Dialoghi scomodi: Conversazioni aperte su politica e società a cura di Leonardo Elia
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giovedì 28 maggio 2026
Nova a Gallipoli - Intervento di Leonardo Elia
Sabato 16 maggio a Gallipoli, incontro con il format Nova, organizzato dal Movimento 5 stelle, tavoli tematici, divisi per argomento, idee per il programma, uno sguardo alle politiche e al possibile campolargo.
Dei presenti, credo
quasi 250, molti i politicamente curiosi, tra cui il sottoscritto.
Molta confusione, dovuta credo ad una mancanza di
organizzazione di “partito” che il
movimento non è riuscito a darsi, retaggio forse della struttura “orizzontale”
delle origini. Senza una classe dirigente, che serve per organizzare il
consenso della base e tradurlo in linea politica.
E il programma dà coesione , aggrega intorno ad idee forti.
È questa la sfida .
Mi permetto di ricordare alcuni temi, a braccio, che
potrebbero essere spunti di riflessione,
che per la loro importanza e divisività
, sia tra i partiti del campo largo, sia all’interno degli stessi partiti, vanno trattati con grande cautela. Ma vanno trattati.
Uno è legge
elettorale. Vabbè siamo vicini alle
politiche, manca solo un anno, ma di fronte alla irricevibile riforma proposta
del governo, proporzionale, con premio di maggioranza enorme, e premierato ,
Conte che dice?
Che irricevibile sia non ci piove, ma se non si esprimono
alternative, come fa il Pd, significa che va bene la oscena legge elettorale vigente, nella quale le liste le fanno le
segreterie, in base alla fedeltà dei candidati, senza un voto di preferenza che
dia rappresentanza ai territori.
Una legge elettorale quella attuale, che non rappresenta i cittadini , fatta per far governare, con che politica non si sa, e
quindi porta inevitabilmente a
governi che di fronte ai vincoli
esterni che condizionano le nostre vite, EU e Nato, si comportano praticamente
nella stessa maniera..
Un partito “nuovo”
deve cercare di recuperare alla politica con la politica chi diserta le urne.
Quindi il movimento potrebbe esprimere il rifiuto dei cittadini, che
sono tanti, nei confronti della russofobia dilagante, e della cultura della guerra, fomentata dai soliti
,Unione Europea e Nato, istituzioni che
tra l’altro vivono una profonda crisi, stanno affogando nelle loro stesse
contraddizioni.
Crisi di consenso di molti governi europei, che appoggiando in
maniera acritica l’Ucraina, ci stanno facendo rischiare un disastroso conflitto con Mosca, rifiutando
la diplomazia, arte di cui siamo stati maestri, fino a pochi decenni fa.
Governi che con l’appoggio incondizionato all’Ucraina e al
suo presidente, un fantoccio corrotto, ci stanno coinvolgendo sempre di più in
una guerra, voluta non da noi, che sta
insanguinando i nostri confini.
Aprire lo spazio aereo ai droni ucraini che attaccano il
territorio metropolitano russo, permettere a nostre aziende di sviluppare e
produrre sistemi d’arma utilizzati da Kiev, con un drone marino con 300 kg di
esplosivo spuntato a Lefkada, Ionio
greco, poche miglia marine a est di Leuca, pericolosamente vicino alle rotte di
traghetti e navi commerciali che collegano l’Adriatico con il Mediterraneo
orientale, sono tutti segnali di nostro coinvolgimento
crescente.
Che dire del trattamento riservato agli attivisti della
Global Sumud flottilla, arrestati in
acque internazionali con un vero e proprio atto di pirateria.
La brutalità a cui sono stati sottoposti , alcuni attivisti
sono ancora ricoverati in ospedali turchi per le violenze subite in Israele, comunque
non è lontanamente paragonabile alle sevizie inflitte alle centinaia di
palestinesi detenuti senza processo.
E veniamo al punto. La
Flottilla, anzi le Flottillas, non sono ,se non in minima parte delle
operazioni umanitarie, sono delle operazioni politiche, perché hanno fatto
emergere la violenza che usa Israele contro gli oppositori, con annesso ministro, Ben Gvir ad incitare.
