Nova a Gallipoli - Intervento di Leonardo Elia

Sabato 16 maggio a Gallipoli, incontro con il format Nova, organizzato dal Movimento 5 stelle, tavoli tematici, divisi per argomento,  idee  per il programma, uno sguardo  alle politiche e al possibile campolargo.

  Dei presenti, credo quasi 250, molti i politicamente curiosi, tra cui il sottoscritto.

Molta confusione, dovuta credo ad una mancanza di organizzazione  di “partito” che il movimento non è riuscito a darsi, retaggio forse della struttura “orizzontale” delle origini. Senza una classe dirigente, che serve per organizzare il consenso della base e tradurlo in linea politica.

E il programma dà coesione , aggrega intorno ad idee forti.

È  questa la sfida .

Mi permetto di ricordare alcuni temi, a braccio, che potrebbero essere  spunti di riflessione, che per la loro importanza  e divisività , sia tra i partiti del campo largo, sia all’interno degli stessi partiti,  vanno trattati   con grande cautela. Ma vanno trattati.

Uno è  legge elettorale. Vabbè  siamo vicini alle politiche, manca solo un anno, ma di fronte alla irricevibile riforma proposta del governo, proporzionale, con premio di maggioranza enorme, e premierato , Conte che dice?

Che irricevibile  sia  non ci piove, ma se non si esprimono alternative, come fa il Pd, significa che va bene la oscena  legge elettorale  vigente, nella quale le liste le fanno le segreterie, in base alla fedeltà dei candidati, senza un voto di preferenza che dia rappresentanza  ai   territori.

Una legge elettorale quella attuale, che non rappresenta  i cittadini , fatta per far  governare, con che politica non si sa, e quindi porta inevitabilmente a  governi  che di fronte ai vincoli esterni che condizionano le nostre vite, EU e Nato, si comportano praticamente nella stessa maniera..

Un partito “nuovo”  deve cercare di recuperare alla politica  con la politica  chi diserta le urne.

Quindi il movimento   potrebbe esprimere il rifiuto dei cittadini, che sono tanti, nei confronti della russofobia dilagante, e della  cultura della guerra, fomentata dai soliti ,Unione Europea e  Nato, istituzioni che tra l’altro vivono una profonda crisi, stanno affogando nelle loro stesse contraddizioni.

Crisi di consenso di  molti governi europei, che appoggiando in maniera acritica l’Ucraina, ci stanno facendo rischiare  un disastroso conflitto con Mosca, rifiutando la diplomazia, arte di cui siamo stati maestri, fino a pochi decenni fa.

Governi che con l’appoggio incondizionato all’Ucraina e al suo presidente, un fantoccio corrotto, ci stanno coinvolgendo sempre di più in una guerra,  voluta non da noi, che sta insanguinando i nostri confini.

Aprire lo spazio aereo ai droni ucraini che attaccano il territorio metropolitano russo, permettere a nostre aziende di sviluppare e produrre sistemi d’arma utilizzati da Kiev, con un drone marino con 300 kg di esplosivo  spuntato a Lefkada, Ionio greco, poche miglia marine a est di Leuca, pericolosamente vicino alle rotte di traghetti e navi commerciali che collegano l’Adriatico con il Mediterraneo orientale, sono  tutti segnali di nostro coinvolgimento crescente.

Che dire del trattamento riservato agli attivisti della Global Sumud  flottilla, arrestati in acque internazionali con un vero e proprio atto di pirateria.

La brutalità a cui sono stati sottoposti , alcuni attivisti sono ancora ricoverati in ospedali turchi per le violenze subite in Israele, comunque non è lontanamente paragonabile alle sevizie inflitte alle centinaia di palestinesi detenuti senza processo.

E veniamo al punto.  La Flottilla, anzi le Flottillas, non sono ,se non in minima parte delle operazioni umanitarie, sono delle operazioni politiche, perché hanno fatto emergere la violenza che usa Israele contro gli oppositori, con annesso  ministro, Ben Gvir  ad incitare.

Il fatto che chi subiva la brutalità e la riprendeva , erano stranieri, ha imposto ai rispettivi governi un’ intervento formale ed energico, che non c’è mai stato per il genocidio a Gaza, e per tutto quello che Israele ha compiuto, e sta compiendo in Cis Giordania, Libano Iran etc.

