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Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Potere vuol dire determinare i limiti del pensabile

Ipse dixit ...

Preso nel vortice degli affari e degli impegni ciascuno consuma la propria vita, sempre in ansia per quello che accadrà, e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani né lo teme. Seneca - Il Tempo

Dubitando ....

Dubitando ad veritatem pervenimus - Cicerone

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Festìna lente ("Affrettati lentamente") - Svetonio

Più che dare risposte sensate ...

«Più che dare risposte sensate, una mente scientifica formula domande sensate.» Claude Lévi-Strauss

giovedì 30 aprile 2026

Intanto gli Emirati escono dall’Opec ... Intervento di Leonardo Elia

Gli Emirati arabi Uniti , come anche le altre monarchie del golfo , messi  in crisi dalla guerra e blocco dello stretto di Hormuz.

Mancando della liquidità per l’impossibilità di esportare e per  l’insicurezza dovuta al conflitto in corso, hanno chiesto agli Stati Uniti dollari.

 In caso di risposta negativa  le transazioni per la vendita degli idrocarburi le avrebbero regolate in altre valute, cinesi in particolare e avrebbero liquidato assett, sempre in dollari , per procurarsi il denaro a loro necessario . E la Federal reserve ha subito risposto positivamente. Non poteva correre questi rischi.

Perché? La valuta di riferimento in questo settore economico è il dollaro, il petrodollaro, che ha sempre dato una quantità enorme di ricchezza a quei paesi, ricchezza  reinvestita  negli  Usa .

Se ci fosse stata la “fuga” dagli investimenti degli emiratini, beh ,per Wall Street ci sarebbe stato più di qualche problema.

Mettendo in crisi ,tutto il sistema finanziario internazionale, che regge da decenni l’egemonia americana.

Se a questo si aggiunge, la perdita di credibilità degli Usa in  questo conflitto, che hanno di fatto privilegiato  la difesa del loro alleato sionista e trascurato le monarchie del golfo, non bisogna dimenticare che sono dei giganti economici, ma dei nani militari e politici, ci si rende subito conto dell’accortezza della risposta iraniana all’aggressione, che con il blocco di Hormuz ha messo in crisi tutto un sistema economico, e  di concerto , devastando le basi americane nella regione, ha eliminato la presenza militare Usa che   le tutelava e rassicurava. Tutta l’area ha avuto una crisi da insicurezza, e  gli sceicchi , hanno ricordato a Washington la loro importanza.

E l’Europa?

L’impronta in politica internazionale di uno stato  si misura attraverso le capacità militari, la forza, la deterrenza  e ancor di più  attraverso la diplomazia,  che detta la direzione , che  è diretta emanazione della politica.

In Europa, la diplomazia , di cui siamo stati maestri fino a poco tempo fa, non esiste più,  allineati da un’Unione Europea, che  inizia a mostrare le sue  crepe, le sue contraddizioni, mossa da una logica di guerra, priva del consenso popolare ed espressione diretta delle  volontà di oltreoceano.

Mi riferisco all’alimentare la guerra in Ucraina, alle porte di casa , con l’ insensata russofobia dilagante,  privandosi, non nel nostro interesse , di quell’enorme ed essenziale per un’area manifatturiera  come è l’Europa, fonte di risorse come è la Russia. Per interesse non nostro.

L’impossibilità di svincolarci da volontà , ormai a noi estranee, che impediscono all’ Unione Europea, Germania e Italia si sono opposte, di sanzionare il regime criminale di Tel Aviv, che tra l’altro ha scatenato questa guerra insensata contro l’Iran.

Non prendendo una  posizione chiara, la Spagna lo ha iniziato a fare, nei confronti di chi sta trasformando il Mediterraneo, in una enorme e pericolosissima, per tutti noi, area di altissima instabilità.

Non pensando al tributo di sangue dato dalla gioventù ucraina, e russa , in una guerra mossa da interessi estranei a tutti noi europei, non pensando al genocidio a Gaza, Libano, al costo umano e politico dell’aggressione all’Iran.

Continuiamo a mettere sanzioni a tutti, che penalizzano  più il sanzionante che il sanzionato.