Il fatto che chi subiva la brutalità e la riprendeva , erano
stranieri, ha imposto ai rispettivi governi un’ intervento formale ed energico,
che non c’è mai stato per il genocidio a Gaza, e per tutto quello che Israele
ha compiuto, e sta compiendo in Cis Giordania, Libano Iran etc.
Senza che nessuno, in Italia a partire dal presidente
Mattarella , alzasse un dito contro le sanzioni
ad una nostra concittadina, Francesca Albanese, relatrice speciale per i
territori occupati da Israele, per conto dell’ONU, che è stata sanzionata e accusata di antisemitismo, solo
perché diceva a ragione che lo stato ebraico è colonialista e genocida.
Abbiamo bisogno di una forza politica che assuma impegni
precisi su questi temi, smascherando l’ennesima ipocrisia connivente di
Bruxelles, Von der Leyen e la sua cricca, che non volendo , non potendo,
sanzionare il governo di Tel Aviv,
sanziona , lavandosi la coscienza, scaricando la responsabilità su
un esaltato, il ministro Ben Gvir, e pochi coloni violenti in Cis Giordania.
Quindi operazione
politica quella della Flottilla, che ha obbligato all’intervento i governi nei confronti di uno stato che viene dipinto
come l’unica democrazia del Medio Oriente, solo perché lì ci sono libere
elezioni , ma una democrazia senza stato di diritto non è una democrazia.
E il silenzio piddino
su quello che sta succedendo a Cuba? L’isola strangolata dagli Usa, con
sanzioni che equivalgono ad un lento genocidio? Con all’orizzonte una bella
invasione, in salsa venezuelana?
Che dire poi degli extra profitti di banche e petrolieri,
non tassati adeguatamente , fatti sulla pelle dei cittadini, cifre che si
avvicinano alla finanziaria lacrime e sangue di quest’anno.
Profitti sottratti con la speculazione alle comunità, e che
devono tornare alle comunità attraverso la tassazione. E tornare alle comunità
vuol dire, politiche sanitarie, wellfare, infrastrutture, politiche del lavoro
, non certo spendere in riarmo, acquistando, tra l’altro armi e gas, carissimo,
americano.
Affrontare questi temi , con la doverosa cautela, vista la
loro importanza e il loro peso, cambierebbe
sicuramente il livello della discussione politica nel nostro
paese.
Questi sono niente altro che spunti di riflessione,
importanti , perché in un momento di crisi sociale ed economica, come quello
che stiamo vivendo, i partiti devono
interpretare le difficoltà, le inquietudini dei cittadini ed esprimerle in una
linea di azione coerente, che scavalchi il conformismo , se non la piaggeria,
imperante oggi in parlamento. La politica deve valorizzare i contenuti e se non
lo si fa non cambierà nulla, e non si potrà dare una spallata ad un governo di
incompetenti come quello attuale.
Movimento cinque stelle, se ci sei batti un colpo!