Senza che nessuno, in Italia a partire dal presidente Mattarella , alzasse un dito contro le sanzioni  ad una nostra concittadina, Francesca Albanese, relatrice speciale per i territori occupati da Israele, per conto dell’ONU, che è stata  sanzionata e accusata di antisemitismo, solo perché diceva a ragione che lo stato ebraico è  colonialista e genocida.

Abbiamo bisogno di una forza politica che assuma impegni precisi su questi temi, smascherando l’ennesima ipocrisia connivente di Bruxelles, Von der Leyen e la sua cricca, che non volendo , non potendo, sanzionare il governo di  Tel Aviv, sanziona ,  lavandosi  la coscienza, scaricando la responsabilità su un esaltato, il ministro Ben Gvir, e pochi coloni violenti in Cis Giordania.

 Quindi operazione politica quella della Flottilla, che ha obbligato all’intervento i governi  nei confronti di uno stato che viene dipinto come l’unica democrazia del Medio Oriente, solo perché lì ci sono libere elezioni , ma una democrazia senza stato di diritto non è una democrazia.

E  il silenzio piddino su quello che sta succedendo a Cuba? L’isola strangolata dagli Usa, con sanzioni che equivalgono ad un lento genocidio? Con all’orizzonte una bella invasione, in salsa venezuelana?

Che dire poi degli extra profitti di banche e petrolieri, non tassati adeguatamente , fatti sulla pelle dei cittadini, cifre che si avvicinano alla finanziaria lacrime e sangue di quest’anno.

Profitti sottratti con la speculazione alle comunità, e che devono tornare alle comunità attraverso la tassazione. E tornare alle comunità vuol dire, politiche sanitarie, wellfare, infrastrutture, politiche del lavoro , non certo spendere in riarmo, acquistando, tra l’altro armi e gas, carissimo, americano.

Affrontare questi temi , con la doverosa cautela, vista la loro importanza e il loro peso, cambierebbe

sicuramente il livello della discussione politica nel nostro paese.

Questi sono niente altro che spunti di riflessione, importanti , perché in un momento di crisi sociale ed economica, come quello che stiamo vivendo, i partiti  devono interpretare le difficoltà, le inquietudini dei cittadini ed esprimerle in una linea di azione coerente, che scavalchi il conformismo , se non la piaggeria, imperante oggi in parlamento. La politica deve valorizzare i contenuti e se non lo si fa non cambierà nulla, e non si potrà dare una spallata ad un governo di incompetenti come quello attuale.

 

Movimento cinque stelle, se ci sei batti un colpo!





Storia del Dopolavoro ferroviario italiano. 1925-2025 di Michelangelo Borri (Il Mulino)

 Il Dopolavoro ferroviario nasce nel 1925, erede di una tradizione associativa radicata tra i lavoratori delle Ferrovie. Fulcro delle politiche assistenziali e ricreative del regime fascista, fu al contempo luogo di aggregazione e occasione di evasione dall'opprimente clima dittatoriale. Nel secondo dopoguerra, il DLF diventò il cuore pulsante della vita associativa dei ferrovieri: uno spazio di incontro, inclusione, crescita e civile convivenza. Un percorso che, attraverso riforme e profondi cambiamenti nella società, nel lavoro e nel modo di concepire il tempo libero, è proseguito fino ai giorni nostri, confermando l'istituzione come un pilastro dell'identità collettiva della categoria. Attraverso documenti d'archivio, riviste di settore e fotografie d'epoca, il libro ricostruisce la storia del Dopolavoro ferroviario dalle sue origini alle trasformazioni più recenti, gettando luce su un capitolo ancora poco esplorato, ma fondamentale, della storia del lavoro e del tempo libero in Italia




Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia di Stefano Cappellini (UTET)

