Gli Emirati arabi Uniti , come anche le altre monarchie del golfo , messi in crisi dalla guerra e blocco dello stretto di Hormuz.
Mancando della liquidità per l’impossibilità di esportare e
per l’insicurezza dovuta al conflitto in
corso, hanno chiesto agli Stati Uniti dollari.
In caso di risposta
negativa le transazioni per la vendita
degli idrocarburi le avrebbero regolate in altre valute, cinesi in particolare
e avrebbero liquidato assett, sempre in dollari , per procurarsi il denaro a
loro necessario . E la Federal reserve ha subito risposto positivamente. Non
poteva correre questi rischi.
Perché? La valuta di riferimento in questo settore economico
è il dollaro, il petrodollaro, che ha sempre dato una quantità enorme di
ricchezza a quei paesi, ricchezza reinvestita negli Usa .
Se ci fosse stata la “fuga” dagli investimenti degli
emiratini, beh ,per Wall Street ci sarebbe stato più di qualche problema.
Mettendo in crisi ,tutto il sistema finanziario
internazionale, che regge da decenni l’egemonia americana.
Se a questo si aggiunge, la perdita di credibilità degli Usa
in questo conflitto, che hanno di fatto privilegiato
la difesa del loro alleato sionista e
trascurato le monarchie del golfo, non bisogna dimenticare che sono dei giganti
economici, ma dei nani militari e politici, ci si rende subito conto
dell’accortezza della risposta iraniana all’aggressione, che con il blocco di
Hormuz ha messo in crisi tutto un sistema economico, e di concerto , devastando le basi americane
nella regione, ha eliminato la presenza militare Usa che le tutelava e rassicurava. Tutta l’area ha
avuto una crisi da insicurezza, e gli sceicchi
, hanno ricordato a Washington la loro importanza.
E l’Europa?
L’impronta in politica internazionale di uno stato si misura attraverso le capacità militari, la
forza, la deterrenza e ancor di più attraverso la diplomazia, che detta la direzione , che è diretta emanazione della politica.
In Europa, la diplomazia , di cui siamo stati maestri fino a
poco tempo fa, non esiste più, allineati
da un’Unione Europea, che inizia a
mostrare le sue crepe, le sue
contraddizioni, mossa da una logica di guerra, priva del consenso popolare ed
espressione diretta delle volontà di
oltreoceano.
Mi riferisco all’alimentare la guerra in Ucraina, alle porte
di casa , con l’ insensata russofobia dilagante, privandosi, non nel nostro interesse , di
quell’enorme ed essenziale per un’area manifatturiera come è l’Europa, fonte di risorse come è la
Russia. Per interesse non nostro.
L’impossibilità di svincolarci da volontà , ormai a noi
estranee, che impediscono all’ Unione Europea, Germania e Italia si sono
opposte, di sanzionare il regime criminale di Tel Aviv, che tra l’altro ha
scatenato questa guerra insensata contro l’Iran.
Non prendendo una posizione chiara, la Spagna lo ha iniziato a
fare, nei confronti di chi sta trasformando il Mediterraneo, in una enorme e
pericolosissima, per tutti noi, area di altissima instabilità.
Non pensando al tributo di sangue dato dalla gioventù
ucraina, e russa , in una guerra mossa da interessi estranei a tutti noi
europei, non pensando al genocidio a Gaza, Libano, al costo umano e politico
dell’aggressione all’Iran.
Continuiamo a mettere sanzioni a tutti, che penalizzano più il sanzionante che il sanzionato.
Queste guerre non sono le nostre guerre, e la diplomazia
serve a questo , e la politica di riarmo di Bruxelles è nell’interesse dei
soliti noti, al di qua e al di là dell’ Atlantico, non è nell’interesse dei
popoli europei.
Il grande Otto Von Bismarck diceva che la politica è l’arte
del possibile.
La diplomazia è figlia della politica. E la politica trova
fondamento nella sovranità nazionale e si alimenta nell’interesse nazionale e
nel sentire di un popolo.
E questo che manca ora in Europa, e forse in tutto quello
che si autodefinisce occidente collettivo.
Che tristezza. Spero che le cose cambino e il più presto
possibile.
Intanto gli Emirati escono dall’Opec, e Trump gode di questa
scelta. Gli imperi hanno bisogno di alleati.
Senza alleati non valgono nulla, e le alleanze devono
influenzare la politica dell’egemone, è bene che l’Europa, e l’Italia lo
capisca.





