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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

domenica 8 novembre 2026

Sulle sponde di Hormuz. Le monarchie del Golfo, dalle origini alla guerra di Virginia Pietromarchi (Piemme)

 



















«Ho guardato il medico con un punto interrogativo negli occhi: e adesso che facciamo? Lui ha continuato come se nulla fosse.» Così inizia il racconto di Virginia Pietromarchi - sulla poltrona di un dentista a Doha, mentre sopra la sua testa un missile iraniano viene intercettato in volo. È la primavera del 2026, e il peggior incubo delle monarchie del Golfo è diventato realtà. La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran arriva alle loro porte e frantuma la scommessa su cui hanno costruito la propria fortuna: restare al riparo dal caos della regione per continuare a prosperare. Conclusi sette anni come giornalista e inviata di Al Jazeera a Doha, Pietromarchi ci porta dentro le sei monarchie del Golfo e al cospetto del loro vicino più ingombrante, l'Iran, con cui tutte devono fare i conti. Tra interviste insolite e vita vissuta, il suo racconto va oltre le quinte del potere per restituire società complesse, troppo spesso ridotte a stereotipi: i giovani sauditi sospesi tra nuove libertà sociali e repressione; Dubai, spietata macchina multietnica, impaurita sotto la minaccia dei droni; il Kuwait, dove un'antica classe mercantile è scivolata nel silenzio; l'Oman, tra i nightclub di Muscat e i salotti della grande diplomazia; l'ambizione globale del Qatar e le fratture confessionali mai rimarginate del Bahrein. Intrecciando storia, geopolitica e reportage, Sulle sponde di Hormuz racconta il Golfo come non lo abbiamo mai visto: dall'interno, nel momento in cui la guerra mette alla prova tutto ciò che queste monarchie hanno costruito

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Il fattore disumano, il video editoriale di Lucio Caracciolo

 

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sabato 7 novembre 2026

L'affaire Tortora di Guido Vitiello (Gramma Feltrinelli)

 























«Tutto, ormai, era diventato caccia all’uomo. E il rito, ripetuto con ferocia sempre più distratta su innumerevoli altre vite, avrebbe scandito senza sosta, giorno dopo giorno, i battiti del cuore di una Repubblica postuma a sé stessa. Che era diventata lei pure, lo sapesse o meno, una carcassa imbottita di paglia.»

«Guido Vitiello in un libro non si limita a ripercorrere l'iter giudiziario, ma entra nella trama che fu costruita per rendere credibile la vicenda.» - Aldo Grasso, La Lettura


Il caso Tortora non è solo un errore giudiziario con un'appendice politica. È anche – non meno del caso Moro, che lo precede di pochi anni – un grande dramma allegorico in cui si specchia l'Italia in un momento cruciale della sua storia, e in cui si cominciano a intravedere i lineamenti della sua fisionomia attuale. In un racconto che si snoda come una catena serrata di note a margine e divagazioni, L'affaire Tortora ripercorre tutta la parabola del caso, dall'arresto nel giugno del 1983 alla morte del presentatore nel maggio del 1988, per metterne in luce gli aspetti giudiziari, politici, culturali, linguistici, sociali, antropologici. Lo fa interrogando con minuzia filologica documenti insoliti e per lo più trascurati: ritagli di giornale, carteggi, memoriali, fotografie, perfino le poesie dei camorristi pentiti. Al centro sta la figura tragica di Enzo Tortora: personaggio televisivo di enorme successo, sì, ma anche l'ultima, attardata sopravvivenza di un'idea d'Italia a lungo accarezzata e mai veramente realizzata. Il suo Portobello era un salotto gozzaniano di “buone cose di pessimo gusto” messe all'incanto, un magazzino di mitologie umbertine sul punto di essere sgomberato dal trionfo di quella televisione commerciale che Tortora più di ogni altro aveva contribuito a far nascere. Accusato di essere camorrista e spacciatore, questo coltissimo gentilhomme d'altri tempi sopravvisse tenendosi stretto al suo albero maestro: la letteratura. Sofocle, Manzoni e Joseph Roth lo aiutarono a trovare le parole per nominare l'assurdo che lo stava travolgendo. Ma L'affaire Tortora non è solo la tragedia di un uomo. Guido Vitiello mostra che il caso fu la primizia, il sacrificio di fondazione dell'Italia in cui viviamo: un paese in cui quello strano spettacolo feroce che chiamiamo pigramente “circo mediatico-giudiziario” è diventato il nostro fait social total per eccellenza, la goccia in cui si riflettono tutti i nostri mali