 La politica può anche essere semplice: una sinistra (non necessariamente comunista), una destra (non necessariamente fascista), un centro (non sempre moderato). Da un po’ di tempo a questa parte, invece, si vedono cose strane: neofascisti e nostalgici del bolscevismo che combattono in Ucraina dalla stessa parte, quella di Putin; militanti storici di sinistra che propugnano politiche draconiane sull’immigrazione, magari denunciando presunti complotti ebraici; reduci delle lotte per il terzo mondo e contro la globalizzazione che si saldano alle derive più attuali del sovranismo di destra. Stefano Cappellini, vicedirettore del quotidiano “la Repubblica”, indaga da anni quella zona di confine e di convergenza tra estremi politici che dovrebbero, a rigor di logica, escludersi a vicenda, e invece finiscono in pratica per confondersi: il cosiddetto rossobrunismo. Prima di tutto, ci invita a scoprire la lunga storia di questo fenomeno, che affonda le radici nella Francia dell’Ottocento, trova un interprete di eccezione in Benito Mussolini, serpeggia lungo tutta la storia europea degli ultimi due secoli per arrivare oggi a una visibilità indiscutibile. Ma non si tratta solo di storia: dalle oscure trame dell’affaire Dreyfus ai nazi-maoisti che partecipano all’occupazione dell’Università La Sapienza di Roma nel 1968, dalla nuova estrema destra tedesca che viene direttamente dal comunismo della ddr fino alla situazione italiana attuale, densa di attraversamenti, ritorni di fiamma, confusioni e alleanze inedite, Cappellini ci guida nel ventre molle dell’estremismo contemporaneo. Rossobruni è una grande inchiesta, fatta di storie e personaggi spesso ai limiti del verosimile, che getta una luce necessaria su un fenomeno che, lungi dall’essere di nicchia, è oggi una delle strade più frequentate da parte di chi mira all’indebolimento della democrazia in Occidente.




Cibo e controllo sociale. La discriminazione di genere in ambito alimentare di Roberta Dameno (Ledizioni)

  Frutto di una ricerca triennale finanziata dall’Unione Europea attraverso il progetto ON Foods, l’opera affronta il diritto all’alimentazione come questione centrale di giustizia sociale, proponendo il cibo come strumento privilegiato per misurare i livelli di discriminazione presenti nelle società contemporanee e riconoscendo in esso un diritto umano fondamentale intrinsecamente legato alla dignità e all’identità culturale. L’analisi si articola attraverso un approccio sociologico del diritto che esamina come il cibo venga allocato secondo criteri di status economico, etnico, religioso, geografico e, in modo preminente, di genere. Il volume esplora molteplici dimensioni del controllo alimentare: dall’utilizzo del cibo come arma bellica alla sua funzione negli equilibri diplomatici internazionali, dalla perpetuazione delle discriminazioni etniche e religiose ai meccanismi di emancipazione socio-economica attraverso la filiera agroalimentare. Particolare attenzione viene rivolta alle discriminazioni intersezionali, evidenziando come fattori multipli di vulnerabilità si intreccino nel determinare l’insicurezza alimentare, specialmente per le donne migranti e le popolazioni marginalizzate. Questo studio rappresenta un contributo significativo alla comprensione critica dei sistemi alimentari globali, sfidando la narrazione dominante che attribuisce la fame alla crescita demografica. Mediante l’analisi del “paradosso dell’abbondanza” e delle nuove minacce derivanti dai cambiamenti climatici e dalla competizione tecnologica per le risorse naturali, viene fornita una prospettiva innovativa sulla sostenibilità alimentare e sulla necessità di decostruire i meccanismi discriminatori che regolano la distribuzione del cibo. La ricerca si rivela essenziale per operatori politici, studiosi di diritto e società civile, offrendo una base teorica e empirica per promuovere politiche pubbliche che garantiscano il diritto al cibo quale componente irrinunciabile della giustizia sociale e dell’uguaglianza di genere


sabato 23 maggio 2026

Siamo stati iscritti al PCI di Chicco Testa e Claudio Velardi (Liberilibri)

 Il PCI, il partito comunista italiano, è stato un soggetto politico che ha inciso in maniera decisiva nella storia italiana del secondo Novecento. In uno scambio di lettere vivace e privo di retorica, due ex dirigenti del PCI, divenuti poi figure di spicco della società italiana, Chicco Testa e Claudio Velardi, rivivono la loro militanza: dalle fumose sezioni degli anni Settanta fino alle stanze del potere dei governi di centrosinistra. Tra aneddoti personali e retroscena inediti su figure chiave come Berlinguer e D’Alema, il libro smonta i miti della “coerenza” e della “diversità” comunista, affrontando nodi cruciali come il caso Moro, la caduta del Muro e Tangentopoli arrivando fino ai giorni nostri e all’attuale leadership della sinistra. In questo carteggio fitto, disincantato e ironico che diviene un godibilissimo saggio storico in forma epistolare, Testa e Velardi ripercorrono cinquant’anni di storia della sinistra italiana e del nostro Paese. Non è certo il manifesto di due nostalgici, quanto piuttosto un possibile, salutare vaccino per quanti ancora (e non sono pochi…) si ostinano a camminare con la testa voltata all’indietro, dimenticando che la politica, come la vita, è incessante cambiamento, non adorazione delle ceneri. Prefazione di Guido Crosetto. Postfazione di Sergio Scalpelli.