Queste guerre non sono le nostre guerre, e la diplomazia serve a questo , e la politica di riarmo di Bruxelles è nell’interesse dei soliti noti, al di qua e al di là dell’ Atlantico, non è nell’interesse dei popoli europei.

Il grande Otto Von Bismarck diceva che la politica è l’arte del possibile.

La diplomazia è figlia della politica. E la politica trova fondamento nella sovranità nazionale e si alimenta nell’interesse nazionale e nel sentire di un popolo.

E questo che manca ora in Europa, e forse in tutto quello che si autodefinisce occidente collettivo.

Che tristezza. Spero che le cose cambino e il più presto possibile.

Intanto gli Emirati escono dall’Opec, e Trump gode di questa scelta. Gli imperi hanno bisogno di alleati.

Senza alleati non valgono nulla, e le alleanze devono influenzare la politica dell’egemone, è bene che l’Europa, e l’Italia lo capisca.

 




Venezi, la Fenice annulla la collaborazione. Applausi, cori e brindisi di pubblico e maestranze

 

Gli USA e il controllo dei mari

 

ATTACCO AL MALI: la Guerra del Golfo si sposta in Africa?

 

mercoledì 29 aprile 2026

Ombre sulla Repubblica. Italia, 1945-1948: una guerra civile latente di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie)

 Un libro fondamentale per comprendere la storia del nostro Paese 1945-1948: anni cruciali per l’Italia repubblicana, anni controversi e pericolosi. Li ricostruisce qui con rigore e passione Aldo Giannuli, intrecciando storia politica, diritto costituzionale, dinamiche sociali, studio dell’intelligence e delle relazioni internazionali. L’indagine è spesso impietosa: ingerenze estere, i conti mai chiusi col fascismo, scontri politici e sociali feroci, accordi scandalosi, malavita e banditismo, una Chiesa ultraconservatrice, rivoluzioni impossibili e i servizi segreti deviati che precedono quelli «rettilinei» [...] Sono gli anni di una guerra civile latente, destinata a diventare guerra civile fredda. Sono gli anni in cui si forma il sistema di potere destinato a durare per tutta la storia della Prima Repubblica e oltre. Basandosi su una lunga esperienza di ricerca e su documenti inediti o mai approfonditi, provenienti anche da inchieste giudiziarie e commissioni parlamentari, Giannuli mette in discussione i miti fondativi della Repubblica, analizza le scelte dei protagonisti – dai partiti ai servizi, dalla Chiesa agli attori internazionali – e illumina le zone d’ombra spesso rimosse dalla storiografia ufficiale. Ne emerge un quadro complesso e drammatico, nel quale la stabilità democratica italiana nasce da un equilibrio fragile, frutto di compromessi, paure e conflitti irrisolti.  Ombre sulla Repubblica è un libro indispensabile per comprendere le radici profonde dell’Italia di oggi





Dormiva in auto con i suoi gattini, ora ha un alloggio: la ripartenza di Paolo

 

La resa dei conti. Dalla guerra civile alla violenza postbellica, il caso di Sant'Eufemia di Mimmo Franzinelli (Mondadori)

