Il lavoro non ha la
pretesa di essere una storia generale della cultura giuridica e istituzionale
delle terre alto-adriatiche in età contemporanea, per la quale ci vorrebbero
ben altri spazi e modalità, ma, molto meno ambiziosamente, propone una carrellata
di episodi, istituti giuridici o trattati internazionali, che seguono un
determinato percorso di approfondimento che, negli anni, si è dipanato in mille
rivoli e che si è provato a ricomporre in un unico filo. Si è, infatti, tentato
di concentrarsi sui cosiddetti periodi di transizione, ossia quei determinati
momenti che sovente rappresentano vere e proprie opportunità di innovazione,
l’emersione di nuovi modelli o la commistione di schemi normativi alquanto
differenti tra loro. Si è così cercato di recuperare frammenti poco arati della
dimensione del confine, utili a completare le sfaccettature tipiche di realtà
contese, in cui nazionalismi e ideologie si sono sovrapposti e mescolati
tragicamente lasciando segni indelebili. Nel breve volgere di meno di un secolo
l’Alto Adriatico ha assistito a continui passaggi di sovranità: dall’Impero
Austro-Ungarico al Regno d’Italia, dal Territorio Libero di Trieste alla
Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, cui aggiungere l’impronta
ideologica fascista, prima, e comunista, poi. Processi che hanno lasciato segni
indelebili dal punto di vista istituzionale e giuridico, tra resistenze ed
innovazioni, permanenze e tentativi di riforme. Il volume intende ripercorrere
questa caleidoscopica esperienza, valorizzando quelle complessità che
necessariamente caratterizzano l’accavallarsi di sensibilità e presupposti
culturali differenti
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