Dialoghi scomodi: Conversazioni aperte su politica e società a cura di Leonardo Elia
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sabato 28 marzo 2026
TINA. La cultura britannica al tempo di Margaret Thatcher di Silvia Albertazzi (DeriveApprodi)
TINA è l’acronimo del famigerato slogan di Margaret Thatcher: There Is No Alternative, ovvero non c’è alternativa al capitalismo. Questo libro lo mette radicalmente in discussione, indagando proprio le alternative con cui, negli anni Ottanta del Novecento, narrativa, cinema, musica e arti visive si oppongono alla colonizzazione capitalistica dell’immaginario. Mentre la politica propugna uno sfrenato individualismo, tante opere ripercorrono storie collettive, dando voce e volto a emarginati, migranti e gruppi delle minoranze. L’autrice si sofferma sulle canzoni di protesta, su film e romanzi che producono una satira della famiglia e dell’etica mercantilistica, sulle rappresentazioni fotografiche e i resoconti narrativi delle rivolte urbane, dei grandi scioperi e della vita nelle periferie. Completano il lavoro un’introduzione sulla situazione socio-culturale britannica degli anni Settanta e una conclusione sul ritorno degli anni Ottanta nella narrativa del XXI secolo. Attraverso l’analisi delle forme culturali di opposizione alla politica thatcheriana, il volume afferma che le alternative sono sopravvissute alla Lady di Ferro
I Fugger e la banca d'affari a cura di Angelo Cerino (Oaks Editrice)
A partire dal Cinquecento, in tutta Europa il potere reale passa dalle case regnanti alle dinastie di banchieri, che poco alla volta aumenteranno il loro potere, tanto da finanziare sia il Papato che il Sacro Romano Impero, diventandone, di fatto, i veri gestori della politica
Soldi e sangue. Economia di guerra e servizi segreti: la rete invisibile tra nazisti e alleati di Enrico Cernigoi (Giunti Editore)
Fuga dal capitalismo. Un libro che apre gli occhi, finalmente di Clara E. Mattei (Fuoriscena)
Questo libro è l’edizione rivista, aggiornata e ampliata del saggio "L’economia è politica", pubblicato per la prima volta da Fuoriscena nel novembre 2023 e più volte ristampato. Un caso editoriale che ha contribuito a modificare profondamente il racconto consueto dell’economia da cui siamo intossicati, fornendoci una nuova lente critica capace di mettere a fuoco la vera natura del sistema economico in cui viviamo. Clara Mattei è una giovane economista italiana che ha insegnato alla New School for Social Research di New York e oggi insegna all’Università di Tulsa, in Oklahoma, dove ha fondato il FREE (Forum for Real Economic Emancipation), uno spazio libero in cui esplorare l’alternativa della partecipazione attiva e democratica nell’economia, che descrive come «una cura alla depressione esistenziale che questa società produce, ma anche un laboratorio in cui mettere in pratica idee coltivate da anni». Nel 2022 ha scritto "The Capital Order", inserito dal «Financial Times» tra le dieci pubblicazioni più influenti dell’anno a tema economico. La sua lettura recupera e rilancia con forza la lezione dei grandi classici, da Smith a Ricardo a Marx, attaccando in modo dirompente quella naturalizzazione dell’economia che ci porta a considerare quest’ultima come una scienza esatta, rigorosa, pura, definita da modelli matematici rispetto ai quali non possiamo fare nulla, solo adattarci. I tempi sono ormai maturi per smascherare le falsità insite in tale visione. Questo libro introduce una nuova prospettiva emancipatrice, capace di rivelare la trama nascosta dietro le questioni economiche centrali nella discussione pubblica
venerdì 27 marzo 2026
La rivoluzione mondiale e il diritto di Vittorio Emanuele Orlando (La nave di Teseo)
Un classico del pensiero politico e giuridico che non smette di ispirare nei lettori di oggi una riflessione necessaria sui limiti dello Stato, sulle sfide della pace e sulle domande della giustizia.
giovedì 26 marzo 2026
Mai più di Anna Foa (Laterza)
Dopo il grande successo di Il suicidio di Israele (Premio Strega Saggistica 2025), Anna Foa ha sentito l’urgenza di rispondere a queste domande, con la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni mette a rischio il patrimonio di valori che abbiamo costruito attorno alla memoria della Shoah e per rivendicare, oggi più che mai, un ‘Mai più’ che valga per tutte le donne e gli uomini. A prescindere da ogni credo e identità.
