Dialoghi scomodi: Conversazioni aperte su politica e società a cura di Leonardo Elia
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GLI INTERVENTI DI LEONARDO ELIA
The Others - un altro punto di vista
Salute e benessere a cura di Leonardo Elia
giovedì 9 luglio 2026
Ma come parli?! Manuale di resistenza al linguaggio dei politici di Daniela Ranieri (PaperFIRST)
Meloni, Renzi, Salvini, Tajani, Schlein, Conte, Draghi, Calenda, Ursula von der Leyen, Nordio: ma come parlano?! Da dove viene la frase “I centri in Albania fun-zio-ne-ra-nno!” di Giorgia Meloni? Da Cicerone: è l’epanalessi, la ripetizione enfatica di una parola allo scopo di creare tensione emozionale. E il “Make America great again” di Trump? Da Mussolini: “Dobbiamo far tornare Roma a essere grande”. E gli slogan di Renzi? Alcuni dalla Apple: Progress is a beautiful thing” ha ispirato il renziano “Il futuro è una cosa bellissima”. “Arriva l’Italia” ricalca “L’Italia agli italiani” di Mussolini, “fabulatore di scemenze” (Gadda). E poi: le metafore di Bersani, l’antilingua di Elly Schlein, il “punto di caduta” di Calenda e Gualtieri, la maledetta “resilienza”… La retorica, arte nata nella polis greca per rendere i cittadini uguali di fronte alla legge, è diventata un’abilità, spesso in mano agli spin doctor, che non serve a convincere, ma a suggestionare e manipolare chi ascolta. Daniela Ranieri svela le strategie linguistiche (alcune risalenti ai retori antichi, altre figlie del “gentese” berlusconiano, altre ancora nate con la post-democrazia) che si celano dietro alla ricerca del potere dei leader di oggi. Chi possiede gli strumenti per decodificare gli atti linguistici assume più forza rispetto al potente che li emette; smontare gli ingranaggi di cui si avvale il potere per funzionare è un atto di resistenza e di ribellione; in definitiva, di democrazia
Fronte orientale. Le truppe tedesche e l'imbarbarimento della guerra 1941-1945 di Omer Bartov (Il Mulino)
Nella guerra sul fronte orientale, innescata dall'attacco tedesco all'Unione Sovietica nel giugno 1941, si toccarono livelli di brutalità inaudita: stermini di massa delle popolazioni civili, deportazioni, distruzioni, maltrattamenti dei prigionieri. La responsabilità di questo imbarbarimento è stata solitamente addebitata al regime hitleriano e alle sue formazioni speciali come le SS, o al più agli alti comandi della Wehrmacht, sollevandone ranghi e quadri. Questo libro ha per primo infranto tale verità di comodo. Rovesciando la prospettiva e ricostruendo dal basso il comportamento delle truppe, grazie al ricorso a materiali inediti relativi all'attività di tre divisioni combattenti, Bartov ha potuto mostrare che la Wehrmacht fu pienamente protagonista dell'imbarbarimento della guerra, e che ciò fu dovuto al convergere di tre fattori: le condizioni estremamente dure del conflitto sul fronte orientale, il tipo di formazione degli ufficiali, e infine l'indottrinamento politico delle truppe, educate a considerare «Untermenschen», esseri inferiori, le popolazioni slave
mercoledì 8 luglio 2026
Il Ritorno al Futuro del generale Vannacci - Intervento di Leonardo Elia
In un panorama politico italiano che già vede all’orizzonte le politiche del 2027, il primo terremoto rappresentato da Futuro Nazionale del generale Vannacci è una realtà.
L’autore del caso editoriale “ il mondo al contrario” forte
della sua popolarità, entra in politica, cooptato da Salvini, nella Lega, viene
eletto al Parlamento Europeo, e dopo due anni tradisce il suo mentore, forma un
partito tutto suo, Futuro Nazionale.
Divora la Lega , alcuni sondaggi lo dicono addirittura in vantaggio sul suo ex partito, ruba consensi anche a Fratelli d’Italia, che
si sentono scavalcati a destra.
Il suo serbatoio
elettorale è quello degli scontenti che si sentono traditi dalle politiche di
questo governo,
conquistato con parole d’ordine contro l’immigrazione, per la
sovranità, per la sicurezza. Prima gli italiani.
È l’Italia delle periferie insicure, dei lavoratori poveri,
che tradita dai partiti, da un governo che non ha un abbozzo di politica
industriale, l’Ilva insegna, attribuisce ad altri poveri i problemi che la
affliggono.
Con Renzi, si dice abbia avuto contatti con il generale al
momento dello strappo, che vede in futuro nazionale semplicemente una perdita
di base elettorale per questo governo. In funzione di un’alternanza , di cui è
sicuro di far parte.
