Il ritorno del protezionismo e la de-industrializzazione USA Guglielmo Forges Davanzati (Prof. Storia del Pensiero Economico - UNISALENTO)

Stephen Miran è il principale teorico del protezionismo dell’aministrazione Trump. Nell’articolo User’s guide to resttucturing the global trading system del 2024, Miran rileva due principali benefici per l’economia USA derivanti dall’introduzione di dazi, ovvero: l’aumento del gettito fiscale e la re-industrializzazione. Nel dibattito italiano, queste tesi vengono spesso considerate con sufficienza e prevale la convinzione che le misure protezionistiche USA siano destinate a produrre danni per la stessa economia statunitense, trattandosi di una gestione irrazionale della politica commerciale. Si tratta di quella che viene definita la Madam theory o teoria dei pazzi al potere, secondo la quale l’irrazionalità del comportamento del Presidente serve a disorientare gli avversari politici per ottenere il massimo vantaggio nelle trattative. 

Conviene, per contro, prendere Miran sul serio e verificare se le sue tesi reggono alla prova della teoria e dei fatti.

Miran parte dall’osservazione per la quale, essendo il dollaro valuta di riserva internazionale, la sua continua rivalutazione, è responsabile del declino industriale americano anche come conseguenza della concorrenza di Paesi con costi di produzione più bassi e cambio deprezzato (Cina, in primis). Si stima, a riguardo, che la quota degli occupati sul totale della forza-lavoro nella manifattura americana si è ridotta dal 24% del 1960 all’8% del 2025. Il peso del Pil USA su quello mondiale si è ridotto dal 40% del 1960 al 21% del 2012. Secondo Miran, l’introduzione di dazi può servire ad arrestare questa tendenza e, al tempo stesso, ad attrarre capitali negli USA. I dazi, infatti, proteggono le imprese con sede negli USA dalla concorrenza internazionale. Il ritorno al protezionismo – si aggiunge – non avrebbe effetti inflazionistici (si cita, a riguardo, l’esperienza positiva del biennio 2018-2019) e, con un livello “ottimo” dei dazi (stimato al 20%) si produrrebbe anche l’aumento del gettito fiscale. Va da sé che questo effetto si produce solo se la domanda statunitense di prodotti importati è molto rigida e, per conseguenza, mentre un basso livello dei dazi (dunque, politicamente poco rilevante, se i dazi sono concepiti come strumento di negoziazione politica) può generare un gettito elevato, vale il contrario nel caso di dazi elevati.

Questa tesi è criticabile per due ordini di ragioni:

1) Non sembra esistere correlazione fra diffusione del dollaro come valuta di riserva internazionale e de-industrializzazione USA. Dal 1944 e nei successivi decenni la domanda di dollari su scala internazionale è continuamente cresciuta, salvo far registrare un significativo decremento nell’ultimo triennio (raggiungendo oggi il minimo storico del 57.54%, a fronte di un aumento della domanda, in particolare, di euro, soprattutto per effetto della dollarizzazione promossa dai BRICS). Il deficit commerciale americano è aumentato del 60%, al netto dell’inflazione, tra il 2000 e il 2022. Si badi che questo aumento si è registrato proprio a partire dalle prime msiure protezionistiche, volute, in particolare, dall’amministrazione Biden. Come è noto, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, con gli accordi di Bretton Woods, il dollaro diventa la valuta di riserva internazionale. Il problema nasce dal fatto che gli USA sperimentato da tempo un problema di “doppio deficit” (pubblico e della bilancia dei pagamenti) che, negli ultimi anni, ha generato un processo di de-dollarizzazione, connesso al tentativo dei BRICS di utilizzare una valuta diversa dal dollaro. Se il protezionismo serve a regolare l’offerta di dollari, allora quella dell’amministrazione Trump – nelle circostanze attuali - ha come finalità essenziale la difesa dell’egemonia monetaria, che, a sua volta, è difesa di quello che il Presidente francesce Valéry Giscard d’Estaing ebbe a definire l’”esorbitante privilegio”. L’esistenza, in Europa, di regolamenti (e, dunque, di barriere non tariffarie), in particolare su salute e ambiente, viene percepita dall’industria statunitense e da Trump come ostacoli alle esportazioni USA, pur essendo valide erga omnes e non configurandosi, a rigore, come strumenti di protezione. Miran ritiene anche che l’aumento dei dazi generi incrementi del gettito fiscale: va da sé che questo effetto si produce solo se la domanda statunitense di prodotti importati è molto rigida e, per conseguenza, mentre un basso livello dei dazi (dunque, politicamente poco rilevante, se i dazi sono concepiti come strumento di negoziazione politica) può generare un gettito elevato, vale il contrario nel caso di dazi elevati. Si ha, quindi, un trade-off fra rilevanza del protezionismo per il conseguimento di finalità di contrattazione con Paesi terzi e sua importanza per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche. 

