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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

venerdì 24 aprile 2026

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è una realtà.

Il blocco di Hormuz, ci  priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima fonte di energia, e non solo, considerando   le sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più  il  sanzionatore che il sanzionato.

Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti! Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.

Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo, cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare  di rispondere ad una   crisi dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a cui è arrivato il pacatissimo Michele  Marsiglia di Feder Petroli.

Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una Unione Europea,  a trazione sempre più baltica e nord europea.

Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro, quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande realtà  culturale, reo di aver accantonato  la russofobia imperante .

In più  svariate industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella produzione di droni militari. Noi  quindi sempre più belligeranti .

Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare, perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le cattive che noi guardiamo al Mediterraneo,  che deve essere in pace, questo per l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò valorizzerebbe la nostra importante  posizione geografica.

Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese altrove.

Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto,  ai fondi europei ha detto che i rapporti con la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla chiaro.

Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran, Aviano invece è attiva, e il  rifiuto di un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza, rinnovato per  decenni da tutti i governi precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.

È  un buttare la palla nel campo avversario, nel campo largo,  con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni  che covano sotto la cenere, su collocazione internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con Bruxelles.

Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani, Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare, sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia,  uno spazio geopolitico importante, con l’obbiettivo di indipendenza  energetica  che significa anche  sovranità  nazionale. Inoltre si potrebbe pensare attraverso  la Cassa depositi e prestiti,  al  ritorno in possesso, pubblico , di giganti  per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.

Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le spaccature  della possibile alternativa,  e Giorgia lo ha capito.

I vincoli esterni,  e parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano bene.

Forse è il momento che la politica si faccia carico di questi  temi.

E finirla finalmente con questa logica bellicista che opprime la nostra società da anni.





 

 

 

Pubblico è sociale. Uso e funzione della proprietà dello Stato: il caso dei beni immobili di Roma Capitale di Francesco Valerio Della Croce (Castelvecchi)

 Il dibattito sul ruolo della proprietà e dei beni pubblici si è concentrato soprattutto sull’equilibrio tra Stato e mercato, trascurando il nodo del rapporto tra patrimonio pubblico e uso sociale. All’espansione del privato nelle attività di interesse collettivo ha corrisposto un progressivo arretramento della proprietà pubblica, producendo una separazione artificiosa che contrasta con la Costituzione, la quale lega indissolubilmente proprietà e funzione sociale. La vicenda di Roma Capitale, segnata da uno sviluppo spesso privo di progresso, ne è un esempio emblematico. Oggi, i nuovi regolamenti comunali sulla gestione sociale degli immobili capitolini riaprono il confronto, dando spazio alla voce dei cittadini




Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all’Iran | Claudio Celani

 

Crosetto nega Sigonella ma da Aviano decollano 5 voli. Diretta con Gomez e Maurizi

 

FUORI dal SUICIDIO dell'EUROPA! - C.Galli, G.Guzzi, G.Imbriano

 

Tra un mese nessuna alternativa al gas russo | Michele Marsiglia (FederPetroli)

 

Iran: la guerra inevitabile - InsideOver

Iran: la guerra inevitabile - InsideOver

Proprietà pubblica e funzione sociale | La Fionda

Proprietà pubblica e funzione sociale | La Fionda

giovedì 23 aprile 2026

Sindacato S.p.A. Cgil, Cisl e Uil (e gli altri). Diktat, affari e miracoli della nuova casta di Stefano D'Errico (PaperFIRST)

 Più di 3,5 miliardi l’anno dallo Stato fra moneta sonante e vantaggi vari (fiscali e non solo) per Cgil, Cisl, Uil (e anche le sigle minori come l’Ugl). Denaro pubblico per pensioni d’oro, Caf, patronati, Onlus, corsi, formazione professionale, stipendi e contributi per migliaia di distaccati dal lavoro. Le sigle sindacali inoltre gestiscono i fondi pensione, sono collegate con banche, holding, cooperative, comitati d’affari, strutture sanitarie convenzionate, però non devono neanche presentare un bilancio. Ma non è tutto. Perché un’apposita norma consente agli esponenti dei sindacati laute pensioni a carico dello Stato senza il versamento dei contributi? Perché un dirigente neo-assunto nel settore privato, subito collocato in aspettativa non retribuita (apparentemente a “totale carico del sindacato”), può guadagnarsi una pensione di anche settemila euro mensili? Perché una legge truffa sulla rappresentanza concede a questi sindacati un regime di monopolio, mentre agli altri viene negato persino il diritto di assemblea? La lista dei benefici per la casta sindacale è lunga e incredibile. In questo libro viene per la prima volta squadernata una realtà che, così come organizzata, nel difficile mondo del lavoro odierno, non ha davvero senso. Un volume che scoperchia tutto ciò che non funziona e propone un modello differente per riformare l’intero settore. Prefazione di Peter Gomez




Materie prime, guerre e dazi. Dalla Mesopotamia a Marte di Alessandro Giraudo (ADD Editore)

