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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

giovedì 26 febbraio 2026

Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora. Nuova ediz. di Vittorio Pezzuto (Piemme)

In occasione dell'uscita della serie tv Portobello di Marco Bellocchio e del referendum, Piemme pubblica una nuova edizione aggiornata di un libro fondamentale per conoscere la vita e soprattutto le vicende giudiziarie di Enzo Tortora, penna caustica e corrosiva, uomo di spettacolo a tutto tondo, autore radiofonico e teatrale, padre della tv moderna.


Una carriera esplosiva, costellata di successi. Una fama di innovatore geniale, conquistata a colpi di creatività e talento. Poi nel 1983 la caduta, quando viene accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico e spaccio di droga. È l'inizio della sua seconda vita. Si ritrova, innocente, in carcere. Potrebbe essere l'inizio della fine e invece decide di reagire, conducendo insieme al Partito Radicale una grande battaglia politica che lo porterà al Parlamento europeo e a promuovere il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Arriverà l'assoluzione, con formula piena. E il "caso Tortora" diventerà il simbolo della malagiustizia. Come ammette Davide Giacalone nella prefazione, «Con queste pagine Vittorio Pezzuto ci rimette davanti agli occhi non soltanto Enzo Tortora, ma noi stessi e quel che di marcio c'è nella furbesca ipocrisia della celebrazione senza redenzione. Se leggerle vi produrrà del dolore è segno che siete sulla via della guarigione»




Gli irriducibili. Inimicizie, violenza e banditismo in età moderna di Claudio Povolo (Il Mulino)

 Dove la legge bandiva gli uomini, nacquero i fuorilegge. Esclusi per sempre dalla propria comunità, i banditi divennero spesso degli irriducibili e oppositori del sistema che li aveva espulsi. Tra XVI e XVII secolo, il bando perse la sua funzione tradizionale di mediazione nelle inimicizie familiari per assumere un carattere radicale: chi lo violava poteva essere ucciso impunemente. Per affrontare la complessa situazione sociale le autorità ricorsero a taglie e premi, alimentando la violenza privata e incentivando veri e propri «imprenditori della violenza». Nell'ampia pianura posta sotto il dominio della Repubblica di Venezia e in altri stati territoriali, banditi e cacciatori di taglie si fronteggiarono in un violento clima conflittuale. Claudio Povolo mostra come repressione, cultura della vendetta e nuove concezioni dell'ordine sociale si intrecciarono in un contesto che anticipa moderni miti di fuorilegge e giustizia privata




Il negoziatore di Michael Tsur, Frediano Finucci (Paesi Edizioni)

 Uno dei più famosi negoziatori al mondo, Michael Tsur, già membro della squadra di negoziazione ostaggi dell’esercito israeliano (IDF) rivela al giornalista Frediano Finucci le tecniche di negoziazione che consentono di gestire non solo rapimenti e prese di ostaggi, dirottamenti aerei e crisi internazionali, ma anche comuni situazioni personali che ciascuno di noi è chiamato ad affrontare nella vita quotidiana e nel business. Un libro avvincente, esperienziale, che affronta domande scottanti sulla gestione della odierna guerra a Gaza, si concentra sulle più note vicende di cronaca mediorentale che hanno coinvolto il negoziatore Tsur (dal famoso assedio alla Basilica della Natività di Betlemme alle trattative con organizzazioni terroristiche per la liberazione di rapiti), ma racconta anche l’incredibile vita di Michael Tsur, ragazzino dislessico di Gerusalemme che da meccanico di auto diventa prima imprenditore, poi costruttore edile infine avvocato e, dopo un master ad Harvard, primo mediatore nella Corte Suprema Israeliana. Inoltre, vengono descritte e analizzate le tecniche di negoziazione sviluppate dallo stesso Tsur negli anni




mercoledì 25 febbraio 2026

Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere di Giorgio Caravale (Laterza)

Dalla Russia di Putin alla Cina di Xi, dai campus americani alle aule italiane, questo libro mostra come il controllo del passato sia divenuto la posta in gioco decisiva in una dinamica di potere che mira a piegare la storia al presente.