2) La de-industrializzazione appare semmai connessa alla finanziarizzazione, non all’apprezzamento del dollaro e ha, dunque, ha che vedere con il modello di sviluppo che l’economia USA si è data soprattutto negli ultimi decenni e, in particolare, con la deregolamentazione dei mercati finanziari voluta da Clinton e alle delocalizzazioni (causate da molti fattori oltre al tasso di cambio, fra i quali: più bassi salari all’estero, tassazione più favorevole, minori vincoli ambientali). Si calcola che l’incidenza della sfera finanziaria (quantificata dallo stock complessivo delle attività finanziare esistenti sul mercato) sul Pil USA è in continuo aumento dal 1950 a oggi. La finanziarizzazione dell’economia e delle imprese frena la produzione industriale soprattutto perché crea incentivi ad allocare capitale monetario in attività più redditizie con utili conseguibili in tempi più rapidi. 

Letto in quest’ottica, la vera novità del protezionismo USA consiste nel fatto che– probabilmente per la prima volta nella Storia del capitalismo – le politiche di protezione delle industrie nascenti (teorizzate e messe in atto nella Germania della prima rivoluzione industriale, in particolare da F. List, alla metà dell’Ottocento e poi dai Paesi in via di sviluppo nel secolo scorso) – sono realizzate nella prima economia al mondo. Trump sta accelerando il processo, ma questo era in fieri da decenni, perché è da tempo che gli USA sperimentano il paradosso di voler, simultaneamente vivere al di sopra delle loro possibilità (creando, dunque, elevati e crescenti debiti privati e pubblici) e salvaguardare l’equilibrio della loro bilancia commerciale.



martedì 29 luglio 2025

Ancora su Francesca Albanese - Intervento di Leonardo Elia

Ieri sono stato al presidio in piazza a Lecce per Handala , l’imbarcazione di Freedom Flottilla, carica di aiuti umanitari destinati a Gaza. A bordo 21 civili, provenienti da vari paesi, io personalmente ho parlato con un giovane francese, prima della partenza , a Gallipoli. Le notizie arrivate  erano che era seguita  da droni israeliani,  Un’altra imbarcazione ,qualche mese fa, era stata colpita da droni , rischiando di affondare.

Abbiamo appreso in diretta, che l’Egitto aveva negato le acque territoriali, gli amici si vedono al momento del bisogno!

Nella notte tra sabato e domenica Handala è stata abbordata dall’ IDF, e sono stati arrestati  i membri dell’equipaggio, il tutto avvenuto in acque internazionali, un atto di pirateria bell’è buono.

Silenzio dei mass media, escluso poche eccezioni.  Per la comunicazione main stream questi fatti , gravissimi non esistono. Se l’avesse fatto Putin!

Quando  si parla della Palestina non si può non parlare di Francesca Albanese. Lei è   la “Relatrice speciale per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati”. Dal maggio del 2022.

Gli è stato rinnovato l’incarico.  Avendo  da sempre parlato chiaramente di “genocidio” a  Gaza, e di occupazione militare ,violenta e omicida , in atto in cis giordania  si è attirata tutte le accuse possibili di antisemitismo, e udite udite , anche  sanzioni proclamate da pochi giorni dall’amministrazione americana.

Rubio sul suo account X ha scritto: "Oggi impongo sanzioni alla relatrice speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, per i suoi illegittimi e vergognosi tentativi di indurre la Corte penale internazionale ad agire contro funzionari, aziende e dirigenti statunitensi e israeliani".

Tra  l’altro la Albanese   si è superata,  citando  tutte le società, che avendo rapporti con lo stato sionista, che è bene ricordare non è sottoposto a nessuna sanzione, di fatto non solo appoggiano, ma addirittura lucrano sulla strage perpetrata da Israele, che ha un modus operandi degno di uno stato coloniale della peggior specie.

Non commento sull’operato americano, sempre più da bullo, che  tra l’altro risulta  controproducente , se visto in un’ottica egemonica , perché espressione  di un doppio standard che nessuno al mondo accetta più.

Anche la macchina del fango che si è prontamente messa in moto con l’attacco miserevole di Molinari contro la Albanese, non è degna  di alcun commento. Faccio notare che lo stesso Molinari è stato direttore fino a poco tempo fa del quotidiano Repubblica.

Quello che  mi preme , da cittadino italiano, è l’atteggiamento istituzionale, e qui ci metto non solo  il governo, ma anche le opposizioni, la sinistra o presunta tale.

Si sta rinnovando  il memorandum sulla difesa e la sicurezza tra Italia e Israele, in pratica tra il nostro paese  e uno stato canaglia, genocida.

Non passa la mozione di sfiducia in Parlamento , di 5 stelle, Pd, AVS, ma la cosa che mi colpisce ‘ il silenzio assordante delle istituzioni, mass media, atteggiamento comune anche all’attacco, di fatto a Francesca Albanese, al suo operato, alla sua persona. Un Tajani che asserisce che il nostro paese  non ha niente a che vedere con le sanzioni, vale meno del due di briscola. È il silenzio della stampa, quella “accreditata “ nei salotti buoni della tv, che non fa nulla per difendere la relatrice ONU, la cui unica colpa è di avere fatto , e bene, il suo lavoro.