Brescia glocal. Esperienze e scenari di trasformazione a cura di Vincenzo Cesareo (Vita e Pensiero)

 Il volume, realizzato con il sostegno dell’Ente Bresciano per l’Istruzione Superiore (EBIS) e frutto della collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Associazione Globus et Locus, presenta gli esiti di un percorso di ricerca e di riflessione interdisciplinare sul glocal in riferimento alla città di Brescia e al suo territorio attraverso l’analisi delle interviste condotte ad autorevoli rappresentanti di alcuni ambiti chiave della realtà bresciana (imprese industriali, ambiente, cultura e turismo) e attraverso l’apporto di studiosi ed esperti di diverse discipline. Dalla ricerca emerge l’utilità della prospettiva glocal, sia in termini di consapevolezza delle complesse connessioni tra locale e globale che caratterizzano l’attuale scenario socio-economico, ambientale e culturale, sia in termini di efficace strategia d’azione in grado di contribuire al miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva, attraverso un equilibrio virtuoso tra la dimensione comunitaria locale e la dimensione societaria globale





Il fattore umano. Il potere della cultura umanistica nell'era dell'algoritmo di Christian Madsbjerg (Giunti Psicologia.IO)

 Partendo dal lavoro svolto in prima persona con aziende di rilievo internazionale quali Ford, Lego e Chanel, l'autore in questo volume si schiera in modo provocatorio contro la tirannia dei big data e dello scientismo. Si tratta di un'appassionata difesa della formazione culturale di stampo artistico e umanistico, e al contempo di un piano d'azione che aiuta imprese e leader a utilizzare l'intelligenza umana nel risolvere problemi. Sfidando l'opinione comune, Madsbjerg dimostra che molte delle storie di successo dei nostri giorni non nascono dal pensiero "quantitativo" e dalla mera analisi dei dati numerici, ma da un confronto profondo con cultura, contesto e storia. Al tempo stesso pratico e filosofico, il libro è una potente risposta al conformismo aziendale e una risorsa indispensabile per leader e innovatori che vogliono distinguersi dalla massa e ottenere risultati eccellenti.




domenica 17 maggio 2026

La Costituzione non è di sinistra. Contro l'uso politico della carta di Antonio Polito (Silvio Berlusconi Editore)

 Scritta per metà in latino e per metà in russo, secondo la celebre definizione di Piero Calamandrei, la nostra Costituzione fu il risultato del compromesso tra le due grandi culture politiche dominanti nell'Assemblea Costituente, quella democratico-cristiana e quella social-comunista, ovvero l'espressione delle principali forze che dopo la Liberazione dal fascismo avviarono il nostro Paese sulla strada della democrazia. Nata dalla Resistenza e nel segno dell'incipiente Guerra fredda, la Carta fu dunque il punto d'incontro di visioni e valori diversi: alto e nobile in molti casi, ambiguo e generico in altri, soprattutto nella seconda parte. Perché allora, a ottant'anni di distanza, sembra impraticabile qualsiasi riforma del testo costituzionale? Perché ogni volta che si è tentato di ammodernarlo, di adeguarlo alle esigenze di un Paese ormai diverso - cosa per altro prevista e auspicata dagli stessi costituenti - si lancia l'allarme democratico? In questo saggio, Antonio Polito invita a riscoprire la nostra Carta portando alla luce quelle parti che vengono troppo spesso ignorate e nascoste nel dibattito pubblico, per ragioni di convenienza politica. Un'accurata e coraggiosa analisi che mostra come la nostra Costituzione sia stata progressivamente oggetto di un processo di appropriazione, in particolare da parte della sinistra, unica forza rimasta in piedi tra quelle che la scrissero, dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana e delle tradizioni azioniste e liberali. La Costituzione finisce così per essere citata selettivamente: una riga sì e l'altra no, un comma sì e uno no. Un travisamento che avviene soprattutto per i diritti, molto sbandierati, rispetto ai doveri, invece dimenticati. Attraverso un ampio excursus storico e attingendo agli atti della Costituente, l'autore torna alle origini del testo costituzionale, accompagnandoci in una riflessione attenta e attuale sulla nostra Carta fondamentale, restituendole la complessità che merita e spesso viene taciuta