«Chi controlla il passato controlla il futuro», scriveva George Orwell in 1984. Mai come oggi quella frase risuona attuale. In tutto il mondo la storia è tornata terreno di scontro. In Italia Giorgia Meloni e la destra di governo praticano una storia per omissioni, fatta di silenzi calcolati e memorie selettive, e spingono per un uso identitario dell’insegnamento; negli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il passato in un’arma politica, intervenendo su simboli, programmi scolastici e istituzioni culturali





Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna

 

 






Parlo ancora degli incidenti a Torino , dopo la manifestazione partecipatissima e la pacifica espressione di solidarietà al centro sociale Askatasuna. Centro sociale che nel marzo 2025, aveva sottoscritto un piano quinquennale di collaborazione con il comune. Patto scisso dal comune nel dicembre dello stesso anno, che ha portato allo sgombero. Centro sociale molto radicato nel territorio, la presenza di una biblioteca sociale, collaborazione con il nido ,scuola materna e primaria. Perché Askatatusa è comunità, ha un rapporto strettissimo con il quartiere, che è sceso in piazza a protestare contro la sua chiusura. Da notare che alla manifestazione partecipava l’assessore al Wellfare del città di Torino Rosatelli. Le istituzioni hanno bisogno, in una logica di servizio, della partecipazione attiva di realtà del territorio e da esso emerse , per superare la burocrazia tipica della pubblica amministrazione, spesso inefficace perché calata dall’alto. Ma mi voglio soffermare su gli incidenti provocati da gruppi di infiltrati, violenti , arrivati a manifestazione ormai terminata, che hanno cercato lo scontro con la polizia, con le immagini del poliziotto aggredito dai soliti personaggi con passamontagna, vistiti di nero, e colpito alla testa con un martelletto. Poteva scapparci il morto, ma grazie a Dio, chi ha subito l’aggressione , forse per la visita “taumaturgica” del presidente del consiglio, e stato dimesso nei giorni successivi, dopo poco. Le manifestazioni vanno protette dai violenti, sia materialmente, sia da un’informazione, che facendo di tutta l’erba un fascio, da una parte delegittima il diritto alla protesta pacifica, e dall’altra giustifica norme , come il decreto sicurezza, approvato pochi giorni dopo i fatti di Torino. Chi è in divisa , che ci rappresenta, va tutelato, come nel contempo devono essere tutelati i cittadini. Uno degli aspetti più insidiosi , delle norme a cui faccio riferimento ,è la creazione di una forma di legittima difesa preliminare. In pratica, chi commette un reato ritenendosi minacciato da un giustificato contesto di pericolo potrebbe essere rapidamente escluso dalle indagini. Di ufficio. Quindi la soggettività scavalca l’oggettività del diritto. Questo al netto della solidarietà dovuta alle forze di polizia che garantiscono la nostra sicurezza. Perché non bisogna mai dimenticare che lo stato moderno deve detenere l’uso legittimo della forza che si esprime attraverso tribunali, forze di polizia e altre amministrazioni riconosciute. E il sistema di pesi e contrappesi Ma c’è di più . La svolta inquietante si vede anche con le limitazioni preventive della libertà personale, e della libertà di manifestare. Per fare un esempio chiunque abbia segnalazioni, può essere sottoposto, non passando attraverso la magistratura ,ad azioni restrittive , decise da prefetti o dalla polizia. Anche un fermo preventivo di 12 ore. È la consacrazione del Daspo, che in passato, io non sono un giurista, vedevo applicato nei confronti degli ultras violenti, in tempo di pandemia è stato utilizzato per impedire gli spostamenti di persone che manifestavano contro il green pass. I decreti sicurezza possono essere visti come un tentativo di controllare il dissenso, nel momento in cui l’operato di un governo risulti impopolare ai cittadini . La gestione della pandemia, è stato un caso da manuale. E non c’era il governo Meloni, c’erano altri a palazzo Chigi. E di questo scollamento tra popolo e politica l’astensionismo elettorale in rapida crescita è un segnale importante e inquietante, come è un segno importante il fatto che nessuna forza politica voglia cambiare la legge elettorale farsesca attualmente in vigore. in una situazione come questa, il potere da sempre si basa sul consenso, le strade sono due, e procedono insieme. La prima è vedere la lotta al malcontento sociale solo come problema di ordine pubblico, conferendo poteri non ordinari alle forze di polizia . In quest’ottica il malcontento va represso, non superato con un’adeguata visione politica. D’altra parte serve a questo fine anche la carota di un’informazione unidirezionale, con media accondiscendenti , se non servili, che indirizzano l’opinione pubblica dove serve . La russofobia dilagante , il silenzio accondiscendente sull’operato del governo israeliano e la mancata difesa di Francesca Albanese, da parte dei mass media e delle istituzioni, sono di fatto un tentativo di imporre ad un’opinione pubblica dissenziente, la politica di riarmo europea, la continuazione della guerra in Ucraina, e il genocidio in Palestina. Tecniche di distrazione di massa. Se durante una manifestazione pacifica di solidarietà al popolo palestinese arrivano pochi violenti e si scatenano , il dissenso lo si trasforma in un problema di ordine pubblico. Chiaro no? .

