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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

domenica 18 ottobre 2026

L'onda che verrà. Intelligenza artificiale e potere nel XXI secolo di Mustafa Suleyman, Michael Bhaskar, Michael Bhaskar (Garzanti)

 



















L'onda che verrà mostra come il cambiamento che ci attende genererà un'immensa ricchezza, ma al tempo stesso rappresenterà una minaccia per l'ordine globale. Oggi, mentre i nostri fragili governi vanno incontro al disastro come sonnambuli, l'umanità si trova di fronte a una prospettiva inquietante. Riusciremo a tracciare una via di fuga?


Ci troviamo sempre più vicini a una soglia critica nella storia della nostra specie: molto presto l'intelligenza artificiale sarà tutto intorno a noi, organizzerà le nostre vite, gestirà attività complesse e le principali strutture di governo. Vivremo in un mondo dove sarà possibile stampare il dna, dove il dibattito su agenti patogeni ingegnerizzati e armi autonome sarà all'ordine del giorno, dove dotarsi di assistenti robot sarà lo standard e dove l'energia non mancherà. La realtà di domani è questa, eppure nessuno di noi è pronto ad affrontarla. Cofondatore della pionieristica società di intelligenza artificiale DeepMind, parte di Google, Mustafa Suleyman è stato al centro di questa rivoluzione. Il prossimo decennio, sostiene, sarà caratterizzato da una vera e propria ondata di nuove e potenti tecnologie in rapidissima evoluzione

“Ucraina stato fantoccio dei servizi segreti anglosassoni”. La dura accusa di Basile

 

Le voci della generazione Z tra le barricate di fuoco in piazza Duomo. Le ragioni della protesta

 

La DEMOCRAZIA è nel CAOS? Euro e potere con Gabriele Guzzi

 

Piazze violente per governi violenti?

 

Ciclo di Incontri Democrazia: crisi e prospettive #top #topnews #topnewstoday

 

118, assunzioni bloccate: otto autisti senza lavoro

 

sabato 17 ottobre 2026

Politica della malvagità. Il bene e il male nell'era di Trump, Putin e Netanyahu di Susan Neiman (UTET)

 



















«Questo libro è un appello a riconoscere che il male peggiore può consistere nella negazione del male, così come nel disprezzo di ogni forma di bene che potrebbe opporsigli. Quando l'interesse personale diventa il fondamento della ragione, il male non ha più bisogno di giustificarsi: viene già scambiato per razionalità.»


Siamo ormai abituati a vedere il mondo come uno sterminato scacchiere geopolitico, governato da interessi economici e strategici. Se fino a qualche anno fa questo si riduceva ad accordi commerciali e guerre silenziate ai margini del mondo, ciò che oggi succede in Ucraina, a Gaza o in Iran ha alzato la posta. Cominciamo a sentirci invischiati in una guerra tra bande globale, dove a ogni mossa segue una contromossa, calcolata o istintiva che sia, ma comunque interessata e intrinsecamente amorale. Non sembra proprio esserci più spazio per ragionare di “bene” e “male”: ci appaiono categorie ingenue, indegne di un dibattito serio. E se stessimo sbagliando tutto? Susan Neiman, filosofa ebrea americana trapiantata in Germania, torna con un nuovo esplosivo pamphlet che trova in Donald Trump il campione inconsapevole di questa Politica della malvagità. Ma, a ben vedere, questo mondo privo di morale non è nato con lui: Neiman scandaglia la storia e la filosofia, ricostruendo con pazienza e onestà intellettuale ogni singolo passaggio in cui abbiamo scientemente abbandonato un pezzo della nostra capacità di discernere il bene dal male. Spesso lo abbiamo fatto con le migliori intenzioni, come quando abbiamo preferito il razionalismo alle fedi religiose o nazionalistiche che a lungo hanno incendiato il mondo; o come quando abbiamo visto nel marxismo la chiave per ribellarci alle ingiustizie del capitale; o ancora quando abbiamo pensato che snidare i rapporti di forza o il darwinismo latente di ogni situazione fosse il modo giusto per non farsi ingannare dalla propaganda; per ultimo, quando abbiamo creduto che la sinistra dovesse aggiornarsi diventando woke, frantumando il fronte comune in mille piccole battaglie identitarie. Eppure, ci ricorda Neiman in pagine dense e argute, è proverbialmente lastricata di buone intenzioni la strada per l’inferno

La Comunità ebraica caccia l'Anpi dalle commemorazioni del rastrellamento del ghetto di Roma. Insulti e urla contro l'associazione partigiani - Il Fatto Quotidiano

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Le proteste di autotrasportatori e agricoltori si sono estese a tutto il Sud

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Tfr, no tax area per i giovani, taglio Irpef sul ceto medio, carta sanità per i pensionati: Forza Italia rilancia sul Fisco - Il Sole 24 ORE

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No Meloni Day: 400mila studenti in piazza da Nord a Sud

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“CARBURANTE FINITO”, AUMENTANO I DISTRIBUTORI A SECCO #top #topnews #topnewstoday

 

giovedì 15 ottobre 2026

Fascismi liberali di Slavoj Žižek (Il Saggiatore)

 




















Come fa una corrente politica che ha la radice nella parola «libertà» a diventare l’antitesi di ciò che professa? In Fascismi liberali Slavoj Žižek prende in esame questo paradosso unico del nostro tempo: l’ascesa al potere di populisti autoritari che si presentano come sostenitori del più puro liberalismo.