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giovedì 5 novembre 2026

50 anni di ’ndrangheta. Dentro l'organizzazione criminale più potente d'Italia di Nicola Gratteri, Antonio Nicaso (Fuoriscena)

 




















Una narrazione di grande respiro. Un vero e proprio libro di storia contemporanea, che ricorda le ambizioni di volumi come "Fratelli di sangue" e "La malapianta". A cinquant’anni da uno dei momenti cruciali della sua evoluzione, il racconto più ricco e completo sull’organizzazione criminale più potente d’Italia.


Tutto comincia con un bagno di sangue e centinaia di morti. Cinquant’anni fa, tra il 1975 e il 1976, la ’ndrangheta subisce un mutamento radicale. Da organizzazione rurale e territoriale diventa un sistema sempre più raffinato, in combutta con la massoneria, i servizi segreti deviati, l’estrema destra e la politica, disegnando una geografia criminale non solo locale ma nazionale e mondiale. La trasformazione non avviene sottotraccia, inizia con un conflitto armato violentissimo: è la prima guerra di ’ndrangheta, ripercorsa in queste pagine. Le nuove leve dell’organizzazione sgomitano per contare. I giovani non rispettano più i vecchi boss, vogliono guadagnare e vogliono comandare. Sono disposti a tutto: basta fare anticamera. In quel momento la Calabria sembra Caracas. Nulla sarà più come prima. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso attraversano questi ultimi cinquant’anni in presa diretta, facendoci entrare dentro una storia incredibile di sangue, violenza e potere. Fino a oggi, con l’organizzazione che ha infiltrato ovunque in Italia e nel mondo l’economia pulita. Diviso in cinque parti, il libro racconta gli anni Settanta (la fine di un’epoca), gli Ottanta (la seconda guerra di ’ndrangheta, la grande trasformazione), i Novanta (l’intuizione della cocaina), gli anni Zero (la ’ndrangheta che conquista il mondo, la strage di Duisburg del 2007 che lascia la Germania sgomenta), gli anni Dieci (i grandi processi nazionali e le grandi inchieste, la sfida tra tradizione e innovazione), per chiudere sul presente e sull’attualità: la globalizzazione del crimine, l’infiltrazione in tutti i settori dell’economia, al Nord come al Sud

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Guerra di logoramento

 

Caracciolo a Otto e Mezzo: Un voto contro Trump. Il conflitto di poteri e il ruolo delle Big Tech

 

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Silicon Reich. L'ascesa dei tecnomiliardari e la guerra alla democrazia di Gil Durán (Mondadori)

 



















«Oggi in America si sta formando un'oligarchia molto ricca, potente e influente, che minaccia la nostra democrazia, i nostri diritti fondamentali, la nostra libertà e l'equa possibilità per tutti di raggiungere i propri obiettivi.»