UCRAINA-RUSSIA, SPETTRO DI ESCALATION NUCLEARE. GENERALE BONI: ARMI NUCLEARI A KIEV? UN SUICIDIO

 

Ordinanza GPS, iniziative Anief per la valutazione di titoli e servizi

 

Il Pakistan bombarda l'Afghanistan. Che sta succedendo?

 

‼️URGENTE‼️LA GERMANIA PUBBLICA LE PERDITE REALI DELL’ESERCITO UCRAINO

 

Hanno provato a trasformare un omicidio volontario in marketing politico

 

Trova l'errore - Moni Ovadia e la critica alla Nato e all'Unione Europea sulla guerra in Ucraina

 

#lecce - #cantiere ultimato e nuova #segnaletica, #viale #leopardi verso la riapertura

 

Watch this #video - #ai #oligarchy or #opportunity

 

lunedì 23 febbraio 2026

Damasco. Crocevia millenario nello spazio euro-asiatico di Lorenzo Trombetta (Paesi Edizioni)

 Un racconto vibrante sulla faglia del conflitto socio-economico, politico e comunitario in Siria, antica almeno di duecento anni. Il nuovo potere di Damasco, dopo la guerra civile e il regime change, non ha inventato nulla. Ma ha solo applicato alla lettera quello che ha imparato a scuola, per generazioni: prima l’imperialismo ottomano, poi il colonialismo francese, quindi il nasserismo egiziano, poi il baathismo e infine l’assadismo hanno, a turno, rimestato nel torbido delle rivalità tra pianura e altura, tra pastorizia e agricoltura, tra nomadi e sedentari, tra sunniti e drusi. E ora, passata almeno per il momento l’ondata di violenza anti-drusa, centinaia di famiglie di beduini sunniti fuggono da Suweida per paura di rappresaglie. In questo circolo vizioso, i curdo-siriani del nord-est hanno ora un motivo in più per non fidarsi di Damasco e tenere strette le loro armi. In attesa di capire come procederà la spartizione della «nuova Siria» da parte di Israele, Turchia e Stati Uniti




L'assedio di Milano. 1162. Il trionfo del Barbarossa di Paolo Grillo (Carocci)

 L'assedio e la successiva distruzione di Milano da parte dell'imperatore Federico i Barbarossa, nel 1162, sono ricordati come gli episodi più traumatici della storia milanese e fanno ancora parte della memoria cittadina. Essi vanno però inquadrati nell'ambito del più grande conflitto fra i comuni e l'Impero, uno scontro che decise le sorti dell'Italia nei secoli a venire. Il libro offre una ricostruzione delle operazioni militari che precedettero la vittoria del Barbarossa e delle conseguenze dell'evento; racconta il modo in cui la popolazione civile visse il dramma dell'assedio, come gli autori dell'epoca narrarono questi fatti e, infine, come il loro ricordo è stato modificato e manipolato in epoche successive per giungere ancora vivo fino al giorno d'oggi




Storia e futuro dell'ordine mondiale. Perché la civiltà globale sopravvivrà al declino dell'Occidente di Amitav Acharya (Fazi)

 Oltre le interpretazioni geopolitiche convenzionali, Storia e futuro dell’ordine mondiale offre la prospettiva storica necessaria per comprendere il presente e orientarsi nel mondo che viene.

«L’ordine mondiale non è monopolio dell’Occidente, ma opera condivisa di più civiltà nell’arco della storia. [...] La storia sta ora avanzando in una direzione del tutto nuova: post-occidentale, multiciviltà e geopoliticamente plurale».

«La splendida, lucidissima ricerca di Acharya costituisce un prezioso viatico per chiunque intenda fondare su una forte autocoscienza la consapevolezza della progressiva complementarità e della parentela profonda fra tutte le civiltà che si sono avvicendate nella plurimillenaria presenza del genere umano sul nostro pianeta». - Dalla prefazione di Franco Cardini

«Un libro dalla trama ricchissima, che fa da ponte tra le civiltà antiche e i dibattiti contemporanei. Una guida essenziale al mondo post-occidentale». - Parag Khanna

«Acharya racconta magistralmente il vecchio e il nuovo mondo, e come s’incontreranno. Per uno sguardo autentico sul futuro verso cui l’umanità si sta dirigendo, leggete attentamente questo libro. Vi stupirà, vi entusiasmerà e vi infonderà grande speranza per il futuro». - Kishore Mahbubani