Limes. Rivista italiana di geopolitica (2026). Vol. 2: L' America ingolfa il mondo
Il nuovo numero di Limes, in uscita il 14 marzo, s’intitola L’America ingolfa il mondo. Il volume fa il punto sulla guerra contro l’Iran e sulla crisi d’identità degli Stati Uniti, tra privatizzazione dei poteri, discordia sociale e tentativo di esportare la rivoluzione conservatrice. Gli articoli della prima parte – Guerra all’Iran – ricostruiscono i (non) motivi che hanno portato l’America e Israele ad attaccare la Repubblica Islamica, tentando di analizzare gli scenari di lungo periodo di questa ennesimo conflitto mediorientale, oramai allargatosi all’intera regione. Nella seconda parte – L’impero si divora – il volume analizza la crisi e la dispersione dei poteri, indagandone le cause profonde e mostrando come i processi di privatizzazione dello Stato minino la capacità strategica della superpotenza. Oltre che la sua coesione interna. Alla Frantumazione sociale è infatti dedicata la terza parte del volume, che fa il punto sulla crisi d’identità degli Usa e su come l’amministrazione Trump, nel tentativo di governarla o reprimerla, la stia in realtà alimentando. Tra le questioni indagate vi sono il nichilismo dei giovani, la rivoluzione digitale e le tendenze neomonarchiche sempre più diffuse. Nella quarta e ultima parte – L’internazionale dei nazionalisti – il centro dell’analisi si sposta sul tentativo dei trumpiani di esportare la rivoluzione Maga. Pur concentrandosi sulle estroflessioni polacche, francesi e tedesche del progetto nazionalista, il volume dedica particolare attenzione al ruolo dell’Italia in questo processo
Da vicino. Raccontare la guerra oggi a cura di Paolo Giordano (Einaudi)
La guerra, da vicino. Scritta e raccontata da chi è andato a vederla direttamente, da chi sa che soltanto «lì», di fronte alla distruzione, in mezzo alla violenza e alle conseguenze del suo passaggio, guardando negli occhi le persone che la stanno subendo o combattendo, si può davvero capire e restituire ai lettori cosa sono i singoli, irrisolvibili conflitti del presente.
Mentre lo scenario geopolitico diventava di anno in anno più complesso, violento e preoccupante, in Italia si è fatta strada una generazione di giornalisti, scrittori, reportagisti che ha scritto «di guerra» in maniera nuova, più intensa, vibrante, attraverso generi e media nuovi. Paolo Giordano, che da scrittore ha fatto i conti con il mondo mentre cambiava attraverso i suoi reportage in Ucraina, Israele e altri territori più o meno caldi, ha raccolto intorno a sé alcune delle migliori firme che hanno raccontato, con articoli, reportage, podcast, la guerra oggi: Cecilia Sala (Chora), Annalisa Camilli («Internazionale»), Daniele Raineri («il Post»), Nello Scavo («Avvenire»), Lorenzo Tondo («The Guardian»), Margherita Stancati («The Wall Street Journal»), ognuno di loro ci porta un frammento inedito di questo mondo a pezzi, dalla Palestina all’Ucraina, dal Mediterraneo all’Afghanistan, dall’Iran alla Siria, e ci restituisce cosa vuol dire andare lì, organizzare un viaggio tra mille difficoltà e pericoli, come entrare in contatto con le fonti locali, trovare le notizie, mediarle per un pubblico sempre più distratto e confuso, reso inerme e indifferente alla violenza nel momento in cui lo shock è diventato la strategia principale di comunicazione e controllo da parte del potere. Cosa funziona (a volte) e cosa va storto (molto spesso) quando si racconta la guerra. Da vicino
I cecchini del weekend. L'inchiesta sui safari umani a Sarajevo di Ezio Gavazzeni (PaperFIRST)
Durante l’assedio di Sarajevo (1992-96) ricchi stranieri provenienti da tutti i Paesi occidentali, tra questi molti italiani, hanno pagato somme ingenti per affiancare i cecchini dell’esercito serbo bosniaco e sparare alle persone inermi nella capitale Sarajevo. Nelle testimonianze raccolte nel libro è stata ricostruita l’organizzazione, come avvenivano i “safari”, nonché le tariffe che venivano pagate dai “clienti-cecchini”, per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai “cacciatori” erano i bambini. Ne I Cecchini del Weekend sono contenute testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni mai ascoltate prima che delineano il “fenomeno” in tutta la sua completezza, dall’organizzazione allo svolgimento. Scopriamo così che i clienti erano ricchi italiani, professionisti, o imprenditori e qualcuno di loro frequenta ancora oggi i programmi Tv, che potevano permettersi di pagare il corrispettivo del costo di un appartamento di oggi per passare un weekend a sparare alla popolazione civile bosniaca per poi tornarsene a casa loro impuniti
mercoledì 25 marzo 2026
martedì 24 marzo 2026
lunedì 23 marzo 2026
domenica 22 marzo 2026
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In Europa può comparire su una maglietta, su un poster o in un elemento grafico ispirato al Giappone: un sole rosso da cui si irradiano lung...