La sciamana. Meloni, l'ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale di Massimo Giannini (Rizzoli)

 Con una scrittura lucida e incalzante, Giannini ripercorre le tappe del trump-melonismo e di una destra che governa dentro le istituzioni mentre ne erode il senso, che invoca l'ordine coltivando l'eccezione, che parla di libertà restringendo progressivamente lo spazio del dissenso. Una stagione che racconta la fragilità crescente delle democrazie contemporanee, quando il potere personale prende il posto delle regole. E pone una domanda decisiva: cosa resta della democrazia quando chi governa sostiene di essere l'unico a rappresentarla?


La Sciamana è Giorgia Meloni, colei che non rappresenta il popolo: lo evoca. Lo chiama a raccolta contro i nemici, lo trasforma in identità compatta, lo mobilita come fonte diretta di legittimazione. In questo libro Massimo Giannini mette al centro il rapporto politico, simbolico e culturale tra Meloni e Donald Trump, mostrando come non sia una semplice alleanza internazionale, ma il segno di una più profonda crisi della democrazia occidentale. Trump è il modello di potere che ha reso accettabile l'illiberalismo in nome del consenso: il capo come unica voce autentica del popolo, le istituzioni ridotte a ostacoli, i contropoteri delegittimati, la stampa e la magistratura trasformate in nemici. Dall'assalto a Capitol Hill alla guerra permanente contro le regole, il trumpismo ha deformato la democrazia e ha trovato in Giorgia Meloni una versione europea: meno eversiva nei toni, più abile nella forma, ma convergente nella sostanza. L'Italia diventa così un laboratorio politico in cui la "volontà popolare" viene usata per scavalcare le garanzie costituzionali





La tua solitudine è il nostro business. Come l'intelligenza artificiale sta trasformando le nostre relazioni di Serena Mazzini (Rizzoli)

 La tua solitudine è il nostro business è un'indagine culturale e politica che ci invita a porci una domanda fondamentale: a chi serve davvero questa tecnologia?

«Più imparavo a familiarizzare con queste tecnologie, più vedevo il pattern: fanno tutte parte dello stesso meccanismo. Un unico mercato dell'intimità umana con un principio semplice: più l'essere umano è fragile, più parla; più parla, più produce dati; più produce dati, più il sistema si perfeziona e diventa difficile da abbandonare.»


In pochissimo tempo l'intelligenza artificiale è passata dall'essere uno strumento di lavoro a una delle presenze più intime della nostra vita: le chiediamo consigli su una relazione, la usiamo per fare terapia, le raccontiamo cose che non diremmo a nessuno. Le grandi aziende tecnologiche non hanno fermato questa deriva. L'hanno progettata. Ma cosa succede quando confidarsi con una macchina diventa più facile che parlare con un essere umano? Dopo il successo del "Lato oscuro dei social network", Serena Mazzini torna a indagare sull'impatto sociale della tecnologia e ci spiega un fenomeno tanto diffuso quanto invisibile: la trasformazione della solitudine in un mercato globale. Intrecciando esperienza personale, dati e inchieste, svela come la nostra emotività sia diventata una risorsa economica. Dalle piattaforme di terapia che trasformano il disagio in abbonamento, ai fidanzati virtuali che bloccano l'intimità dietro un paywall; dai giocattoli per bambini che registrano ogni parola detta nella loro stanza, alla pornografia sintetica che ricrea il volto di persone reali senza il loro consenso; dai robot per anziani soli fino ai chatbot che resuscitano i morti, a seconda di quanto si è disposti a pagare. Mazzini si immerge nel mondo dell'IA applicata alle relazioni umane e ne emerge con una certezza: è un'industria che non risolve la solitudine, ma la rende sostenibile, scalabile e soprattutto redditizia






venerdì 15 maggio 2026

Amnesia - Intervento di Leonardo Elia

Il 9 maggio ricorre la fine di quel grande massacro che è stata la II guerra mondiale , con la resa a Berlino della Germania nazista.