Per me Vannacci è un arma di distrazione di massa.
Mi spiego meglio.
Devia il malcontento delle fasce più deboli della
popolazione, i traditi dai tagli alla sanità, al wellfare,gli esposti alla
criminalità di quartieri periferici e abbandonati, verso altri poveri, che sono
qui da noi perché sono manodopera servile, schiavi o quasi, la cui gestione è
esternalizzata alla malavita più o meno organizzata. Interi comparti
produttivi, come l’agricoltura e la ristorazione reggono per la manodopera a
basso costo rappresentata dagli
immigrati.
Quindi la discussione si indirizzerà sull’accoglienza non
toccando argomenti importanti come il finanziamento alle milizie di torturatori
che gestiscono il passaggio dei migranti e che si arricchiscono con un fiorente mercato nero del petrolio. Tagliagole
che impediscono ai reclusi di tornare
nei paesi di origine.
Tutto il fracasso per il rilascio e il rimpatrio di Al
Masri, tra il governo e l’ opposizione, senza che nessuno dicesse che il libico
è stato “assunto” dal ministro Minniti, Pd, per rallentare l’arrivo dei
migranti, trattenendoli con sevizie ed estorsioni in campi di concentramento in
Libia.
L’opposizione che pensa solo alle coalizioni subirà Vannacci, le sue parole d’ordine , non
pensando ad un programma di governo , chiaro, che definirebbe una reale alternativa politica.
Distrazione è questo, portare la discussione politica
lontana dai temi importanti , come per
esempio sui nostri rapporti con Israele , non
dimentichiamoci che il generale è
fortemente filo israeliano .
Togliendo dall’imbarazzo il Pd che al suo interno, anche
senza la Picerno, ha importanti frange filo sioniste, che spiegano
l’immobilismo, non solo del partito ,ma anche del blocco sociale che lo vota,
insieme a molti intellettuali di riferimento, nei confronti del genocidio in
atto a Gaza, dell’aggressione del Libano e dell’Iran.
Israele vuol dire destabilizzazione
del mare su cui noi ci affacciamo, il Mediterraneo, la nostra porta di casa.
Distrazione di massa sono le prese di posizione del
generale, sul 25 aprile, non riconoscerlo come data fondante della nostra
repubblica, scatenando le solite discussioni su fascismo e antifascismo, che sottraggono
tempo e attenzione ad argomenti per me ben più importanti come aprire
finalmente un confronto sui vincoli
esterni che ci affliggono come Unione Europea, Nato e Stati Uniti, che da
decenni significano la nostra sovranità
limitata, il nostro essere un protettorato.
Perché piuttosto che pensare al rimpatrio dei migranti, cosa
tra l’altro difficile da attuare,
bisognerebbe agire sull’Unione Europea, che incentiva l’arrivo di manodopera a
basso costo.
Aiutando gli stati
del sud del mondo, a conquistare la loro decolonizzazione , e a lottare
contro la feroce ricolonizzazione portata avanti dalla parte del mondo
sbagliata a cui apparteniamo. Questo
scontro epocale produce le migrazioni . Bisognerebbe pensare a quello che faceva Enrico Mattei. Prendere posizione
in questo conflitto farebbe bene anche a
noi italiani, per farci riscoprire il valore dell’ autonomia. Sarebbe per noi educativo. E di emancipazione anche dai servi
sciocchi di Bruxelles.
E come il giovane capo del governo senegalese, che vuole
rivedere le concessioni minerarie e di pesca, per mettere a disposizione del
suo popolo, dei suoi giovani, per non farli emigrare, risorse sottratte fino ad
ora dalle multinazionali occidentali.
La nostra Italia, potrebbe pensarsi come potenza regionale di pace attraverso la diplomazia, cosciente della posizione centrale
che occupa nel Mediterraneo , né più ne meno
quello che, tra difficoltà del mondo bipolare della guerra fredda ,
perseguivano i politici della prima repubblica. Enrico Mattei, Moro , Craxi,
Fanfani, dialogavano con tutti, e agivano nell’interesse nazionale.
Potenza regionale di pace che non segua la politica
guerrafondaia di Bruxelles, che non accetti lo slogan di più Europa, se vuol
dire riarmo, che sposti l’asse della EU, dal Baltico, e le sue follie, facendo
pesare di più la visione mediterranea, nel nostro interesse.
Una opposizione che se vuole essere di governo non si faccia
distrarre con discussioni che non portano a nulla, ma che abbia come obbiettivo
il ritorno della sovranità nazionale, che è democrazia parlamentare.
Un’Italia che chieda finalmente ragione dell’utilizzo delle
basi americane sul suo territorio , conscia dell’importanza che la sua
geografia gli dà, centrale nel mediterraneo .