 Nel maggio del 1945, quando la guerra è ormai terminata e la libertà sembra finalmente conquistata, a Sant'Eufemia - una piccola borgata alla periferia di Brescia - un gruppo di ex partigiani uccide una quarantina di persone tra ufficiali della X Mas, funzionari della Repubblica sociale italiana e civili. Un episodio rimasto sinora sepolto negli archivi e nella memoria pubblica, che rappresenta tuttavia un caso emblematico dell'atmosfera di quel periodo storico e che oggi è qui ricostruito grazie a uno straordinario fondo documentario mai visto prima. Nel suo nuovo saggio, Mimmo Franzinelli parte da questa vicenda per ricostruire il clima umano e politico in cui maturarono le violenze che seguirono la Liberazione, spesso affrontate dalla storiografia in chiave scandalistica o moralistica, e isolate dalle circostanze che le hanno generate. Collocato nel suo contesto, l'eccidio di Sant'Eufemia permette invece di osservare da vicino le tensioni accumulate durante vent'anni di dittatura e due anni di guerra civile. La ricchezza della documentazione ritrovata consente di seguire decisioni, conflitti interni e il progressivo scivolamento verso una giustizia sommaria, sfuggito al controllo dei Comitati di liberazione nazionale. Attraverso materiali inediti, testimonianze e atti giudiziari, l'indagine di Franzinelli racconta i mesi della lotta e i giorni del furore, ripercorrendo l'occupazione tedesca, la nascita della Resistenza, la formazione delle bande ribelli, la violenza interpartigiana, la repressione nazifascista e le ambiguità del dopoguerra, nel tentativo di rispondere a un interrogativo: come può accadere che giovani protagonisti della lotta per la libertà si trasformino, a loro volta, in spietati giustizieri? Sant'Eufemia diventa dunque uno specchio della violenza che accompagna la fine di ogni guerra, quando l'odio accumulato negli anni riemerge proprio nel momento in cui le armi dovrebbero tacere. Senza semplificazioni né assoluzioni, Franzinelli restituisce così a quella stagione tutta la sua complessità storica





Contro gli imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale di Vittorio Emanuele Parsi (Bompiani)

 L'ordine internazionale liberale non esiste più. Viviamo in un mondo di lupi e di sciacalli. Adesso tocca a noi.


Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa che ci riguardava più sul piano etico che su quello concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto che le dittature fossero un monito sui libri di scuola o spettri confinati in mondi lontani. E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia ed è nuovamente dominato da logiche imperiali. Che Russia e Cina si muovessero in questa direzione era chiaro da tempo: la vera novità, dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di Trump, che hanno sconvolto dall'interno l'ordine liberale internazionale che per primi avevano contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto vivere la nostra durevole pace è anche perché c'erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro canadese lo ha detto con parole nette: quella in atto “non è una transizione, è una rottura”. Attingendo alla potente metafora del “modello di Schweller” queste pagine ci raccontano come la superpotenza americana abbia abbandonato il ruolo del leone che veglia sulla foresta per tornare a vestire quello di lupo affamato in un mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli agnelli che ancora credono nella democrazia? Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza a quale conseguenza andremo incontro se non sapremo reagire: la servitù. Questo libro non vuole essere un requiem per le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica cosa possiamo fare per difendere la libertà che abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio, onestà, e la capacità di perseguire una via difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli. Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza ma anche di capacità di cooperare per difendere lo spazio felice della nostra libertà






venerdì 24 aprile 2026

Strange Days ... Intervento di Leonardo Elia

L’attualità drammatica che stiamo vivendo, suggerisce degli spunti di riflessione importanti per i possibili programmi dei partiti che si propongono come alternativa a questo governo.

Lo scontro tra l’amministrazione Trump e il papa americano è una realtà.

Il blocco di Hormuz, ci  priva, a noi e all’Europa, di un’importantissima fonte di energia, e non solo, considerando   le sanzioni alla Russia, che hanno penalizzato più  il  sanzionatore che il sanzionato.

Con Descalzi, amministratore delegato dell’ Eni, che con il prezzo del barile di petrolio in salita, pensa ai ricavi degli azionisti! Enrico Mattei avrebbe ragionato, giustamente, in maniera differente.

Per poi diventare anche lui un putiniano di ferro, dicendo, cosa condivisibilissima, che bisogna riaprire alla Russia per cercare  di rispondere ad una   crisi dovuta a carenze nell’approvvigionamento di idrocarburi. Stesse conclusioni a cui è arrivato il pacatissimo Michele  Marsiglia di Feder Petroli.

Con il commissario Dombrovsis, che è contrario allo sforamento del patto di stabilità, confermando la lontananza da noi di una Unione Europea,  a trazione sempre più baltica e nord europea.

Che minaccia di negare i finanziamenti alla Biennale di Venezia, per la presenza ,finalmente, della Federazione russa. Con un ministro, quello della cultura, Giuli che si è già mobilitato su questo tema attaccando quell’insostituibile intellettuale, Buttafuoco, che presiede questa grande realtà  culturale, reo di aver accantonato  la russofobia imperante .