Questa contraddizione è, per Žižek, l’evoluzione più completa del populismo di destra, l’estrema realizzazione dei suoi obiettivi. La sua analisi, come di consueto, non fa sconti: evidenzia gli errori di una sinistra del tutto incapace di intercettare i bisogni concreti del proprio elettorato potenziale; smaschera gli artifici linguistici di Putin e Netanyahu, che compiono aggressioni e genocidi presentandosi come vittime; mette in evidenza come certe politiche degli apostoli del liberalismo siano tutto fuorché liberali, assomigliando in modo quasi indistinguibile alle politiche oscurantiste dei regimi dittatoriali. Con il suo affilato arsenale, Žižek penetra chirurgicamente nelle antinomie dei tempi in cui viviamo: tempi in cui si può fare guerra a un popolo indossando le vesti dei pacificatori, in cui una manciata di miliardari si arroga il diritto di agire come crede senza alcun controllo pubblico, in cui tutte le norme della diplomazia classica e del diritto internazionale sono saltate. La soluzione che auspica Žižek è l’affermarsi di una nuova sinistra capace di riappropriarsi di alcune istanze tipicamente ed erroneamente considerate di destra: appartenenza, comunità, radici e tradizioni locali. Se il liberalismo fascista non è altro che una grossa maschera ideologica per coprire la globalizzazione forzata, il feudalesimo tecnologico e l’operato di stati governati solo dalla logica del profitto, occorre richiamarsi allora a «una qualche forma di comunismo»: la costruzione di una capacità politica collettiva all’altezza delle minacce mondiali.

TRUMP HA DISATTIVATO STARLINK PER L’UCRAINA

 

La manovrina di Meloni: alla difesa il doppio dei soldi destinati alla sanità

 

Caro carburante e costi alle stelle: la protesta di agricoltori e autotrasportatori nel Brindisino

 

Altamura, protesta degli autotrasportatori sulla SS96: blocco del traffico contro il caro-carburanti

 

Carburante esaurito ai distributori Enilive del Salento: scatta l'allarme

 

Eravamo comunisti di Massimo D'Alema ( Feltrinelli)

 



















C'è stato un tempo in cui la politica era una scelta di vita. Massimo D'Alema racconta quel tempo dall'interno: la famiglia comunista, il Pci, il Sessantotto, Berlinguer, il terrorismo, il compromesso storico, la fine di una stagione. La storia di una generazione che ha creduto nella politica come destino collettivo.


Massimo D'Alema nasce dentro una famiglia comunista prima ancora che dentro un partito. Il padre Giuseppe, partigiano e dirigente del Pci; la madre Fabiola, cresciuta nella Roma antifascista; le case del popolo, Botteghe oscure, i Pionieri, le sezioni, i congressi, le lotte operaie. Prima di essere una scelta politica, il comunismo è un mondo: una lingua, un'educazione, un'appartenenza, un modo di guardare la vita. Per la prima volta D'Alema torna alle origini di quella storia, intrecciando memoria personale e vicenda collettiva. Dall'infanzia romana al trasferimento a Genova nei giorni della rivolta contro il governo Tambroni; dalla formazione politica nel segno dell'antifascismo al Sessantotto pisano; dalla Primavera di Praga al conflitto tra movimento e partito; dagli anni della Fgci alla stagione drammatica del terrorismo, del compromesso storico, del rapimento Moro, della crisi della solidarietà nazionale. Il risultato non è però un libro di memorie, ma qualcosa di diverso: il racconto di un'Italia in cui la politica era ancora una forma della vita, una disciplina, una passione, un destino. D'Alema attraversa luoghi e figure centrali della storia repubblicana – Togliatti, Longo, Amendola, Berlinguer, Ingrao, Napolitano, Rossanda, Pajetta, Occhetto – senza indulgere alla celebrazione, ma restituendo il peso umano delle scelte, delle fratture, delle illusioni e degli errori. Lontano dall'essere un esercizio di nostalgia, Eravamo comunisti è il tentativo di capire che cosa abbia significato appartenere a una grande cultura politica del Novecento: una cultura capace di educare milioni di persone alla partecipazione democratica, ma anche segnata da contraddizioni profonde, da fedeltà difficili, da appannamenti, da sconfitte. Fino alla fine di un mondo, quando il crollo del comunismo reale e la svolta della Bolognina imposero alla sinistra italiana di misurarsi con la domanda più radicale: che cosa resta di una storia quando il nome che l'ha tenuta insieme non può più essere pronunciato allo stesso modo?