Considerando poi che
in politica il vuoto non esiste , la Turchia ci ha sostituito in Libia e di fronte al
nostro Salento, c’è il tentativo in
Albania di creare un avamposto sionista nell’isola di Saseno, tra l’altro
pericolosamente vicino al gasdotto Tap ,contrastato
giustamente dal popolo albanese. Aree in
cui noi fino a poco tempo fa eravamo presenti, pacificamente, ma di cui ci siamo disinteressati, e rischiamo di
trovarci a poche miglia marine da Otranto una base israeliana mascherata da
resort. Cosa non buona.
Il programma di un possibile governo futuro dovrebbe
richiamare questi temi, non farsi distrarre da altro.
Dimenticavo il convitato di pietra, il tema assente colpevolmente dal dibattito politico
: la tassazione degli extra profitti delle banche e dei petrolieri, risorse
sottratte ai territori , che non
dovrebbero andare nelle tasche degli
investitori come dividendi ma dovrebbero tornare ai territori per finanziare
servizi, sanità, istruzione, wellfare, infrastrutture. Considerando che la
politica di riarmo produrrà solo
macelleria sociale, ecco gli spunti di
riflessione per costruire un’alternativa
politica di sistema e non la solita
alternanza tra simili di diverso colore , come è successo fino ad ora.
.
martedì 7 luglio 2026
lunedì 6 luglio 2026
domenica 5 luglio 2026
sabato 4 luglio 2026
venerdì 3 luglio 2026
giovedì 2 luglio 2026
Io ero la numero 5. Racconti delle donne palestinesi prigioniere nelle carceri israeliane (Momo Edizioni)
«Nessuno è in grado di trasmettere la paura e la forza umana al cuore dei carcerieri se non coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le condizioni della prigionia, dell’occupazione, del genocidio e hanno trovato il coraggio di raccontarle». Io ero la numero 5 è il racconto della violenza sistematica inflitta alle donne palestinesi nelle carceri israeliane. Corpi spogliati, numerati, umiliati; vite sospese tra torture, interrogatori e paura. Ma dentro l’orrore della detenzione emerge anche una resistenza irriducibile: quella di donne che scelgono di testimoniare, trasformando il dolore in memoria e accusa politica. Un libro necessario, che rompe il silenzio sul genocidio in Palestina e restituisce volto e voce a chi si è tentato di cancellare. CISS è un’organizzazione della società civile e una ONG di Palermo attiva nei sud del mondo dal 1985. Promuove interventi per la tutela dei diritti umani e lavora ogni giorno per innescare un cambiamento reale, durevole e umano. L’illustrazione in copertina è di Valeria Corsini
Jordan Bardella. Un trentenne all'Eliseo? di Daniel Peyronel (Castelvecchi)
Da Napoleone Bonaparte a Charles de Gaulle, da Emmanuel Macron a Jordan Bardella? A soli trent’anni il politico di origini italiane cresciuto nella periferia di Parigi è pronto a raccogliere l’eredità della dinastia Le Pen e a guidare il Rassemblement National verso una sfida fino a ieri impensabile: la conquista dell’Eliseo. Mentre il futuro politico di Marine Le Pen si fa sempre più incerto, un’alternativa si fa strada: il piano B. B come Bardella. Intrecciando biografia, strategia politica e trasformazioni sociali di una Francia smarrita, Daniel Peyronel racconta l’ascesa del giovane presidente del Rassemblement National: dagli esordi politici al vertice del partito, dalla consacrazione sui social al fidanzamento con Maria Carolina di Borbone. Come ha fatto Jordan Bardella a diventare il volto di una nuova generazione conservatrice e uno dei leader più popolari del Pays des Lumières? Che rapporto lo lega a Marine Le Pen? La sua giovane età sarà un limite o una forza? Riuscirà a federare le destre francesi sul modello di Giorgia Meloni? Di sicuro, un suo arrivo all’Eliseo sarebbe un terremoto politico non solo per la Francia, ma per l’intera Europa
Mafia. Una storia globale di Ryan Gingeras (Il Saggiatore)
In un presente in cui le organizzazioni criminali sono diventate più fluide, diffuse e ibride, spesso intrecciate con terrorismo e mercati finanziari legali, Mafia è un invito a riconoscerne la presenza secolare come una struttura plastica e resistente, capace di adattarsi a ogni contesto: una pece nera che da sempre penetra nelle crepe del potere, colmandone i vuoti fino a essere essa stessa a dettarne le scelte. Prefazione di Roberto Saviano.
mercoledì 1 luglio 2026
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In Europa può comparire su una maglietta, su un poster o in un elemento grafico ispirato al Giappone: un sole rosso da cui si irradiano lung...
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E cade la maschera di Harvard — Das Böse Büro