In più  svariate industrie italiane si è appreso da poco che collaborano con gli ucraini, nella produzione di droni militari. Noi  quindi sempre più belligeranti .

Forse i baltici e Bruxelles, si rifiutano di considerare, perché nessuno dei nostri governi lo ha fatto presente, con le buone o con le cattive che noi guardiamo al Mediterraneo,  che deve essere in pace, questo per l’interesse di tutti. E nostro in particolare. Tra l’altro tutto ciò valorizzerebbe la nostra importante  posizione geografica.

Non possiamo rimanere spettatori e subire decisioni prese altrove.

Il nuovo premier ungherese Magyar, interessato , e molto,  ai fondi europei ha detto che i rapporti con la Russia non si modificheranno, perché l’ Ungheria è lì e la geografia parla chiaro.

Le mosse della Meloni , come impedire l’utilizzo di Sigonella per la logistica americana nella guerra di aggressione all’Iran, Aviano invece è attiva, e il  rifiuto di un coinvolgimento diretto ,che gli è costato gli strali di Trump, come la sospensione del memorandum tra Italia e Israele su difesa e sicurezza, rinnovato per  decenni da tutti i governi precedenti, mi sembrano delle mosse più di facciata , e tardive, che altro.

È  un buttare la palla nel campo avversario, nel campo largo,  con la speranza concreta di far emergere le contraddizioni  che covano sotto la cenere, su collocazione internazionale, Asia occidentale, Russia , riarmo, e in genere rapporti con Bruxelles.

Enrico Mattei , politici della Prima Repubblica ,Fanfani, Moro sono riusciti a ritagliare , per il nostro paese , in un mondo bipolare, sfruttando la nostra predisposizione alla diplomazia,  uno spazio geopolitico importante, con l’obbiettivo di indipendenza  energetica  che significa anche  sovranità  nazionale. Inoltre si potrebbe pensare attraverso  la Cassa depositi e prestiti,  al  ritorno in possesso, pubblico , di giganti  per noi strategici come l’Eni .Pensare meno ai dividendi degli azionisti, di più all’interesse della nazione.

Il problema non è solo il governo attuale, sono anche le spaccature  della possibile alternativa,  e Giorgia lo ha capito.

I vincoli esterni,  e parlo di Unione Europea, Nato, il sistema di alleanze, che spesso ci hanno fatto deviare dal nostro interesse nazionale, tra l’altro non se la passano bene.

Forse è il momento che la politica si faccia carico di questi  temi.

E finirla finalmente con questa logica bellicista che opprime la nostra società da anni.





 

 

 

Pubblico è sociale. Uso e funzione della proprietà dello Stato: il caso dei beni immobili di Roma Capitale di Francesco Valerio Della Croce (Castelvecchi)

 Il dibattito sul ruolo della proprietà e dei beni pubblici si è concentrato soprattutto sull’equilibrio tra Stato e mercato, trascurando il nodo del rapporto tra patrimonio pubblico e uso sociale. All’espansione del privato nelle attività di interesse collettivo ha corrisposto un progressivo arretramento della proprietà pubblica, producendo una separazione artificiosa che contrasta con la Costituzione, la quale lega indissolubilmente proprietà e funzione sociale. La vicenda di Roma Capitale, segnata da uno sviluppo spesso privo di progresso, ne è un esempio emblematico. Oggi, i nuovi regolamenti comunali sulla gestione sociale degli immobili capitolini riaprono il confronto, dando spazio alla voce dei cittadini




Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all’Iran | Claudio Celani

 

Crosetto nega Sigonella ma da Aviano decollano 5 voli. Diretta con Gomez e Maurizi

 

FUORI dal SUICIDIO dell'EUROPA! - C.Galli, G.Guzzi, G.Imbriano

 

Tra un mese nessuna alternativa al gas russo | Michele Marsiglia (FederPetroli)

 

Iran: la guerra inevitabile - InsideOver

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Proprietà pubblica e funzione sociale | La Fionda

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