostegno delle tecnologie Usa come Andreessen Horowitz e Sequoia Capital




il Venezuela cede, l’Iran tratta, l’India sconiglia, Musk gongola: Trump fa a pezzi il Sud Globale?

David Bowie - Space Oddity (Official Video)

Trova l'errore - Moltbook ovvero il Social degli AI Bot con gravi rischi per la sicurezza

Trova l'errore - l'Europa e gli Stati Uniti in un cul-de-sac

Trova l'errore - Epstein Files: celebrità, politici, imprenditori, e servizi segreti

martedì 3 febbraio 2026

Dalla parte giusta. Storie di eroi sconosciuti delle forze di polizia di Gennaro Capoluongo (Mursia)

 «Poliziotti coraggiosi e silenti che, lontani dai riflettori mediatici, cercano di proteggere cittadini onesti.» La sicurezza non è solo ordine pubblico: è benessere sociale, fiducia nello Stato, speranza nel futuro. Con questo spirito Gennaro Capoluongo, uomo delle istituzioni e investigatore di lungo corso, ci conduce dietro le quinte del lavoro quotidiano delle Forze di Polizia. Attraverso una raccolta di memorie autentiche, racconta il volto umano della legalità: storie di agenti, funzionari e collaboratori che operano nell’ombra con coraggio, dedizione e profondo senso civico. Dalla lotta alla criminalità organizzata in Italia alle missioni internazionali contro il terrorismo e i traffici illeciti, passando per esperienze presso Interpol, Europol e le Nazioni Unite, l’Autore restituisce uno spaccato vivido, emozionante e inedito di chi lavora per proteggere i più fragili. Un libro necessario, per comprendere quanto la sicurezza di un Paese sia connessa al valore degli uomini e delle donne che la garantiscono. Perché essere «dalla parte giusta» non è un motto: è una scelta quotidiana



Gli aspetti meno conosciuti degli Epstein files - INMR 3/2/2026

LA PAZIENZA È FINITA: GRAVE RISPOSTA DI PUTIN A TRUMP E ZELENSKIJ

Usa vs Cina, ecco la guerra che Trump ha già perso

Cosa c’è dentro gli Epstein Files?

Solidarietà da salotto e disgusto per la piazza - IN PRIMO PIANO - L'Antidiplomatico

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Iran: I negoziati in corso e le misteriose esplosioni per bloccarli

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La demolizione controllata della rete elettrica ucraina | Francesco Dall’Aglio

1812 Overture - Tchaikovsky (War and Peace 1967)

lunedì 2 febbraio 2026

Guerre giuste e ingiuste. Una discussione morale con esempi storici di Michael Walzer (Garzanti)

 Promuovendo il valore della pace senza mai perdere di vista la complessità del reale, Guerre giuste e ingiuste ha modificato irreversibilmente il modo in cui la nostra società guarda all'etica dello scontro, al punto da essere oggi considerato un vero e proprio classico del pensiero moderno.

«A volte è giusto combattere, e a volte i soldati combattono in modo giusto. Nessuno che sia cresciuto durante la Seconda guerra mondiale può dubitare dell'esistenza di guerre giuste, oltre che ingiuste. Ma è altrettanto vero che a volte è sbagliato combattere, e a volte i soldati combattono in modi sbagliati.»


Su tali premesse si basaGuerre giuste e ingiuste, «libro di moralità pratica» in cui il filosofo e politologo Michael Walzer mira a formulare insegnamenti universalmente validi attraverso l'analisi di fatti storici. Con l'obiettivo di stabilire se e quando è possibile giustificare una guerra, e quali limiti debba porsi chi la intraprende, Walzer disamina le questioni morali che sorgono prima, durante e dopo un periodo più o meno lungo di aperta ostilità tra cittadini, popoli o paesi – dall'assedio di Melo durante la guerra del Peloponneso alla successione spagnola, dalla guerra in Vietnam al conflitto, dolorosamente attuale, nella striscia di Gaza




DIEGO FUSARO: Guerriglia urbana a Torino per Askatasuna: il mio punto di vista

ANZIANI non OSANO più USCIRE di casa. Cosa succede a BERLINO?

Il governo Meloni non aspettava altro che le violenze di Torino (nel video vi spiego perché)

To be or not to be ... Novak Djokovic! Intervento di Leonardo Elia

Agli Australian Open di tennis la finale è stata vinta dallo spagnolo Alcaraz, battendo Djokovic, serbo. Non ho mai giocato a tennis , è uno...