 In questa fase di disordine mondiale, in cui le norme internazionali sono messe in discussione, Alessandro Giraudo ci invita a guardare al passato per leggere il presente. I dazi tornano a essere un’arma per esercitare pressioni diplomatiche ed economiche, com’era nella Grecia del V secolo a.C. Il controllo dei passaggi marittimi continua a essere vitale, lo Stretto di Hormuz è ancora l’imbuto dell’economia mondiale, come ai tempi dello scontro tra Persiani e inglesi nel XVII secolo. Dalle prime coltivazioni dei cereali nella Mezzaluna fertile, 10.000 anni fa, al «corridoio del grano» ucraino del 2022, dalle campagne militari dell’impero romano mosse da logiche mercantili al braccio di ferro fra USA e Danimarca per gli idrocarburi della Groenlandia, o l’operazione «politica» in Venezuela per il petrolio, la storia è una successione di guerre e battaglie per accaparrarsi cereali, acqua, metalli, sale, spezie, pietre preziose, cavalli. E informazioni, perché scientia potentia est, quindi chi ha le informazioni detiene il potere





La macchina della propaganda europea. Il lato oscuro di ONG, media e università di Thomas Fazi (Guerini e Associati)

 Un tema di cui nessuno parla: per la prima volta viene smontato pezzo per pezzo l’apparato aattraverso cui l’Unione europea ha costruito, finanziato e messo in funzione un sistema capillare di controllo della narrazione pubblica. Attraverso un’analisi documentata dei flussi di denaro verso ONG, media e università, il testo mostra come risorse pubbliche europee vengano utilizzate per produrre consenso artificiale, marginalizzare il dissenso e promuovere un’ideologia integrazionista presentata come neutrale e inevitabile. Ne emerge il ritratto di una «società civile» largamente cooptata, di un’informazione strutturalmente dipendente e di un’accademia trasformata in veicolo di legittimazione politica. Un’inchiesta che solleva interrogativi fondamentali sullo stato della democrazia in Europa e sul confine sempre più labile tra informazione, attivismo e propaganda. Prefazione di Marcello Foa




lunedì 20 aprile 2026

Pane e cannoni. Un mondo in guerra e le sue nuove regole di Federico Rampini (Mondadori)

 In questo libro Federico Rampini racconta la svolta storica che stiamo vivendo e le sue conseguenze per l’Occidente: dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina al ruolo della Russia, fino alla corsa alle tecnologie decisive che ridefinirà gli equilibri globali, sullo sfondo della crisi del modello europeo.


Per trent'anni abbiamo creduto di vivere nell'era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell'illusione è finita. Oggi l'economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più «normale». Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d'amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell'Occidente. Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive - intelligenza artificiale, energia, semiconduttori - determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori





Kaos IN CLASSIFICA di Massimo Cacciari, Roberto Esposito (Il Mulino)

Per ripensare la forma del mondo. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili. La politica contemporanea vive della tensione irriducibile tra la potenza della tecnica, volta a omologare il globo ai propri protocolli astratti e la resistenza dei grandi spazi politici, impegnati a difendere il proprio residuo potere sovrano. In questo scontro, in cui tutti gli imperi, compreso quello americano, sembrano perdere il controllo del proprio destino, il Kaos diventa la forma stessa del mondo. Anche la geopolitica, che mira a organizzare realisticamente i rapporti internazionali, lo assume come condizione di partenza, mai del tutto superabile, da cui però può nascere un ordine possibile. Ma quale? La politica riuscirà a fronteggiare le potenze congiunte della tecnica e dell'economia, che insidiano la sua stessa presenza? I due saggi che compongono questo libro interrogano tali questioni nella loro genealogia profonda e nel loro sviluppo epocale, mettendo allo scoperto le irresolubili aporie che ne discendono







Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia di Giuseppe Conte (Marsilio)

 In questo libro Giuseppe Conte lancia il suo progetto per un futuro diverso, fondato su una visione di rottura rispetto alla destra nazionale e nazionalista, e alternativa rispetto all’Unione europea dei burocrati e all’America dei tecnocrati. Emerge una chiara consapevolezza politica: se il rispetto delle regole è fondamentale, queste si possono e si devono cambiare per far funzionare davvero la nostra democrazia, rimuovere le ingiustizie e tornare a coltivare la speranza.


Scelte audaci, successi insperati, ma anche esperienze dolorose e prese di posizione controcorrente. È fatto di tante svolte il percorso di Giuseppe Conte che si intreccia con la storia recente del nostro paese.
Dalla provincia del Sud alle sfide della Capitale. Dalle aule universitarie e di tribunale a quella di Montecitorio. Dal Movimento di protesta al Movimento di proposta, che riforma competenze e valori, e si assume una responsabilità di governo esprimendo una forte carica innovatrice. Il leader alla testa di tante battaglie per la prima volta si racconta, senza censure e senza sconti. Mette ordine tra le vicende del passato, pubblico e privato, e ricostruisce gli snodi della sua ascesa professionale e politica, le riforme più osteggiate, la rottura con Beppe Grillo e l’arrivo alla guida del Movimento 5 Stelle. Torna alle decisioni più difficili nei giorni bui della pandemia, all’impegno a favore dei più deboli, alle tensioni che hanno portato alla nascita e alla conclusione del governo Draghi, fino agli scontri con l’esecutivo di Giorgia Meloni





La pace si ferma, la crisi no. Trump fa assaltare una nave iraniana e ci trascina nel baratro

 

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si pr...