«Acharya sottopone a un attento esame, da una prospettiva decoloniale, i presupposti della disciplina coloniale per antonomasia, quella delle relazioni internazionali. Un libro che dovrebbe servire d’esempio a molte altre discipline accademiche fondate su analoghe premesse colonialiste». - Amita Ghosh

«Esperto di relazioni internazionali, Amitav Acharya propone un modello alternativo anche al multipolarismo: coesistenza virtuosa di diversità, come tanti film in un cinema.» - Alessia Rastelli, La Lettura


Dall'alba del XXI secolo l'Occidente appare in declino. Guerre, crisi economiche ricorrenti, instabilità politica e l'ascesa di nuove grandi potenze – in particolare la Cina, accanto ad altri attori sempre più assertivi – mettono in discussione l'ordine mondiale a guida occidentale. Molti temono il caos globale. Ma è un'illusione ritenere che l'Occidente detenga il monopolio dell'architettura politica che rende possibili cooperazione e pace tra le nazioni. Ripercorrendo cinquemila anni di vicende umane, Amitav Acharya – tra i più autorevoli studiosi di relazioni internazionali – mostra che un ordine mondiale esisteva ben prima dell'ascesa occidentale. Dall'antica Sumer e dall'Egitto all'India e alla Grecia, fino alla Mesoamerica, passando per i califfati medievali, gli imperi eurasiatici e l'Africa, emergono valori umanitari, interdipendenze economiche e norme di condotta tra Stati affermatisi in diverse aree del pianeta. La storia rivela che l'ordine non coincide con il dominio di un solo polo: è una tessitura plurale che si ricompone, integra nuovi attori e rinegozia gerarchie. Di qui la tesi centrale del libro: anche se l'Occidente arretra, l'ordine perdura. Il suo declino non preannuncia la fine della civiltà globale, ma apre la strada a più centri di potere e a un assetto più equo, in cui il “Resto” del mondo abbia maggiore voce e responsabilità. Invece di cedere alla paura, Acharya invita l'Occidente a imparare dal passato e a cooperare con le nuove potenze per forgiare un ordine condiviso, capace di affrontare sfide comuni – guerre, sicurezza energetica, disuguaglianze – senza ricadere nelle contrapposizioni tra blocchi






Umberto di Roberto Cotroneo (La nave di Teseo)

 Un testo originale che fa genere a sé, una dichiarazione di stima e amicizia, una ricerca appassionata, il racconto di un’epoca. Queste pagine sarebbero piaciute a Eco perché, come conclude Cotroneo: “L’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”.


Chi era Umberto Eco? Lo si può raccontare partendo da minuzie, dettagli, brevi mail, lettere svianti, telefonate improvvise e persino silenzi? Si può comporre un mosaico complesso, entrare nella mente vulcanica di questo grande scrittore attraverso dei fili sottili e quasi invisibili? È quello che in questo libro ha fatto Roberto Cotroneo, tra le persone che sono state più spesso accostate a Eco: entrambi di Alessandria, entrambi editorialisti de “L’Espresso”, uno maestro, l’altro allievo. Tra loro c’è sempre stato uno scambio continuo. E questa è la storia di un rapporto vicino e distante, un ritratto inedito che dice molto ma al tempo stesso mantiene un equilibrio, un rispetto, un riserbo verso quello che consideriamo il più celebre autore e intellettuale italiano nel mondo. In questo libro Eco è sempre Umberto






domenica 22 febbraio 2026

ZELENSKY NEGA LA SCONFITTA MA VUOLE I SOLDATI EUROPEI AL FRONTE

 

Da Borsellino a Nordio: il trasformismo politico di Meloni e della destra. Il parere di Travaglio

 

Referendum, Scarpinato: "Il governo riesuma una giustizia debole con i forti e forte con i deboli"

 

Vincenzo De Luca - La dolorosa vicenda del piccolo Domenico (20.02.26)

 

Fratoianni (Avs): "Corte Suprema Usa boccia i dazi, Governo prenda esempio"

 

Orsini: "Attacchi a Francesca Albanese? Governo di servi, imbarazzante. Sono disgustato"

 

NORDIO TESTIMONIAL del NO, si contraddice sempre

 

Trova l'errore - Il #board of #peace di #trump

 

Sostenibilità cognitiva. Per una gestione efficace del lavoro e del capitale umano di Alessandro Antonini, Ilaria Buonomo (EGEA)

  Il mondo del lavoro contemporaneo impone un ripensamento radicale dei modelli manageriali tradizionali. L’accelerazione digitale e la cres...