Quando  si è voluto , tutte queste figure si sono messe in moto, praticamente all’unisono.

E si può facilmente  trovare un parallelismo con l’astensione di AVS, e  di FI,  il Pd ha votato contro ,sulla mozione di sfiducia alla Von der Leyen, al Parlamento europeo. Mozione  che voleva sfiduciare Ursula e i suoi accoliti, tutti , che non sono altro che guerrafondai deliranti. La peggiore commissione europea di sempre.

Se al  genocidio  non ti opponi sei connivente.

Come colpisce il silenzio sulla disumanità perpetrata a Gaza , degna del miglior Hans Frank, giustiziato a Norimberga, del nostro presidente della repubblica, il nostro non essere intervenuto in difesa di Francesca Albanese.

Mattarella quando ha voluto ha preso posizione, per esempio con le dichiarazioni totalmente fuori luogo  su la Russia e sulla sicurezza europea, sul  nostro riarmo.

 E che dire della copertina dedicata alla nostra Giorgia, dal magazine americano Time, di proprietà del solito imprenditore sionista ben piazzato.

“dove Giorgia Meloni sta portando l’Europa”.

A me questa prospettiva con queste premesse inquieta, e non dò tutta la responsabilità solo al governo.

Con queste opposizioni, e con questa Bruxelles, con questa Europa c’è da essere preoccupati.

C’è da essere preoccupati ancora di più vista la capitolazione a cui ci ha portato la Von der Leyen  nel negoziato con Trump sui dazi. Se ne è accorto anche Calenda!

Con gli irreali commenti del nostro presidente del consiglio!




 

lunedì 28 luglio 2025

Fascinazione criminale. Autoetnografia di un ex camorrista di Romano Catello (Rubbettino)

 La marginalità come condizione e non come alibi, la delinquenza come fascinazione e non come trappola, la scrittura come autoterapia e non come esercizio letterario: sono queste le tre strutture intorno alle quali Catello Romano ricostruisce, con il piglio del narratore e la precisione del chirurgo, la propria adesione alla malavita organizzata. Romano attraversa gli anni della propria infanzia e dell’adolescenza selezionando le vicende che hanno fatto contemporaneamente da sfondo e da detonatore alle scelte che lo hanno condotto all’adesione alla camorra e poi, appena diciottenne, a una rocambolesca latitanza e infine all’arresto. È sulla soglia del carcere che il racconto si sospende, dopo aver rivelato fatti e narrato persone che dalle pagine della cronaca nera del Napoletano entrano così a far parte della trama fitta e drammatica della storia personale dell’autore. Il testo non è un’autobiografia né un’apologia: adoperando l’autoetnografia – un metodo di scrittura codificato dalla Sociologia – Romano evoca traumi ed epifanie, incontri ed errori, delitti ancora inconfessati e rivolgimenti interiori. Una scrittura frutto di una palingenesi solitaria, irta di asperità e di possibili equivoci, generata dalla determinazione di un uomo che, dal silenzio della reclusione, invoca un riscatto culturale, morale, spirituale, sfidando chi legge a mantenere uno sguardo laico sul male che lo ha attraversato




sabato 26 luglio 2025

L'intrigo di via Poma di Giacomo Galanti, Gian Paolo Pelizzaro (Baldini + Castoldi)

 

















Via Poma. Due parole. E nella mente di tanti si materializza una foto degli anni Novanta. C’è una giovane in spiaggia in costume da bagno intero di colore bianco. Si chiama Simonetta Cesaroni. Il 7 agosto 1990 viene uccisa a Roma nell’ufficio dove si recava due volte a settimana, di pomeriggio, per registrare al computer la contabilità. Il suo caso è ancora irrisolto. Il 19 dicembre 2024, l’omicidio è tornato al centro delle cronache per la decisione della Gip di proseguire le indagini, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. I punti salienti del delitto che la giudice ha evidenziato nella sua ordinanza erano già stati puntualmente indicati in un libro del giornalista Gian Paolo Pelizzaro – dal titolo L’intrigo – pronto per la pubblicazione e acquisito agli atti dal magistrato di allora, il 31 ottobre 1996. Ma quell’inchiesta fu improvvisamente archiviata e i documenti al centro del libro di Pelizzaro furono fatti sparire. È stato un altro giornalista, Giacomo Galanti, a ritrovare il dattiloscritto di quel libro, mentre nel 2020 cercava i documenti per il podcast Le ombre di via Poma. Questo non è solo il racconto di uno degli omicidi più famosi della cronaca nera e giudiziaria del Dopoguerra, ma di un preciso momento storico che vede il crepuscolo della Prima Repubblica e alcuni dei suoi attori incrociare da vicino questa vicenda. È la storia di un retroscena mai raccontato prima, di documenti inediti e di un libro perduto. Una storia tornata prepotentemente attuale