La liberazione da un incubo.

 Chiamo questo intervento amnesia, perché dal nostro orizzonte storico, il ruolo e il peso, che ha avuto l’Unione Sovietica nella sconfitta dei nazisti, è sparito .

Con Macron che non invita la Federazione Russa agli 80 anni dello sbarco in Normandia, come è esclusa dalla commemorazione della liberazione di Auschwitz , da parte dei  sovietici il 27 gennaio del 1945.

Questa amnesia ,figlia di una posticcia cultura di guerra, della russofobia dilagante in Europa occidentale, non trova riscontro nelle opinioni pubbliche, se non in alcuni paesi , quelli che gravitano intorno al mar Baltico, e principalmente si basa su una colossale mistificazione storica.

Perché è un falso non riconoscere che l’Unione Sovietica ha sconfitto la Germania Nazista, e tutti i vari fascismi, compreso il nostro, che ne hanno appoggiato l’azione. Pagando , i russi, un enorme  tributo di sangue, tra civili e militari , si calcola 26 milioni di caduti, di morte e di distruzione.

Principalmente  tutti i vari nazismi collaborazionisti, principalmente dei paesi baltici e  dell’ Ucraina,  insuperabili nelle deportazioni e assassini di civili innocenti  , ora riesumati e ascoltati da Bruxelles e Washington.

Il 9 giugno dovrebbe essere festeggiato come un 25 aprile europeo.

La russofobia, generata da un timore di espansionismo russo  senza nessuna  base  storica e politica, nata dall’invasione dell’Ucraina, guerra provocata e voluta da inglesi e americani, è funzionale ad elites, economiche e politiche , che con la paura pretendono di  imporre scelte che dovrebbero basarsi  sul consenso dei cittadini ,che invece  hanno perso. Di fronte ad una crisi economica e sociale, generata da una guerra alle porte di casa, e aggravata da quello che succede nel golfo persico, pensano al riarmo e a guerre future, che notoriamente impoveriscono i tanti e arricchiscono i pochi, noti.

Con aziende europee, anche italiane, che sviluppano e producono sistemi d’arma insieme e per l’Ucraina. Siamo diventati co-belligeranti a tutti gli effetti contro la Russia dell’Operazione militare speciale.

Posizione impegnativa e pericolosa. Posizione impegnativa e pericolosa che non è gradita ai cittadini europei, vedi le manifestazioni dei giovani tedeschi contro la reintroduzione della leva obbligatoria.

Bisogna disarticolare la logica di guerra che opprime i popoli della EU, la opposizione sociale che utilizza denaro pubblico per le armi sottraendolo ai veri bisogni di noi cittadini. Una opposizione però che stenta a trovare una  espressione politica , parlamentare, almeno in Italia. Che una volta per tutte , mandi a casa Von der Leien, e i suoi sodali.

Ma forse in Europa si muove qualcosa




lunedì 11 maggio 2026

A patti con il nemico. Storia del mondo in 30 trattati di pace di Gastone Breccia (Marsilio)

 «Sì, c’è vita su questo pianeta e dappertutto odore di questa vita, tracce, orme e vestigia, c’è amore per questa vita e sollievo nel toccarla e vedere che ancora ce n’è. E non finisce mai di bastare.»


Nonostante siano trascorsi quasi duemila anni da quando Tacito immortalava così l’aggressiva politica di Roma, ancora oggi assistiamo a scene di devastazione degne del suo aforisma. D’altronde il conflitto caratterizza da sempre la vita delle comunità, e la storia umana non è altro che un susseguirsi di guerre intervallate da accordi più o meno duraturi. Se il primo trattato di pace che ci sia giunto, quello tra Ramses ii e il sovrano ittita Ḫattušili, professava il conseguimento di una «pace per l’eternità» – tanto che il suo testo campeggia nella sala dove si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’onu –, gli uomini non hanno mai smesso di incrociare le armi. Scrivere un saggio sulla pace significa allora scrivere la storia di un miraggio; confrontandosi con la realtà, significa ripercorrere la vicenda dei trattati che hanno interrotto, temporaneamente, lo stato di belligeranza tra i gruppi umani. Per orientarsi in questo vastissimo orizzonte, Gastone Breccia, uno dei massimi esperti italiani di storia militare, individua e analizza alcune tipologie specifiche nel modo di concludere i conflitti: dalla pace imposta con lo sguardo rivolto a nuove conquiste al cessate il fuoco in vista di un equilibrio politico e bellico duraturo; dagli accordi tra nemici irriducibili a paci strette per riparare ciò che è stato distrutto, fino alla «pace ibrida» che caratterizza la nostra era di disordine globale. Quale che sia la sua natura, la pace resta tra le più fragili invenzioni degli esseri umani: chi sarà in grado di costruire la prossima farebbe bene a tener conto dei fallimenti di tanti secoli di storia, senza per questo perdere fiducia nella possibilità di dare un ordine meno ingiusto al mondo di domani.





Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele di Omer Bartov (Laterza)

 Illuminante e urgente, Nell’abisso è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo.

«Genocidio, antisemitismo, memoria dell’Olocausto. Israele e Palestina in un libro che unisce al rigore storico l’impegno per un futuro di giustizia e di pace.» - Anna Foa

«Omer Bartov esplora la calamità più orribile e sconcertante del nostro tempo con una rara combinazione di sensibilità e impeccabile erudizione. Chiunque sia turbato e spaventato dall’attuale pantano morale e intellettuale dovrebbe leggerlo.» - Pankaj Mishra


Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato





Comunismo. Un'altra storia di Luciano Canfora (Feltrinelli)

 Questo saggio di Luciano Canfora ci rammemora che l'uguaglianza è una pulsione ineludibile che richiede una lotta costante, ormai su scala globale. Il comunismo, nato come sogno europeo di emancipazione, è oggi il nome politico dell'anti-imperialismo mondiale. La sua storia coincide con la crisi del dominio occidentale e non si è ancora conclusa.

«La libertà è un ideale intermittente, l'uguaglianza, invece, è una necessità che si ripresenta continuamente. E oggi il suo scenario è l'intero pianeta.»


Questa non è una semplice storia del comunismo. Di un movimento così stratificato, migliaia di pagine hanno già ricostruito le trasformazioni, ma poche sono riuscite a sciogliere un nodo fondamentale: perché i partiti politici sorti nel solco dell'Internazionale Comunista hanno perso la loro carica iniziale? Per rispondere a questa domanda, Luciano Canfora analizza il fermento intellettuale, sociale e politico che ha reso possibili “le due nascite” del comunismo: quella del 1848 con Marx e quella del 1917 con Lenin. La storia che viene a configurarsi è costellata di divaricazioni e lacerazioni, scontri ideologici tra pensatori che hanno cercato di dar conto dell'aspra realtà che li circondava. Ma è anche la storia di due filoni opposti, quello eurocentrico espresso dal “primo comunismo” e quello internazionalista della Russia sovietica, che già riconosceva l'importanza di una vasta opposizione al suprematismo occidentale. Il passaggio dall'uno all'altro delinea una traiettoria, dove lo scontro tra dominatori e dominati si estende dal singolo Stato a interi continenti e dove il comunismo si configura non tanto come movimento compiuto, ma come ricerca perseverante di un'effettiva attuazione del principio democratico




sabato 2 maggio 2026

Che cosa sono le BR. Le radici, la nascita, la storia, le coperture internazionali. La testimonianza del fondatore delle Brigate Rosse di Giovanni Fasanella, Alberto Franceschini (Fuoriscena)

 Le Brigate rosse non sono nate dal nulla. Hanno preso vita nelle fabbriche, nelle università e nelle sezioni di un Pci che molti giovani, tra gli anni Sessanta e Settanta, sentivano ormai troppo distante dal sogno rivoluzionario. Alberto Franceschini è stato il cuore pulsante di quella genesi: insieme a Renato Curcio e a Mara Cagol, ha creato l’organizzazione che ha segnato la storia politica italiana del secondo Novecento. Incalzato da Giovanni Fasanella, l’ex brigatista emiliano ripercorre in questo libro-intervista l’itinerario della lotta armata, descrivendo senza reticenze il clima di quegli anni e i profili di chi scelse di alzare il livello dello scontro politico e sociale. A un anno dalla scomparsa di Franceschini, questa edizione si arricchisce di un lungo saggio introduttivo in cui Fasanella ricostruisce il contesto di quella fase drammatica, a partire dalla sua personale esperienza politica e professionale. E di un’ampia postfazione curata insieme al ricercatore e saggista Mario José Cereghino, dedicata allo scenario internazionale in cui le Br si trovarono a operare. È qui che emerge la figura di Corrado Simioni, che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa indicò come il «cervello politico» dietro l’ala militarista dell’organizzazione. Analizzando documenti provenienti da archivi italiani ed esteri, il volume accende i riflettori su una partita geopolitica che va dai piani segreti britannici contro Aldo Moro ai vertici tra i Servizi d’intelligence di Washington e Bonn per decidere le sorti della nostra democrazia. Fino ai misteri dell’istituto parigino Hyperion, la scuola di lingue dietro cui si celava una rete logistica d’eccellenza protetta da entità straniere