Così disse Joe Biden nel suo ultimo discorso da presidente il 15 gennaio 2025. Cinque giorni dopo, una fotografia ritraeva Donald Trump alla cerimonia per il suo secondo insediamento circondato dai CEO delle maggiori aziende tecnologiche, da Elon Musk a Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Sundar Pichai. In questo libro inchiesta, il giornalista Gil Durán esplora a fondo i rapporti - talora palesi, altre volte sapientemente occultati - tra i miliardari della Silicon Valley e la nuova amministrazione americana, risalendo alle radici di un piano che ha una lunga storia. Inizia tutto negli anni Novanta, quando nei blog di Palo Alto cominciano a circolare idee eversive, come quella che la democrazia sarebbe diventata obsoleta e una potente élite si sarebbe servita della tecnologia per governare. L'ascesa dei magnati delle Big Tech e la convergenza con il populismo autoritario ha poi trasformato queste idee in una dottrina di governo. Le prove sono sotto gli occhi di tutti: dalla creazione di agenzie speciali come il doge, affidata a Elon Musk per smantellare l'apparato federale, ai contratti miliardari stipulati con Palantir per la sorveglianza di massa, dal sistematico asservimento dell'informazione all'ascesa di figure cresciute grazie al venture capital come J.D. Vance. L'innovazione e l'efficienza sono solo dei pretesti, il vero obiettivo è indebolire le istituzioni, sostituendole con l'IA, e creare sistemi finanziari immuni da ogni controllo grazie alle criptovalute. Forse, però, non è ancora troppo tardi per mettere in moto gli anticorpi della democrazia. Per questo, il lavoro di Durán non è soltanto un'impeccabile inchiesta sul presente, ma un testo essenziale per chi vuole capire, e fermare, l'ultima frontiera dell'autoritarismo

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mercoledì 4 novembre 2026

L'impero e il diluvio. Perché gli americani riscoprono la storia. E attaccano noi di Dario Fabbri (Rizzoli)

 


















Fabbri ci aiuta a scavare nelle illusioni imperiali del passato e del presente, ci conduce in un'analisi serrata del futuro imminente e successivo. Cerca di indicarci un possibile riparo da un diluvio post-storico che non ci sarà.

«In piena crisi di identità, impegnati nella sfida con la Cina, gli Stati Uniti deridono lo stato catatonico in cui versano italiani e altri occidentali (su loro impulso). E ora pretendono il nostro sacrificio in contanti e soldati.»


Cosa succede tra le due sponde dell'Atlantico? Dove origina la freddezza - per usare un eufemismo - nei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa, tra la potenza egemone della contemporaneità e i suoi satelliti? Dario Fabbri in queste pagine dense e articolate descrive una dinamica precisa: improvvisamente la storia, che era finita, ha smesso di finire. E ad annunciare il ripristino delle ere sono stati proprio gli americani, ovvero coloro che appena trent'anni fa ne avevano annunciato l'estinzione. Nulla di inedito, sostiene Fabbri. Nel corso dei millenni tutti gli imperi - dagli achemenidi ai romani, dagli ottomani agli inglesi, dagli han ai francesi, ai sovietici - hanno decretato la fine della storia, il prossimo avvento del diluvio, per poi rinnegare tale profezia. Eppure, e qui risiede la profonda originalità del nostro tempo, mai era capitato che le province di quell'impero ci credessero quanto noi. Negli ultimi decenni gli europei occidentali, specie gli italiani, hanno pensato fosse tutto vero. Fino a invecchiare senza freni, fino a scambiare le ideologie per i sentimenti. E ora vivono come uno choc il ritorno della realtà. Ma perché gli Stati Uniti bucano le nostre illusioni? Perché umiliano interlocutori tanto innocui? Perché non hanno pietà di noi?

‼️A KIEV È SCOPERTO IL CARCERE DEGLI ORRORI - L’ENNESIMO ECLATTANTE CRIMINE DEL REGIME DI ZELENSKIJ

 

Sulle sponde di Hormuz. Le monarchie del Golfo, dalle origini alla guerra di Virginia Pietromarchi (Piemme)

  «Ho guardato il medico con un punto interrogativo negli occhi: e adesso che facciamo? Lui ha continuato come se nulla fosse.» Così inizia ...