Persuasione - Intervento di Leonardo Elia

Ho parlato del suicidio assistito, programmato delle aree interne, soffocate da una mancanza di servizi resa cronica, dovuta a carenza di  infrastrutture. Ma per me c’è dell’altro. L’economia di queste zone, oltre al turismo, e  ad esso strettamente collegato , si basa sull’agricoltura, di qualità, essendo queste aree non adatte a coltivazioni intensive e industriali. Quindi coltivazioni biologiche, biodinamiche,  varietà antiche tornate in auge per le loro qualità agroalimentari e nutrizionali. Sono migliori . Le aree interne sono il santuario della, enorme , biodiversità  italiana. Ma all’orizzonte c’è un nuovo pericolo. Gli Ogm  NGT, nuove tecniche genomiche, edulcorate nella definizione italiana , come TEA, tecniche di evoluzione assistita.

Questa è una tecnica che permette di spostare tratti cromosomici tra  specie affini, per migliorare alcune caratteristiche, come resistenza a malattie, diserbo, siccità. Tecniche che permettono una finezza di approccio che i primi  Ogm non hanno.  Tecniche nuove  propagandate come perfette , mirate, ma che sono tutt’altro che tali. Il vivente è spesso imprevedibile . Associazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura sono grandi sponsor di tutto questo, con la santificazione di importanti organismi accademici.

Ma il diavolo è nei dettagli. Questa presunta sicurezza,  con il principio di precauzione dimenticato ,sbandierata  attraverso anche  un  famoso divulgatore scientifico, con relativo manuale  che spiega come articolare la narrazione per risultare più rassicuranti possibile , come PERSUADERE  le persone , mira alla non obbligatorietà della tracciabilità, dal campo al supermercato, quindi nulla in etichetta, perché la gente quando legge Ogm si agita. In più il cromosoma modificato si definisce normativamente , come proprietà intellettuale, quindi brevettato,  sempre  da una grande multinazionale, sono sempre loro. In pratica se la mia coltivazione subisce l’impollinazione di un’altra, non tracciata , che ha piante TEA, e  i pezzi di cromosoma brevettati si trovano nella mia ,biologica, per esempio  con varietà antiche, io  posso essere esposto  ad un contenzioso, per contraffazione , come sta succedendo  negli Usa, che perderei sicuramente , perché avrei di fronte dei giganti. E sarei obbligato , se non posso pagare le spese, a  rifornirmi dalla multinazionale querelante,  quindi di fatto passare al transgenico. Con costi molto più elevati.

Così si perderebbero le caratteristiche che rendono unica l’agricoltura delle aree marginali. Unica e insostituibile.

Chi mi ha formato, il grande genetista agrario prof Ceccarelli di Perugia è assolutamente  avverso agli Ogm.

Il padre del Miglioramento genetico partecipativo, in campagna  con i contadini non nei laboratori.

Prima la politica, avendo l’obbiettivo del bene comune, molto teorico, ma presente , mediava con l’economia, ora  subisce le multinazionali,  è solo un mezzo per il raggiungimento dei  loro fini.

L’agricoltura tradizionale è comunità, fa comunità, e limitarla, ostacolarla , vuol dire , oltre perdere un patrimonio genico importante, anche perdere rapporti  che sono alla base delle  società rurali.

Potere cosa  vuol dire? Determinare i limiti del pensabile( degli altri)

Persuadere rassicurando è niente altro che una delle forme in cui si esprime il potere.

Il termine persuasione (dal latino persuadere, "consigliare, convincere") indica l'atto di indurre qualcuno a riconoscere la realtà di un fatto, la fondatezza di un'idea, o a comportarsi in un determinato modo.

Gli Ogm, sono tecnologia, quindi applicazione di ricerca scientifica, indirizzata all’ottenimento di un risultato, nello specifico una maggiore produttività dei campi.

La persuasione è esercizio di potere, e una delle forme in cui si esprime è rassicurando l’opinione pubblica attraverso una gestione   dell’opinione pubblica, subdola , minuziosa e orientata attraverso media allineati al volere del padrone.

E per rassicurare servono gli esperti, gli scienziati, i cui  pareri non vengono mai sottoposti a verifica da loro “pari” , che però hanno sull’argomento idee differenti. Il consenso  ha  bisogno di certezze, e le  si costruisce  con un’attenta gestione della verità , evitando accuratamente il confronto con chi la pensa differente.

Capire perché si muove tutto questo apparato,  ci fa arrivare alle figure che ne traggono beneficio, beneficio che quasi sempre, non coincide con quello della società.

E la società ha bisogno del nostro impegno.

 



lunedì 21 luglio 2025

Realismo capitalista Mark Fisher (Produzioni Nero)

 È davvero più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo? E perché ci siamo ormai assuefatti all'idea che, per dirla con Margaret Thatcher, "non c'è alternativa" al sistema in cui viviamo? Da queste domande, prende spunto uno dei più incisivi e influenti saggi critici degli ultimi quindici anni: il manifesto politico ed estetico del filosofo inglese Mark Fisher.




lunedì 14 luglio 2025

Aree interne - Intervento di Leonardo Elia

Qualche giorno fa ho letto qualcosa  sul PSNAI, il piano strategico nazionale aree interne.

Approvato a marzo di quest’anno, ma circolato all’inizio di luglio. Basato su   studi del Cnel e del Censis, che dividono l’Italia i quattro aree, di cui una,  quella della provincia profonda, il 60%  del territorio nazionale, dove abita poco meno di un quarto della popolazione italiana.

Sono le aree  che più subiscono il  calo demografico e l’invecchiamento della popolazione che ci contraddistingue come nazione.

A parte dei passi  di  questo documento, che sono “da brivido”, in cui si disegna , e si accetta, una tendenza, l’abbandono di territori  come destino ineluttabile, la  maggioranza e l’opposizione, si scontrano polemizzando  sui “soldi”, sugli stanziamenti di fondi, non su come vanno  spesi.

Praticamente , le regioni devono incentivare  i comuni delle aree interne, meglio se riuniti in consorzi, ad una progettualità che coinvolga  la solita non meglio identificata  “ società civile”, fondazioni, terzo settore, e chi più ne ha più ne metta, in pratica gli enti locali se la devono sbrigare da soli senza un disegno articolato , e le risorse, che per essere efficaci devono essere nazionali .

Questi interventi spezzettati sanzionano la fine della politica, perché così non si può rispondere   alle vere esigenze che queste aree esprimono, interpretabili  solo con uno sguardo strategico. Cosa che chi conosce questi luoghi sa  bene.

Mia moglie è molisana, di un paesello a una decina di km da Campobasso. Il Molise esiste! Mille abitanti circa. In rapido depopolamento,  come tutta la regione. Lì  addirittura  volevano chiudere il locale ufficio postale, nel paese non c’è uno sportello bancario, con una stazione ferma da anni , che sembra essere ripartita con solo due treni al giorno  che collegano il capoluogo a Termoli.  Se io dalla mia città, volessi  andare lì, con  le ferrovie,  qualcuno  dovrebbe  venire a prendermi  o a Foggia o a Termoli.

In pratica  se si elegge la sostenibilità economica  a stella polare,  e manca una visione politica di ampio respiro,   risulta  naturale chiudere  i servizi essenziali ,  come anche  gli ospedali,  si penalizza   il trasporto pubblico,  aggiungendo  che spesso anche  la copertura internet non è adeguata. Cosi  si condanna all’isolamento gran parte del territorio nazionale, e quindi lo si condanna  all’abbandono.

Alla fine sia il governo , sia l’opposizione, scontrandosi su banalità, non pensano che mancando una strategia inclusiva nei confronti dei cittadini tutti, anche quelli che vivono nelle aree interne, li si condanna , per sfinimento all’emigrazione.

Visione strategica  che aveva  chi governava tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, che dotarono  tutto il nostro paese di una rete ferroviaria che doveva collegare , e lo ha fatto,  le periferie, che sono una ricchezza , alle aree più centrali del paese. Pensate in Salento alle ferrovie che da Brindisi arrivano  al capo di Leuca.

Allora si pensò giustamente che le infrastrutture portano  sviluppo, come oggi bisognerebbe capire che le stesse infrastrutture potrebbero combattere il declino. Ma chi di competenza a quanto pare pensa ad altro, al riarmo per esempio.

Con destra e sinistra che appaiono, ancora una volta, facce , neanche tanto differenti, di una stessa cultura priva di un qualsivoglia respiro strategico. Solo visione economico finanziaria,  bassa ragioneria , senza futuro.

Si accetta, mettendolo nero su bianco il suicidio assistito di intere aree del paese, nel migliore dei casi trasformandole in grandi ludoteche e in genere in location di eventi.

Distraendo l’attenzione , il tempo, il denaro verso la creazione di un possibile invasore, un nemico, e relativo illusorio riarmo.

Sentitevi il governatore della Campania, che per quanto naif, è uno dei pochi politici lucidi e diretti!




Lo stato del potere. Politica e diritto ai tempi della post-libertà di Carlo Iannello (Meltemi)

Il neoliberalismo ha liquidato il liberalismo. Le politiche neoliberali hanno introdotto ovunque la concorrenza, dai servizi pubblici all’università, dalla sanità all’istruzione, fino a estenderla all’intera società. Si è così abbandonato ogni fine sociale e conservato il solo apparato autoritario, essenziale al mercato. Asservito lo Stato all’economia, neutralizzata la politica, scardinati i principi liberal-democratici e la prescrittività delle costituzioni, il neoliberalismo ha condannato la democrazia e il diritto pubblico a una prolungata agonia. Le nuove forme del potere stanno ora pregiudicando, dopo quelle politiche e sociali, anche le libertà economiche, che decenni di politiche neoliberali hanno finito, paradossalmente, per mettere in discussione. Alla sempre maggiore concentrazione dei capitali corrisponde un’inedita centralizzazione delle decisioni, ormai slegate dalle sedi della rappresentanza democratica, ancora formalmente esistenti. Sono ora gli stessi attori del capitalismo transnazionale a governare di fatto l’economia e la società, secondo modalità che rimandano alle pianificazioni dello Stato interventista. Carlo Iannello ricostruisce i contorni di questo “post-liberalismo” oligarchico e illiberale, che può essere contrastato solo ridando forza al progetto profondamente umano contenuto nella Costituzione repubblicana, costruito sul primato della persona rispetto allo Stato e alla tecno-economia