L'Egitto di al-Sisi. Dalle proteste di piazza Tahrir alla repressione politica di Giuseppe Acconcia (Bordeaux)

 Dalle giornate incandescenti di piazza Tahrir al consolidamento del potere militare di Abdel Fattah al-Sisi, questo libro ricostruisce una delle stagioni politiche più decisive e controverse dell’Egitto contemporaneo. Attraverso un’analisi storica, politica e sociale, l’autore indaga le radici profonde delle rivolte del 2011, superando le letture che le hanno ridotte a un evento improvviso e circoscritto, per inserirle invece in un lungo ciclo di mobilitazioni dal basso contro autoritarismo, disuguaglianze e repressione. Il volume mette al centro i movimenti sociali, i comitati popolari, i sindacati indipendenti e gli attori spesso marginalizzati dal racconto dominante, mostrando come l’incontro – e lo scontro – tra attivismo di strada, islamismo politico ed élite militari abbia progressivamente disattivato il potenziale rivoluzionario della piazza. La transizione mancata viene così letta come il risultato di strategie di controllo, frammentazione e repressione, culminate nel golpe del 2013 e nell’instaurazione di un regime militare. Basato su un’ampia ricerca sul campo e su numerose interviste a protagonisti delle rivolte, il libro adotta il punto di vista di una sociologia politica critica, attenta alle dinamiche della mobilitazione e della smobilitazione del dissenso. Ne emerge una domanda cruciale, che attraversa l’intero testo: che cosa resta oggi del sogno di piazza Tahrir e quali condizioni potrebbero riaprire lo spazio per una nuova domanda di giustizia sociale in Egitto?





Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica di Carlo Bonini, Franco Gabrielli (Feltrinelli)

 Rimettere la sicurezza al centro della democrazia vuol dire sottrarla alla propaganda e restituirla alla responsabilità pubblica.

«La sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli.»


La sicurezza è diventata il terreno su cui questa destra ha costruito egemonia politica. Un campo simbolico e materiale abbandonato troppo a lungo dalle forze progressiste, consegnato a una narrazione semplificata, muscolare, fondata sulla paura e sulla costruzione del nemico. Ma è davvero inevitabile che sicurezza significhi repressione, esclusione, riduzione dei diritti? Carlo Bonini e Franco Gabrielli partono da qui: dalla necessità di strappare la sicurezza al monopolio culturale della destra. Perché una sicurezza democratica non solo esiste, ma è l'unica in grado di tenere insieme libertà e protezione, diritti e ordine, coesione sociale e legalità. Una sicurezza che non nega la complessità, non alimenta il rancore, non trasforma la paura in consenso. Attraversando i nodi più controversi del presente – migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza, cybersicurezza –, questo libro smonta il paradigma securitario dominante e ne mostra le contraddizioni: una macchina politica che promette sicurezza ma produce insicurezza, che moltiplica le norme senza risolvere i problemi, che divide la società mentre pretende di difenderla. Contro la paura è insieme un'analisi e un manifesto. Un atto d'accusa verso le politiche delle destre di governo, ma anche verso le ambiguità di un campo progressista che ha rinunciato a elaborare una propria idea di sicurezza. Qui prende forma un'alternativa: una sicurezza democratica e relazionale, fondata sulla responsabilità pubblica, sulla trasparenza, sulla prevenzione e sulla capacità di tenere insieme le persone invece di contrapporle. Perché la vera sfida non è scegliere tra sicurezza e libertà. È costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa