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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

giovedì 15 ottobre 2026

Fascismi liberali di Slavoj Žižek (Il Saggiatore)

 




















Come fa una corrente politica che ha la radice nella parola «libertà» a diventare l’antitesi di ciò che professa? In Fascismi liberali Slavoj Žižek prende in esame questo paradosso unico del nostro tempo: l’ascesa al potere di populisti autoritari che si presentano come sostenitori del più puro liberalismo.


Questa contraddizione è, per Žižek, l’evoluzione più completa del populismo di destra, l’estrema realizzazione dei suoi obiettivi. La sua analisi, come di consueto, non fa sconti: evidenzia gli errori di una sinistra del tutto incapace di intercettare i bisogni concreti del proprio elettorato potenziale; smaschera gli artifici linguistici di Putin e Netanyahu, che compiono aggressioni e genocidi presentandosi come vittime; mette in evidenza come certe politiche degli apostoli del liberalismo siano tutto fuorché liberali, assomigliando in modo quasi indistinguibile alle politiche oscurantiste dei regimi dittatoriali. Con il suo affilato arsenale, Žižek penetra chirurgicamente nelle antinomie dei tempi in cui viviamo: tempi in cui si può fare guerra a un popolo indossando le vesti dei pacificatori, in cui una manciata di miliardari si arroga il diritto di agire come crede senza alcun controllo pubblico, in cui tutte le norme della diplomazia classica e del diritto internazionale sono saltate. La soluzione che auspica Žižek è l’affermarsi di una nuova sinistra capace di riappropriarsi di alcune istanze tipicamente ed erroneamente considerate di destra: appartenenza, comunità, radici e tradizioni locali. Se il liberalismo fascista non è altro che una grossa maschera ideologica per coprire la globalizzazione forzata, il feudalesimo tecnologico e l’operato di stati governati solo dalla logica del profitto, occorre richiamarsi allora a «una qualche forma di comunismo»: la costruzione di una capacità politica collettiva all’altezza delle minacce mondiali.

TRUMP HA DISATTIVATO STARLINK PER L’UCRAINA

 

La manovrina di Meloni: alla difesa il doppio dei soldi destinati alla sanità

 

Caro carburante e costi alle stelle: la protesta di agricoltori e autotrasportatori nel Brindisino

 

Altamura, protesta degli autotrasportatori sulla SS96: blocco del traffico contro il caro-carburanti

 

Carburante esaurito ai distributori Enilive del Salento: scatta l'allarme

 

Eravamo comunisti di Massimo D'Alema ( Feltrinelli)

 



















C'è stato un tempo in cui la politica era una scelta di vita. Massimo D'Alema racconta quel tempo dall'interno: la famiglia comunista, il Pci, il Sessantotto, Berlinguer, il terrorismo, il compromesso storico, la fine di una stagione. La storia di una generazione che ha creduto nella politica come destino collettivo.


Massimo D'Alema nasce dentro una famiglia comunista prima ancora che dentro un partito. Il padre Giuseppe, partigiano e dirigente del Pci; la madre Fabiola, cresciuta nella Roma antifascista; le case del popolo, Botteghe oscure, i Pionieri, le sezioni, i congressi, le lotte operaie. Prima di essere una scelta politica, il comunismo è un mondo: una lingua, un'educazione, un'appartenenza, un modo di guardare la vita. Per la prima volta D'Alema torna alle origini di quella storia, intrecciando memoria personale e vicenda collettiva. Dall'infanzia romana al trasferimento a Genova nei giorni della rivolta contro il governo Tambroni; dalla formazione politica nel segno dell'antifascismo al Sessantotto pisano; dalla Primavera di Praga al conflitto tra movimento e partito; dagli anni della Fgci alla stagione drammatica del terrorismo, del compromesso storico, del rapimento Moro, della crisi della solidarietà nazionale. Il risultato non è però un libro di memorie, ma qualcosa di diverso: il racconto di un'Italia in cui la politica era ancora una forma della vita, una disciplina, una passione, un destino. D'Alema attraversa luoghi e figure centrali della storia repubblicana – Togliatti, Longo, Amendola, Berlinguer, Ingrao, Napolitano, Rossanda, Pajetta, Occhetto – senza indulgere alla celebrazione, ma restituendo il peso umano delle scelte, delle fratture, delle illusioni e degli errori. Lontano dall'essere un esercizio di nostalgia, Eravamo comunisti è il tentativo di capire che cosa abbia significato appartenere a una grande cultura politica del Novecento: una cultura capace di educare milioni di persone alla partecipazione democratica, ma anche segnata da contraddizioni profonde, da fedeltà difficili, da appannamenti, da sconfitte. Fino alla fine di un mondo, quando il crollo del comunismo reale e la svolta della Bolognina imposero alla sinistra italiana di misurarsi con la domanda più radicale: che cosa resta di una storia quando il nome che l'ha tenuta insieme non può più essere pronunciato allo stesso modo?

Diesel, Starlink e Yandex: i Veleni della Guerra Ibrida

Materie prime critiche:geopolitica delle risorse, rischi di filiera e ricerca dell'autonomia

 

Pierburg Lanciano - Il 19 tavolo delle trattative a Roma

 

TARANTO. SCIOPERO EX ILVA: BLOCCATA LA RAFFINERIA, PROBLEMI ANCHE PER GLI AEREI #top #topnews

 

martedì 13 ottobre 2026

Le Brigate rosse. Una storia (1970-1988) di John Foot - Maristella Notaristefano (Einaudi)

 





















Chi erano le Brigate rosse? Che cosa volevano? E come hanno fatto ad agire per quasi vent'anni praticando la «lotta armata» in Italia dal 1970 al 1988? In questo libro scopriamo il modo in cui divennero la piú formidabile organizzazione terroristica di estrema sinistra dell'Europa del dopoguerra. Attingendo il loro sostegno dal movimento studentesco di protesta degli anni Sessanta da attivisti e lavoratori radicalizzati durante l'«autunno caldo» del 1969, le Brigate rosse si ispirarono a diversi gruppi terroristici nel mondo, specialmente dell'America latina. Le Br non riconoscevano altre regole né altre autorità se non le proprie, e diedero il via a una campagna di omicidi, sequestri, intimidazioni e gambizzazioni che paralizzò il sistema giudiziario italiano e che ridisegnò il panorama politico. Per un certo momento, alcuni militanti della sinistra italiana li ammirarono, commemorandoli come martiri. Attraverso un'indagine meticolosa e avvalendosi di materiali d'archivio mai esaminati finora, John Foot svela la vera storia al di là dei miti che si sono sviluppati attorno alle Br, sottolineando i costi umani delle loro azioni e il loro impatto sulla società italiana

Delia (Sumud Flotilla): "Israele e Palestina, il sistema di APERTHEID è globale"

 

ULTIME NOTIZIE 13/10/2026 L’IRAN E I HOUTHI AUMENTANO

 

L’Ue s’inchina a Trump: negli Usa si lavora a un piano di pace sull’Ucraina

 

TARANTO - EX ILVA: LO SCIOPERO CONTINUA, ALLE 19.00 CDM PER IL DECRETO #top #topnews

 

lunedì 12 ottobre 2026

È già domani di Silvia Salis (Feltrinelli)

 




















«Questo libro nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta, arriva e ti guarda in faccia. E il domani, l’ho imparato bene ormai, inizia sempre oggi.»


Silvia Salis ha imparato molto presto che il punto da cui si parte conta. E che non tutti partono dallo stesso punto. Lo sport è stato per lei un modo per misurarsi con i propri limiti, ma anche uno straordinario ascensore sociale. L’ha portata lontano, fino alle Olimpiadi, e le ha insegnato qualcosa che sarebbe tornato molti anni dopo, quando ha scelto la politica: il talento conta, certo, ma conta altrettanto creare le condizioni perché possa emergere. "È già domani" nasce dalla sua storia e dalla strada che l’ha portata, nel 2025, a diventare sindaca di Genova. Ma non è il racconto di una carriera. È piuttosto il tentativo di capire che cosa quella strada possa dire del paese in cui viviamo e, soprattutto, di quello in cui vorremmo vivere. Salis guarda l’Italia a partire dalle vite delle persone, da ciò che spesso le rende più difficili e da ciò che potrebbe cambiarle. Parla di lavoro e di tempo, delle città e delle disuguaglianze, della libertà delle donne e di una sicurezza che non può ridursi alla paura. E rivendica una politica capace di scegliere senza avere bisogno di costruirsi un nemico. Nelle sue pagine la sinistra non è un luogo a cui tornare, ma qualcosa che deve ancora essere costruito. Con una convinzione semplice: essere progressisti significa prima di tutto credere che le cose possano cambiare, e assumersi la responsabilità di farle cambiare davvero. Perché il futuro non comincia quando arriva. Comincia molto prima. È già domani