sabato 12 luglio 2025

Me la sono andata a cercare. Diari di una reporter di guerra di Giuliana Sgrena (Editori Laterza)

«Se una giornalista torna in una bara da un paese in guerra, sicuramente sarà stata uccisa perché aveva fatto uno scoop, se invece dopo essere stata rapita torna a casa viva, beh, allora se l’era andata a cercare».
Giuliana Sgrena se l’è andata a cercare raccontando la violenza e la sopraffazione nei più importanti conflitti degli ultimi trent’anni, dando al giornalismo di guerra anche un punto di vista femminile.


Giuliana Sgrena è stata per quasi trent’anni inviata speciale in tutti i maggiori conflitti: dall’Algeria all’Iraq, dalla Somalia all’Afghanistan, dalla Siria all’Eritrea. I suoi articoli hanno raccontato un mondo dove la guerra stava tornando a essere non più un’eccezione ma la normalità. Dove regimi autoritari reprimevano e violentavano i propri popoli, dove gli stati fallivano, dove gli interventi di peacekeeping dei paesi occidentali si risolvevano in fallimenti e fughe precipitose. Si è esposta in prima linea per svelare le grandi falsificazioni dei governi e dei giornalisti embedded: dalle violenze commesse da chi avrebbe dovuto esportare la democrazia ai traffici osceni che ogni guerra porta con sé. A emergere in questo libro sono soprattutto gli incontri con donne e uomini straordinari, o il ricordo di colleghi, come Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, che hanno pagato con la vita la loro volontà di testimonianza. E, naturalmente, c’è il peso che tutto questo lascia nella propria esistenza: per Giuliana soprattutto il rimorso per la morte di Nicola Calipari, colui che l’aveva liberata dal sequestro di un gruppo islamista in Iraq e che venne ucciso da un soldato americano sull’auto che li stava portando all’aeroporto di Baghdad. Per anni, alla sindrome del sopravvissuto si è accompagnata l’accusa, da parte del mondo tutto maschile del giornalismo di guerra, di ‘essersela andata a cercare’, perché una donna non avrebbe dovuto essere lì. E questo libro è proprio la rivendicazione, con orgoglio, di una vita spesa – da donna – in prima linea



mercoledì 9 luglio 2025

Perchè Cipro? Intervento di Leonardo Elia

Il pericolo percepito, e reale, dai cittadini israeliani durante la guerra dei 12 giorni con l’Iran , come la ha definita  Trump,  ha prodotto una “fuga “ da Israele, uno spostamento che ha interessato  alcune migliaia di persone. Tra l’altro la fascia sociale più alta. Intellettualmente ed economicamente.

Cosa comprensibile, per una nazione  che è stata colpita per la prima volta sul proprio territorio  durante un conflitto. Comprensibile  per una società  non abituata a qualcosa che  infligge  agli altri.

Perché Cipro?

Prima di tutto perché è vicina, distante solo  circa 400 km , poi perché  il premier  Nikos Christodoulides, ostenta un appoggio incondizionato alle politiche israeliane.

Già molti tecnici israeliani  lavorano smart da lì. Ma la cosa che preoccupa i ciprioti, è che questi arrivi in pochi giorni , si parla di 15000 persone, gestiti da un’organizzazione efficientissima, che  si chiama  Chabad, è accompagnata da acquisti  consistenti di terreni  e immobili,  con  progetti di istituzione di scuole  e università rabbiniche.

Come se si volessero costruire dei “ghetti”, delle exclave , monoetniche e separate dal contesto in cui si trovano.

La cosa inquieta molti cittadini ciprioti, con il segretario del partito dei Lavoratori Akel  Stefanou, che si fa portavoce di  questo sentire , tacciato di antisemitismo, e complottismo , come al solito,  dall’ambasciatore israeliano. Perché , sembrerà un paragone ardito, ai ciprioti assomiglia all’arrivo scaglionato dei coloni ebrei in Palestina  che ha creato il nucleo fondante  dello stato d’Israele.

Bene, perché Cipro? Prima di tutto perché è vicino, lo ho già detto. E perché è vicino può offrire profondità strategica al piccolo stato con capitale Tel Aviv. Caratteristica di cui ha bisogno  quando tra le infinite guerre che fa , gli capita un avversario grosso , ben armato, che la obbliga ad un conflitto di lunga durata.