mercoledì 27 maggio 2026
Storia del Dopolavoro ferroviario italiano. 1925-2025 di Michelangelo Borri (Il Mulino)
Il Dopolavoro ferroviario nasce nel 1925, erede di una tradizione associativa radicata tra i lavoratori delle Ferrovie. Fulcro delle politiche assistenziali e ricreative del regime fascista, fu al contempo luogo di aggregazione e occasione di evasione dall'opprimente clima dittatoriale. Nel secondo dopoguerra, il DLF diventò il cuore pulsante della vita associativa dei ferrovieri: uno spazio di incontro, inclusione, crescita e civile convivenza. Un percorso che, attraverso riforme e profondi cambiamenti nella società, nel lavoro e nel modo di concepire il tempo libero, è proseguito fino ai giorni nostri, confermando l'istituzione come un pilastro dell'identità collettiva della categoria. Attraverso documenti d'archivio, riviste di settore e fotografie d'epoca, il libro ricostruisce la storia del Dopolavoro ferroviario dalle sue origini alle trasformazioni più recenti, gettando luce su un capitolo ancora poco esplorato, ma fondamentale, della storia del lavoro e del tempo libero in Italia
martedì 26 maggio 2026
Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia di Stefano Cappellini (UTET)
La politica può anche essere semplice: una sinistra (non necessariamente comunista), una destra (non necessariamente fascista), un centro (non sempre moderato). Da un po’ di tempo a questa parte, invece, si vedono cose strane: neofascisti e nostalgici del bolscevismo che combattono in Ucraina dalla stessa parte, quella di Putin; militanti storici di sinistra che propugnano politiche draconiane sull’immigrazione, magari denunciando presunti complotti ebraici; reduci delle lotte per il terzo mondo e contro la globalizzazione che si saldano alle derive più attuali del sovranismo di destra. Stefano Cappellini, vicedirettore del quotidiano “la Repubblica”, indaga da anni quella zona di confine e di convergenza tra estremi politici che dovrebbero, a rigor di logica, escludersi a vicenda, e invece finiscono in pratica per confondersi: il cosiddetto rossobrunismo. Prima di tutto, ci invita a scoprire la lunga storia di questo fenomeno, che affonda le radici nella Francia dell’Ottocento, trova un interprete di eccezione in Benito Mussolini, serpeggia lungo tutta la storia europea degli ultimi due secoli per arrivare oggi a una visibilità indiscutibile. Ma non si tratta solo di storia: dalle oscure trame dell’affaire Dreyfus ai nazi-maoisti che partecipano all’occupazione dell’Università La Sapienza di Roma nel 1968, dalla nuova estrema destra tedesca che viene direttamente dal comunismo della ddr fino alla situazione italiana attuale, densa di attraversamenti, ritorni di fiamma, confusioni e alleanze inedite, Cappellini ci guida nel ventre molle dell’estremismo contemporaneo. Rossobruni è una grande inchiesta, fatta di storie e personaggi spesso ai limiti del verosimile, che getta una luce necessaria su un fenomeno che, lungi dall’essere di nicchia, è oggi una delle strade più frequentate da parte di chi mira all’indebolimento della democrazia in Occidente.
lunedì 25 maggio 2026
domenica 24 maggio 2026
Cibo e controllo sociale. La discriminazione di genere in ambito alimentare di Roberta Dameno (Ledizioni)
Frutto di una ricerca triennale finanziata dall’Unione Europea attraverso il progetto ON Foods, l’opera affronta il diritto all’alimentazione come questione centrale di giustizia sociale, proponendo il cibo come strumento privilegiato per misurare i livelli di discriminazione presenti nelle società contemporanee e riconoscendo in esso un diritto umano fondamentale intrinsecamente legato alla dignità e all’identità culturale. L’analisi si articola attraverso un approccio sociologico del diritto che esamina come il cibo venga allocato secondo criteri di status economico, etnico, religioso, geografico e, in modo preminente, di genere. Il volume esplora molteplici dimensioni del controllo alimentare: dall’utilizzo del cibo come arma bellica alla sua funzione negli equilibri diplomatici internazionali, dalla perpetuazione delle discriminazioni etniche e religiose ai meccanismi di emancipazione socio-economica attraverso la filiera agroalimentare. Particolare attenzione viene rivolta alle discriminazioni intersezionali, evidenziando come fattori multipli di vulnerabilità si intreccino nel determinare l’insicurezza alimentare, specialmente per le donne migranti e le popolazioni marginalizzate. Questo studio rappresenta un contributo significativo alla comprensione critica dei sistemi alimentari globali, sfidando la narrazione dominante che attribuisce la fame alla crescita demografica. Mediante l’analisi del “paradosso dell’abbondanza” e delle nuove minacce derivanti dai cambiamenti climatici e dalla competizione tecnologica per le risorse naturali, viene fornita una prospettiva innovativa sulla sostenibilità alimentare e sulla necessità di decostruire i meccanismi discriminatori che regolano la distribuzione del cibo. La ricerca si rivela essenziale per operatori politici, studiosi di diritto e società civile, offrendo una base teorica e empirica per promuovere politiche pubbliche che garantiscano il diritto al cibo quale componente irrinunciabile della giustizia sociale e dell’uguaglianza di genere
sabato 23 maggio 2026
Siamo stati iscritti al PCI di Chicco Testa e Claudio Velardi (Liberilibri)
Il PCI, il partito comunista italiano, è stato un soggetto politico che ha inciso in maniera decisiva nella storia italiana del secondo Novecento. In uno scambio di lettere vivace e privo di retorica, due ex dirigenti del PCI, divenuti poi figure di spicco della società italiana, Chicco Testa e Claudio Velardi, rivivono la loro militanza: dalle fumose sezioni degli anni Settanta fino alle stanze del potere dei governi di centrosinistra. Tra aneddoti personali e retroscena inediti su figure chiave come Berlinguer e D’Alema, il libro smonta i miti della “coerenza” e della “diversità” comunista, affrontando nodi cruciali come il caso Moro, la caduta del Muro e Tangentopoli arrivando fino ai giorni nostri e all’attuale leadership della sinistra. In questo carteggio fitto, disincantato e ironico che diviene un godibilissimo saggio storico in forma epistolare, Testa e Velardi ripercorrono cinquant’anni di storia della sinistra italiana e del nostro Paese. Non è certo il manifesto di due nostalgici, quanto piuttosto un possibile, salutare vaccino per quanti ancora (e non sono pochi…) si ostinano a camminare con la testa voltata all’indietro, dimenticando che la politica, come la vita, è incessante cambiamento, non adorazione delle ceneri. Prefazione di Guido Crosetto. Postfazione di Sergio Scalpelli.
venerdì 22 maggio 2026
Brescia glocal. Esperienze e scenari di trasformazione a cura di Vincenzo Cesareo (Vita e Pensiero)
Il volume, realizzato con il sostegno dell’Ente Bresciano per l’Istruzione Superiore (EBIS) e frutto della collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Associazione Globus et Locus, presenta gli esiti di un percorso di ricerca e di riflessione interdisciplinare sul glocal in riferimento alla città di Brescia e al suo territorio attraverso l’analisi delle interviste condotte ad autorevoli rappresentanti di alcuni ambiti chiave della realtà bresciana (imprese industriali, ambiente, cultura e turismo) e attraverso l’apporto di studiosi ed esperti di diverse discipline. Dalla ricerca emerge l’utilità della prospettiva glocal, sia in termini di consapevolezza delle complesse connessioni tra locale e globale che caratterizzano l’attuale scenario socio-economico, ambientale e culturale, sia in termini di efficace strategia d’azione in grado di contribuire al miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva, attraverso un equilibrio virtuoso tra la dimensione comunitaria locale e la dimensione societaria globale
Il fattore umano. Il potere della cultura umanistica nell'era dell'algoritmo di Christian Madsbjerg (Giunti Psicologia.IO)
Partendo dal lavoro svolto in prima persona con aziende di rilievo internazionale quali Ford, Lego e Chanel, l'autore in questo volume si schiera in modo provocatorio contro la tirannia dei big data e dello scientismo. Si tratta di un'appassionata difesa della formazione culturale di stampo artistico e umanistico, e al contempo di un piano d'azione che aiuta imprese e leader a utilizzare l'intelligenza umana nel risolvere problemi. Sfidando l'opinione comune, Madsbjerg dimostra che molte delle storie di successo dei nostri giorni non nascono dal pensiero "quantitativo" e dalla mera analisi dei dati numerici, ma da un confronto profondo con cultura, contesto e storia. Al tempo stesso pratico e filosofico, il libro è una potente risposta al conformismo aziendale e una risorsa indispensabile per leader e innovatori che vogliono distinguersi dalla massa e ottenere risultati eccellenti.
giovedì 21 maggio 2026
mercoledì 20 maggio 2026
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In Europa può comparire su una maglietta, su un poster o in un elemento grafico ispirato al Giappone: un sole rosso da cui si irradiano lung...
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E cade la maschera di Harvard — Das Böse Büro