Cisgiordania, l’assedio dei coloni contro i palestinesi

 

Trump contro Zelensky: "All'Ucraina serve un nuovo presidente". E ora Putin...

 

Trump e Putin: affari su petrolio e gas, paga l’Europa. Meloni appesa alla flessibilità di Ursula

 

LA CINA STUDIA L’IRAN

 

OPERATORI DEL TRASPORTO SANITARIO E CARO CARBURANTI: “ASL CI AIUTI”

 

domenica 11 ottobre 2026

Queste verità. Dal 1776 a Trump, storia magnifica e tragica degli Stati Uniti d'America di Jill Lepore (Rizzoli)

 






















Queste verità. Dal 1776 a Trump, storia magnifica e tragica degli Stati Uniti d'America è un'opera fondamentale che viene oggi riproposta in un'edizione rinnovata resa ancora più attuale da una prefazione inedita, un epilogo aggiornato e un intero nuovo capitolo che ripercorre lo sviluppo dell'amministrazione Trump.

«Noi riteniamo di per sé evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.»


Le parole di Thomas Jefferson nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti (1776) hanno definito sin dall'inizio l'"esperimento americano". E sono queste le "verità" che il premio Pulitzer per la Storia Jill Lepore ha messo al centro della sua indagine pionieristica, capace di unire l'oggettività dei fatti e delle testimonianze a una prosa elegante e straordinaria. Prende così vita la storia contradditoria di una nazione contradditoria: perché, in quel giovane Paese votato alla libertà, non tutti erano liberi? Tra grandi figure e personaggi dimenticati, tra politica, giornalismo e tecnologia - dalle comunità coloniali ai sondaggi su internet -, Lepore ha creato la grande storia degli Stati Uniti d'America per il XXI secolo

Non riconoscerete il Medio Oriente tra due anni / Alastair Crooke

 

Caracciolo: Non possiamo non dirci italiani. Scuola di Limes - IV Giornata di studio a Montecitorio

 

IL CROLLO DI ZELENSKIJ videocondivisionetelefono con videocameravideotelefonogratuitocaricareCopy tags to clipboard

 

Intervento del Sottosegretario Mantovano al Seminario “Le trasformazioni dell'Europa” #top #topnews

 

Litoranea Otranto- Leuca, nuove misure per contrastare le corse clandestine #top #topnews

 

La finale di Sarajevo. L'incredibile viaggio dello Sloboda Tuzla nella città assediata di Gianni Galleri (Bottega Errante Edizioni)

 



















La storia inedita del primo campionato di basket bosniaco viene raccontata dalla prospettiva di un giocatore, Drago Zec, che oggi vive in Italia e che in quell’occasione ha vissuto un’esperienza paradossale. Mentre quelli che possono attraversano il tunnel (l’unica uscita possibile dalla città assediata) per andarsene dall’inferno di una Sarajevo sotto la mira dei cecchini, c’è un gruppo di uomini, alti due metri, che con le schiene piegate e la testa china lo attraversano per entrarci, e giocare la finale del primo campionato bosniaco di pallacanestro. Lasciano le loro città, le loro famiglie, e corrono dei rischi immensi per disputare la partita in uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Galleri viaggia, ascolta le persone, le intervista, ci beve assieme: ne esce un reportage narrativo che mostra come lo sport, spesso, possa mescolarsi a politica, Storia, società, guerra e diventare un punto di vista privilegiato da cui guardare il mondo

Lina Palmerini: "La destra non difende i valori dell'Occidente"

 

Fascismi liberali di Slavoj Žižek (Il Saggiatore)

  Come fa una corrente politica che ha la radice nella parola «libertà» a diventare l’antitesi di ciò che professa? In Fascismi liberali Sl...