Poi Cipro è divisa in due parti, la Repubblica di Cipro,  e la Cipro Turca, riconosciuta solo da Ankara,  con la capitale di tutte e due, Nicosia, divisa in due settori  da un muro.

C’è poi la base inglese Akrotiri, base aerea, che ha già ospitato i jets con la stella di Davide per metterli al riparo  dagli attacchi  missilistici iraniani, un esempio de facto  di cosa vuol dire profondità strategica.

Poi , sempre inglesi, centri di intelligence.  Francamente credo che quelli del Mossad vadano a farsi le vacanze lì.

Quindi per concludere, arrivo di cittadini israeliani , che forse tendono a creare comunità chiuse. La repubblica di Cipro, che è in ottimi rapporti con Israele, e con la Grecia, che in  politica internazionale è filo Israeliana, la repubblica turco cipriota, supportata dalla Turchia, che a parte prese di posizione di facciata, fornisce  Tel Aviv di tutto quello di cui ha Bisogno. Ankara membro Nato di prima grandezza e di prima forza.

Basi inglesi, e non aggiungo nulla. Per accompagnare un riassestamento di questo tipo, colonie israeliane, presenti sul territorio,  darebbero una presenza, protettiva, agli interessi  della madrepatria  nell’area.

Cosa già vista altre volte nella storia, anche recente, vedi gli interessi inglesi in Sicilia occidentale, consolidati nei secoli ,  area che domina lo stretto di Sicilia di grande importanza strategica  per il controllo del Mediterraneo , per il Regno Unito.

Quindi Grecia, Turchia, Gran Bretagna, quindi Nato.

Dimenticavo una cosa che ci deve interessare, Cipro è nell’Unione Europea, ci troveremmo in Europa, una piattaforma strategica israeliana.

Vista la classe politica che ci ritroviamo in Europa, sia a Bruxelles, sia nei singoli stati, tra cui il nostro, e le sue politiche guerrafondaie, eventualità assolutamente inquietante. Rischiamo di trovarci invischiati in altri conflitti infiniti  e cosa  ancora peggiore, in prima persona. Oltre a quello in Ucraina.

 



Tertium datur. Filosofie dell'originario di Giovanni Sessa (Inschibboleth)

In questo libro, al centro della discussione, è il lógos physikós. Una forma di pensiero che si manifestò nella filosofia museale dei pensatori aurorali della Grecia, centrato sulla hyle, materia animata. Dopo l’affermazione della filosofia classica e del pensiero medievale, il lógos physikós è riemerso in un filone sotterraneo e carsico, a muovere dalla Rinascenza. Sessa accompagna il lettore nelle vive cose di tali esperienze speculative ed esistenziali, prendendo le mosse dall’esegesi dell’opera di Augusto Del Noce, Il problema dell’ateismo. Per l’autore, oltre le due vie teoretiche individuate dal pensatore cattolico a partire dal Seicento, ve ne è una terza, tertium datur, presente e vivace nell’Italian Thought, maturata oltre le distinzioni logo-centriche. Essa si è incarnata nelle filosofie di Cusano, Bruno, nella teosofia di Böhme e von Baader, prima di ri-affacciarsi nell’idealismo tedesco. Nel Novecento italiano dei cosiddetti minori, in particolare nelle filosofie ultrattualiste di Evola, Emo, Diano, la “terza via” ha trovato il proprio luogo d’elezione. Colli e Donà ne sono interpreti di grande rilievo: nel loro pensiero la singolarità è tornata a dire in uno essenza ed esistenza







martedì 8 luglio 2025

Anni di sogni e di piombo di Alessandro Stella (Milieu)

Alessandro Stella racconta la sua esperienza rivoluzionaria vissuta all’interno dell’Autonomia operaia veneta nel corso degli anni Settanta, dai primi germogli di contestazione all’uso delle armi, alle «notti dei fuochi» – attentati multipli e simultanei operati in tutta la regione – fino al tragico epilogo della morte di suoi quattro compagni a Thiene, l’11 aprile 1979. Di seguito la repressione, la clandestinità, l’esilio. «“Il personale è politico”, ci avevano fatto capire (con le buone o con le cattive) le compagne femministe. E di fatto, mentre ci tuffavamo a capofitto nell’ultimo tentativo di rivoluzione comunista in Europa, era nella sfera dei rapporti interpersonali che stavamo veramente facendo una rivoluzione! Ma non ce ne rendevamo ben conto, presi com’eravamo in schemi antichi. Avevamo vent’anni, e una voglia dirompente di mordere la vita, di tuffarci a capofitto in una straordinaria avventura esistenziale, lì, subito, senza aspettare il sol dell’avvenire. “Cosa volete?” – ci chiedevano. “Vogliamo tutto!” – rispondevamo. Politici, poliziotti, magistrati e giornalisti hanno scritto quella nostra storia con caratteri di piombo, di sangue, di carcere e di disprezzo, per cercare di far sparire qualsiasi immagine positiva di quel movimento sociale e politico di cui siamo stati protagonisti. Ma noi abbiamo vissuto quegli anni ben diversamente da come è stato ufficialmente raccontato, e qui cerco di darne conto»




domenica 6 luglio 2025

La Palestina spiegata a chi non vuol guardare di Naji Al-Ali (Marotta e Cafiero)