Diesel, Starlink e Yandex: i Veleni della Guerra Ibrida

Materie prime critiche:geopolitica delle risorse, rischi di filiera e ricerca dell'autonomia

 

Pierburg Lanciano - Il 19 tavolo delle trattative a Roma

 

TARANTO. SCIOPERO EX ILVA: BLOCCATA LA RAFFINERIA, PROBLEMI ANCHE PER GLI AEREI #top #topnews

 

martedì 13 ottobre 2026

Le Brigate rosse. Una storia (1970-1988) di John Foot - Maristella Notaristefano (Einaudi)

 





















Chi erano le Brigate rosse? Che cosa volevano? E come hanno fatto ad agire per quasi vent'anni praticando la «lotta armata» in Italia dal 1970 al 1988? In questo libro scopriamo il modo in cui divennero la piú formidabile organizzazione terroristica di estrema sinistra dell'Europa del dopoguerra. Attingendo il loro sostegno dal movimento studentesco di protesta degli anni Sessanta da attivisti e lavoratori radicalizzati durante l'«autunno caldo» del 1969, le Brigate rosse si ispirarono a diversi gruppi terroristici nel mondo, specialmente dell'America latina. Le Br non riconoscevano altre regole né altre autorità se non le proprie, e diedero il via a una campagna di omicidi, sequestri, intimidazioni e gambizzazioni che paralizzò il sistema giudiziario italiano e che ridisegnò il panorama politico. Per un certo momento, alcuni militanti della sinistra italiana li ammirarono, commemorandoli come martiri. Attraverso un'indagine meticolosa e avvalendosi di materiali d'archivio mai esaminati finora, John Foot svela la vera storia al di là dei miti che si sono sviluppati attorno alle Br, sottolineando i costi umani delle loro azioni e il loro impatto sulla società italiana

Delia (Sumud Flotilla): "Israele e Palestina, il sistema di APERTHEID è globale"

 

ULTIME NOTIZIE 13/10/2026 L’IRAN E I HOUTHI AUMENTANO

 

L’Ue s’inchina a Trump: negli Usa si lavora a un piano di pace sull’Ucraina

 

TARANTO - EX ILVA: LO SCIOPERO CONTINUA, ALLE 19.00 CDM PER IL DECRETO #top #topnews

 

lunedì 12 ottobre 2026

È già domani di Silvia Salis (Feltrinelli)

 




















«Questo libro nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta, arriva e ti guarda in faccia. E il domani, l’ho imparato bene ormai, inizia sempre oggi.»


Silvia Salis ha imparato molto presto che il punto da cui si parte conta. E che non tutti partono dallo stesso punto. Lo sport è stato per lei un modo per misurarsi con i propri limiti, ma anche uno straordinario ascensore sociale. L’ha portata lontano, fino alle Olimpiadi, e le ha insegnato qualcosa che sarebbe tornato molti anni dopo, quando ha scelto la politica: il talento conta, certo, ma conta altrettanto creare le condizioni perché possa emergere. "È già domani" nasce dalla sua storia e dalla strada che l’ha portata, nel 2025, a diventare sindaca di Genova. Ma non è il racconto di una carriera. È piuttosto il tentativo di capire che cosa quella strada possa dire del paese in cui viviamo e, soprattutto, di quello in cui vorremmo vivere. Salis guarda l’Italia a partire dalle vite delle persone, da ciò che spesso le rende più difficili e da ciò che potrebbe cambiarle. Parla di lavoro e di tempo, delle città e delle disuguaglianze, della libertà delle donne e di una sicurezza che non può ridursi alla paura. E rivendica una politica capace di scegliere senza avere bisogno di costruirsi un nemico. Nelle sue pagine la sinistra non è un luogo a cui tornare, ma qualcosa che deve ancora essere costruito. Con una convinzione semplice: essere progressisti significa prima di tutto credere che le cose possano cambiare, e assumersi la responsabilità di farle cambiare davvero. Perché il futuro non comincia quando arriva. Comincia molto prima. È già domani

L'onda che verrà. Intelligenza artificiale e potere nel XXI secolo di Mustafa Suleyman, Michael Bhaskar, Michael Bhaskar (Garzanti)

  L'onda che verrà mostra come il cambiamento che ci attende genererà un'immensa ricchezza, ma al tempo stesso rappresenterà una mi...