Naji al-Ali è il più grande vignettista della storia della Palestina. Con il suo inchiostro ha saputo raccontare l'orrore, la resistenza e la sofferenza del popolo palestinese. Ha criticato l'occupazione illegale israeliana, il governo palestinese e i regimi arabi, ha fatto della sua matita una spada. Naji ha realizzato oltre 40 mila vignette, un fumettista politico senza precedenti. Handala, un bambino sempre di spalle con le mani incrociate dietro la schiena, è diventato la sua firma. Un bambino scalzo e vestito di stracci, spettatore di una guerra lunga oltre 60 anni. Nessuno conosce il volto di Handala, erba amara, il suo viso sarà "rivelato solo quando i rifugiati palestinesi torneranno in patria". Grafite al servizio del popolo, Naji Ali è l'esempio di come una vignetta di pochi centimetri quadri possa servire più di un'intifada, fermare l'occupazione, e sventare il velo di menzogna che ricopre la Palestina. #PALESTINA #FUME



venerdì 4 luglio 2025

Fate presto. L'emergenzialismo come fase estrema del neoliberismo di Salvatore Bianco (Rogas)

Un sistema, quello del tardo capitalismo o «tecno-capitalismo», che in una cornice di devastazione ambientale ci fa lottare tra di noi come mastini da combattimento, per risorse rese scarse dal dispositivo dell'austerità; che non è più in grado di offrire lavoro dignitoso e benessere diffuso. Come lo si può ulteriormente «governare» un siffatto sistema, senza più consenso e dall'alto di una ristretta aristocrazia del denaro? Con lo stato d'emergenza permanente, l'emegenzialismo, che tende ad assoggettare con la paura anziché emancipare con le istituzioni (che solo un ritrovato conflitto sociale è capace di produrre). Il libro nasce da uno «stupore». Ha colpito la disinvoltura con la quale il generale Figliuolo ha dismesso l'incarico all'emergenza Covid per assumere quella sull'Ucraina e poi, senza soluzione di continuità, l'alluvione in Emilia-Romagna, come se il codice narrativo e spettacolare dell'emergenza «senza fine» di volta in volta traslocasse altrove




giovedì 3 luglio 2025

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina di Francesca Albanese (Rizzoli)

Dieci storie che si legano alle vite di molte altre, ponendoci le domande a cui è doveroso dare risposta: quali sono le conseguenze dell'occupazione? Dov'è la casa di una persona rifugiata? In che condizioni vive il popolo palestinese? Fino a che punto può arrivare la crudeltà di un genocidio? Domande a cui non possiamo sottrarci, legate a personaggi e luoghi che ci permettono di capire cosa è stata la Palestina fino al 7 ottobre 2023 e cosa è adesso.

«È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.»


Lo spirito di un luogo è fatto dalle persone che lo abitano, dalle storie che si intersecano nelle sue strade. E questo vale in modo particolare per la Palestina, custode di passaggi storici epocali e teatro di una delle più dolorose pagine di storia contemporanea. Francesca Albanese, la Relatrice speciale ONU sul territorio palestinese occupato, una delle persone più competenti e autorevoli sullo status giuridico e sulla situazione dei palestinesi - amata (o odiata) in tutto il mondo per l'integrità e la passione con cui si batte in favore dei diritti di un popolo troppo a lungo vessato - qui ci offre storie che intrecciano informazioni, riflessioni, emozioni e vicende intime. Un viaggio scandito da dieci persone che hanno accompagnato Francesca a comprendere storia, presente e futuro della Palestina. Hind Rajab, morta a sei anni sotto le bombe che hanno distrutto Gaza, ci apre gli occhi su cosa significhi essere bambini in un Paese dove i bambini non hanno un nido che li protegga e che rispetti le loro radici. Abu Hassan ci guida tra i luoghi di fatica e sofferenza ai margini di Gerusalemme; e George, amico stretto, di Gerusalemme ci mostra meraviglia e insensatezze. Alon Confino, grande studioso dell'olocausto, ci aiuta a comprendere i contrasti che possono albergare nel cuore di un ebreo che vede l'apartheid e ne vuole la fine. Ghassan Abu-Sittah, chirurgo arrivato da Londra per entrare nel vivo dell'orrore più inimmaginabile, ci racconta ciò che ha visto; e Malak Mattar, giovane artista che ha fatto il percorso inverso, condivide la storia di chi ha dovuto lasciare Gaza per potersi esprimere o per sopravvivere. E poi Ingrid Jaradat Gassner, Eyal Weizman, Gabor Maté fino a una delle persone più vicine a Francesca nella vita, così come nella ricerca di una consapevolezza capace di tradursi in azione